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Amici fuori dal basket e rivali in panchina. I tre coach livornesi di serie C e i segreti della nuova stagione: «Ecco le favorite»
L’incontro tra Marco Mori, Marco Pistolesi e Carlo Parcesepe: rispettivamente alla guida dell’Us Livorno, Fides e Juve Pontedera
La nuova serie C unica parlerà livornese, almeno in uno dei due gironi della toscana. Due le squadre (tre se ci sarà anche il Don Bosco) e tre gli allenatori che a ottobre si sfideranno in questo inedito campionato che radunerà, in due gironi da 12 squadre ciascuno, tutte quelle che dalla ex Gold non sono riuscite a salire in serie B e il meglio della ex Silver.
Marco Mori alla guida della Us Livorno, Marco Pistolesi sulla panchina dell’emergente Fides e Carlo Parcesepe chiamato dalla nobile decaduta Pontedera. Tre amici (Mori e Parcesepe sono anche colleghi di lavoro), due vecchie volpi della panchina, tre livornesi veraci dai quali non è difficile attendersi, quando si incontreranno, un pizzico di pepe in più alle partite. Sono loro che ci aiutano a fare le carte a questo campionato che promette interesse, equilibrio, tanti derby e due promozioni in serie B. Parcesepe, cominciamo proprio con lei. Dopo gli anni magici del Meloria e tolta la breve parentesi di Stagno, Donoratico, Chiesina Uzzanese e ora Pontedera. Nemo propheta in patria, verrebbe da dire: «La concorrenza è spietata (sorride indicando gli altri due, ndr) e poi sarei un presuntuoso se volessi mettermi alla pari con loro che allenano da più tempo di me e che hanno vinto tanto. E poi a Livorno le squadre senior non è che siano tantissime. Ma da una parte fa piacere anche essere chiamati da fuori, io per primo sono rimasto sorpreso da quanta gente mi conoscesse fuori città».
Mori e Pistolesi, sarà un campionato più vicino a una vecchia Gold o a una Silver? «Dipenderà dalla composizione dei gironi – rispondono all’unisono – le due senesi (Costone e Mens Sana, ndr) sono due squadre di Gold fatte e finite, ma lo saranno anche Agliana, Altopascio, forse Valdisieve. Lucca è stata ripescata e per noi non sarà una cattiva notizia».
Pistolesi, da come si sta muovendo sul mercato sembra che il Fides voglia proporsi in tempi medi, come una sorta di terzo polo del basket livornese, alternativo a Libertas e PL, un po’come era il Gira a Bologna negli anni’70. È così? «Non credo che sia questo il primo obiettivo. Certamente c’è l’intenzione di fare le cose nel miglior modo possibile, professionale anche se non professionistico». Sì, ma intanto il mercato è stato quasi esplosivo. Avete preso due coppie di fratelli (Orsini e Creati) abituati alla Gold se non alla B, avete annunciato Luca Benini, si dice che abbiate un discorso aperto con Vignali. In più ci sono Ismael Cianp, capitan Massoli e Bellavista.
«L’organico sarà sicuramente da prime piazze, non posso nascondermi. Ma sappiamo tutti che tra roster e classifica c’è di mezzo il campo. Vedremo. Intanto il primo obiettivo sarà quello di entrare fra le prime cinque, quelle che disputeranno i play-off per andare in serie B.
Mori, e voi? «L’Us Livorno ha sempre disputato campionati senior, ma da quando sono nati i “Leoni Amaranto” il core business della società si è spostato sul settore giovanile che negli ultimi anni ha dato grandi soddisfazioni, sia quantitative che qualitative. E quest’anno ci aspettiamo molto dal gruppo 2006, i cui migliori elementi verranno inseriti in prima squadra».
Insieme a chi? «Sono rimasti Bernardini, Pantosti, Del Monte, ovviamente Iardella. In arrivo ci sono Lorenzo Fantoni, Dell’Agnello, Stefano Mori e abbiamo chiesto a Bertolini di ricominciare a giocare. È fermo da tempo ma fisicamente è pronto e in questa categoria credo che abbia ancora molto da dire». Obiettivi? «Anche noi proveremo a entrare fra le prime cinque, ma il principale sarà quello di lanciare i ragazzi provenienti dai Leoni Amaranto, Baggiani, Simonetti, Tedeschi, Perondi. Dovrà essere la dimostrazione che nella nostra società, partendo dal minibasket, ci potrà essere uno sbocco in un campionato importante come quello che ci accingiamo a affrontare».
Parcesepe, e voi? Lei ha scritto sul social che il giorno della presentazione era emozionato più di quello degli esami di maturità.
«Sì, perché mi rendevo conto di essere l’allenatore di una società gloriosa, che ha vinto tanto, specie a livello giovanile. Ho visto un ambiente carico di entusiasmo, caldo, partecipe. La Ju.Ve. non è più e per ora non può essere quella che anni fa faceva la B1, ma a me è stato chiesto di ricostruire un ambiente prima di tutto sotto il profilo della partecipazione, della credibilità, della crescita e credo che ci siano tutte le basi per poterlo fare. Il nostro roster (fratelli Doveri, Redini, Buba e un discorso aperto con Alberto e Andrea Lazzeri) non potrà essere competitivo ai livelli di loro due (indica i colleghi, ndr) ma il primo obiettivo stagionale sarà di batterli. Poi a cena tutti insieme, ovviamente».
Il derby fra Libertas e Pielle ha portato 8.000 spettatori al Modigliani Forum. Una cosa del genere rischia di schiacciarvi o è un bene anche per voi? «Quando il movimento cresce – risponde Pistolesi – non può che essere positivo per tutti».
«I numeri del nostro settore giovanile – dice Marco Mori – anche se erano importanti già da prima, dicono che a cascata da cose del genere beneficiano tutti».
«Non mi riguarda direttamente – chiude Parcesepe – ora che sono a Pontedera, ma la penso come loro».
C’è già stato fra voi, dopo tanti anni di panchine, qualche precedente, qualche sfida particolare, prima di riviverli da ottobre in poi? «Fra me e Marco no – risponde Pistolesi – ce n’è uno con Carlo». Raccontate: «Mi avevano chiamato, a metà stagione, a allenare la Labronica che era in cattive acque. Ci risollevammo un po’e a fine stagione se avessimo vinto due partite in fila contro PL e Meloria avremmo agganciato la zona play-off. Dalla PL perdemmo dopo una partita punto a punto. Contro il Meloria fu una tragedia. Vinsero loro di 39 (Pistolesi e Parcesepe sono uno libertassino e l’altro piellino, ndr) . Ma quest’anno gliela rendo».
Possiamo chiudere chiedendo a ciascuno di voi la partita che ricordate più e meno volentieri fra tutte quelle giocate da allenatori?
«I miei ricordi – dice Pistolesi – sono entrambi legati alle mie esperienze nel femminile, alla faccia di chi dice che il basket rosa trasmette meno emozioni. La vittoria più bella è del campionato 2018/2019, successo a Torino decisivo per la promozione in A. La partita che mi ha dato più dispiacere è un ricordo recente, una ferita ancora aperta. Un mese fa, la sconfitta a Roma con il Jolly dopo la bella vittoria in gara1»
«Serie C a Piombino – continua Mori – partita spareggio per andare in B. Dovevamo vincere di 13 a Certaldo, concorrente diretta e lo facemmo di 18» E il ricordo triste? «Sto cercando di dimenticarlo».
Parcesepe, tocca a lei. «Entrambi legati agli anni al Meloria. Il top la vittoria a Massa e Cozzile, campo difficilissimo, ultima di regular season che ci spianò la strada verso la promozione in C. Giocammo la partita perfetta. Il ricordo triste è di un anno dopo. Avevamo rinunciato a fare la C che ci eravamo conquistati sul campo ma stavamo per vincere di nuovo il campionato, sarebbe stata una grande soddisfazione. A Carrara avanti di 7 nel finale, non bastarono. Ma il peggio è che Lorenzo Falco, uno dei giocatori che più ho apprezzato sia dal punto di vista umano che tecnico fra tutti quelli che ho allenato, a una manciata di minuti dalla fine si ruppe per la seconda volta il crociato e lì chiuse la carriera».
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