Gioco
«Soli e senza sponsor, addio Serie A». Il finale peggiore per la favola calcistica de La 10
Stop all’attività femminile di calcio a cinque: niente iscrizioni e giocatrici tutte svincolate. L’attacco del presidente Ghiselli: «In tanti alla fine si sono tirati indietro»
LIVORNO. «Una bella favola a cui manca l’ultima pagina». L’amarezza e la tenerezza per descrivere la parabola di un sogno che si spezza appena divenuto realtà. Sono parole di Dario Ghiselli, presidente de La 10 Livorno, dopo la decisione di non iscrivere alla serie A di calcio a 5 femminile la squadra che neanche due mesi fa ha conquistato la promozione, dopo aver vinto il proprio girone in A2 e poi battuto la Woman Napoli nello spareggio per il salto di categoria.
Salto nell’Olimpo del calcio a 5, dove Livorno mai era arrivata e, purtroppo, dove non farà parte. «Ci mancano le risorse economiche – spiega Ghiselli - per sostenere tutti i costi della serie A, che sono ben più elevati rispetto all’A2. Speravamo nell’arrivo di nuovi soggetti pronti a finanziare la nostra avventura, ma così non è stato. A conti fatti, avremmo giusto i soldi per iscriverci e fare poco più: piuttosto che rischiare di ritirarci in corso, meglio rinunciare in partenza».
Giovedì 13 luglio scadevano i termini per l’iscrizione, ma la società giallonera ha alzato bandiera bianca. «Nella prossima stagione – continua il presidente -, non faremo attività a livello femminile, quindi ci dedicheremo solo alla serie C1 maschile, peraltro cambiando i quadri tecnici e rinnovando l’organico. Tutte le giocatrici sono svincolate e libere di trovare un’altra sistemazione. Poi dalla stagione 2024/25 speriamo di ripartire anche con una Scuola futsal maschile e femminile».
L’epopea di una squadra capace in due anni di centrare due promozioni e salire così dalla C alla serie A resta qualcosa di unico per la storia del calcio a 5 labronico, che nella stagione appena conclusa ha visto all’opera giocatrici forti livornesi con talenti brasiliani, su tutti la due volte campione del mondo Jessiquinha, ma anche Shaì Camargo, Deise Ramos e Amanda Dal Pizzol. C’era un’ottima base su cui poter lavorare in vista della serie A, invece tutto è andato all’aria.
«Fare la serie A – afferma Dario Ghiselli – avrebbe significato fare trasferte più lunghe e dispendiose, allenarci di più e sostenere più costi per l’iscrizione e le altre coperture. Abbiamo cercato sponsor sia a Livorno che fuori, ma non c’è stato niente da fare. C’è chi si è tirato indietro, che neanche ci ha degnato di una risposta. Si parla tanto di inclusione e di valorizzare lo sport femminile, ma poi si fa poco in concreto. Noi saremmo stati disposti anche a cedere la società a zero pur di mantenere il titolo e assicurare continuità alle ragazze, anche per la città che non ha mai avuto una vetrina del genere. Ma forse Livorno non era pronta a questo salto. Noi, in verità, ci sentiamo discriminati rispetto ad altri sport che assorbono molte più risorse e godono di maggiore visibilità. Le donne, peraltro, sono poco considerate in questo sport, ma c’è tanto da imparare da loro, sia sul piano tecnico che sul piano umano. Per me è stato un arricchimento grande vivere questa esperienza: ringrazio tutte le giocatrici, così come il mister Paolo Vannini e i dirigenti. A tutti auguro le migliori fortune per il futuro. Dico grazie anche a Toto Barbato e Mimmo Rosa per essersi presi a cuore la squadra e averci aiutato anche sul piano morale e della visibilità».
A fine maggio, la squadra è stata anche ricevuta in Comune, dove il sindaco Salvetti ha consegnato al gruppo una pergamena per lo straordinario risultato raggiunto. «Un gesto che ci ha fatto piacere e ci ha dato visibilità – commenta Ghiselli -. Però non c’è stato l’interesse di provare a venire incontro alle nostre esigenze. Non abbiamo chiesto aiuti all’amministrazione, ma era lampante che ce ne fosse bisogno. Fuori dalle istituzioni, poi, nessuno si è fatto avanti, eppure la nostra storia ha fatto il giro d’Italia. A Livorno, solo uno sponsor che era già presente la scorsa stagione ci ha confermato il suo impegno. In totale, rispetto alla stima dei costi per l’intera stagione, siamo arrivati a coprirne poco più di un terzo. Se abbiamo sbagliato qualcosa? Forse avremmo potuto cercare prima un procacciatore di sponsor, invece di cercarli noi direttamente. Ma non ci aspettavamo un vuoto del genere intorno a noi. Sarebbe stato bello anche trovare sinergie con altre società. La città poteva sfruttare un’occasione irripetibile. Invece l’epilogo è amaro, ma tutto l bello che c’è stato prima resta». l
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