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Livorno, la terza vita amaranto di Renzo Melani «Qui per amore e per dare buoni consigli»

di Alessandro Lazzerini
Livorno, la terza vita amaranto di Renzo Melani «Qui per amore e per dare buoni consigli»

Due volte allenatore portò la squadra in C1. Il direttore generale Vittorio Mosseri: «Per noi la Serie D è come un paio di scarpe strette»

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LIVORNO. Non solo la parte tecnica, ma anche e soprattutto la costruzione della struttura societaria dopo le tante partenze delle ultime settimane. Sotto questo punto di vista il presidente Joel Esciua ha ufficializzato la figura di Vittorio Mosseri come direttore generale, una notizia lanciata in anteprima dal Tirreno. Insieme al presidente della comunità ebraica livornese, al tavolo della sala stampa dell’Armando Picchi, al fianco di Esciua, c’era anche Renzo Melani, storico allenatore del Livorno nell’83/’84 e poi tornato nel 90/91, che vivrà il terzo capitolo in salsa labronica come consulente tecnico della società. «Ho deciso di prendere come direttore generale un uomo che conosco da tre anni e mezzo - ha esordito il patron -. È la prima persona che ho incontrato in questa città, come fosse un segno del destino. Si tratta di un uomo di grande esperienza e con tanti successi in campo lavorativo a livello nazionale e internazionale. Ha capacità di leadership innate e una capacità motivazionale che sarà fondamentale. Non è un uomo di calcio? Secondo me è un vantaggio. Oggi tutte le big del calcio europeo, penso al Manchester City, ma anche squadre come Ajax e Fulham hanno in quel ruolo gente che non proviene dal calcio». Spazio quindi alle parole di Vittorio Mosseri, visibilmente emozionato.

«L’emozione che ho in questo momento è evidente. Spero di non deludere le aspettative del presidente e le mie, entrambe sono molto alte. Ho conosciuto i vari collaboratori della società e sono tutte persone di grande spessore e il mio compito di farli lavorare in sintonia so che non sarà difficile. Non voglio avere un ruolo in prima fila, ma dare il mio contributo per riportare il Livorno dove merita». L’ambizione in casa amaranto è una costante. «La Serie D è come un paio di scarpe che ti stanno strette e non vedi l’ora di toglierle. Daremo il massimo per riportare l’amaranto dove merita. Io sono innamorato del Livorno da quando ero bambino e ringrazio il presidente per avermi permesso di coronare un sogno. Ogni livornese oggi vorrebbe essere al mio posto e questo per me è un onore».

Figura importante nell’assetto societario anche quella di Renzo Melani, uomo che nel mondo del calcio vanta un’esperienza come pochi. «Con il presidente ci siamo incontrati casualmente, ma ci siamo trovati subito sulla stessa lunghezza d’onda e abbiamo deciso di collaborare. Avevo detto che col calcio avrei smesso e infatti poco tempo fa ho detto di no all’Alessandria. Al Livorno però non ce l’ho fatta, è impossibile non dire di sì a questa piazza. In più ci sono due uomini come Favarin che ho avuto come giocatore e Pinzani che per me è un allievo». Oltre all’esperienza, Melani può regalare alla nuova società una conoscenza della piazza in ogni dettaglio. «Nell’’83-’84 eravamo primi in classifica, imbattuti dopo 17 giornate e nel mercato invernale arrivarono due giocatori dalla categoria superiore dal Padova. Ricordo però che al tempo i tifosi del Livorno non erano contenti perché non vedevano i "nomi". Questo è un piccolo aneddoto per far capire quanto sia esigente questa città e questa gente. A chi è scettico dico che presto cambierà idea. Noi ce la metteremo tutta e so che alla fine i tifosi saranno soddisfatti. Fin qui la società ha operato molto bene, con la consapevolezza che c’è ancora da fare sul mercato. Il mio ruolo? Quando ci sarà bisogno di un consiglio sarò qui».

Chiusura del presidente Esciua tra mercato e programmazione anche della parte commerciale. «Nessuno dovrà venire a Livorno per prendere la pensione. Vogliamo gente affamata e con la giusta mentalità per il nostro progetto. Siamo orgogliosi di quanto abbiamo fatto fin qui e non appena il prodotto sarà pronto, questione di una decina di giorni, andremo anche a caccia di sponsor. I rapporti con la città e le aziende li curerà il presidente onorario Fernandez, insieme ad alcuni collaboratori. L’obiettivo è riportare più gente possibile allo stadio, perché solo tutti insieme, tutta la città unita, si può vincere».

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