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La beneficenza fa canestro: Arianna e il basket solidale

di Andrea Masini
La beneficenza fa canestro: Arianna e il basket solidale

La presidente di Famiglia Coraggio tra Palio e Mis Match 2023: «Ho trasformato una passione in un modo per aiutare gli altri»

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LIVORNO. Basket e beneficienza: ricetta apparentemente semplice, ma tutt’altro che scontata.

Passione e sensibilità che hanno permesso ad Arianna Paoletti - presidente dell'associazione Famiglia Coraggio - di abbinare la palla a spicchi al mondo del volontariato: «Fare beneficenza significa dare un senso alla propria esistenza, contribuire al benessere della comunità, dare una mano a chi ne ha più bisogno, nel nostro caso attraverso l’organizzazione di eventi a carattere cestistico. Oltre a ciò, fare del bene è vantaggioso anche per chi lo fa, e non soltanto per chi ne beneficia”, ha tenuto a precisare».

Arianna, dove e quando nasce la sua passione per il basket?

«Si va parecchio indietro nel tempo, come ogni livornese andavo al palazzetto. Avrò avuto 12/13 anni…».

Domanda obbligatoria: per quale squadra tifava?

«Domanda a trabocchetto, aggiungerei (ride, ndr): tifavo Pallacanestro Livorno, poi intorno ai 17 anni passai alla Libertas per infatuazioni infantili».

Nel corso degli anni è riuscita ad unire l'amore per la pallacanestro alla sua vocazione per il sociale. In che modo?

«Ho conosciuto il mondo del volontariato a 18 anni, quando feci un incidente in moto. Ovviamente fui soccorsa, subii due interventi e in quei giorni pensai: quanto starò meglio, anche io voglio aiutare chi non conosco. Iniziai con il centro Emilio Cagidiaco, dove conobbi giovanissimo Valerio Vergili che all'epoca aveva 8 anni. Successivamente assistetti i bambini dei carcerati dalle suore Calasanziane e dal 2008 in poi, grazie ad alcuni progetti nelle scuole, ho riscoperto il basket tramite alcuni giocatori che necessitavano di crediti formativi (Lorenzo Marrai, Alessandro Cesareo, Stefano Barsotti e Nicola Marovelli per citarne alcuni…). Da lì è ricominciato tutto, seguendo la passione di Valerio legato come un fratello a Simone Cascavilla».

Quanti e quali obbiettivi avete raggiunto?

«Tanti, ma c’è sempre tanto da fare. Dal 2009 ad oggi abbiamo aiutato le Volpi Rosse di Firenze, il reparto delle Cure Palliative, per 2 anni gestito il progetto Folgore No Limits, senza dimenticare l’aiuto a tantissimi giovani ad integrarsi e proprio da questo è nata l’associazione Famiglia Coraggio. Il Coraggio è fondamentale, sia nel gioco che nel volontariato».

Come nasce il Palio del Basket?

«Dopo un fantastico torneo di 3 contro 3 post Covid, sulle ali dell’entusiasmo, e grazie al contribuito di Izio Giusti, volevamo lanciare un format nuovo che richiamasse un po’ la tradizione del Palio Marinaro e i rioni livornesi. Un progetto ambizioso che tutt’oggi punta alla realizzazione di playground in alcune aree verdi della nostra città. Ci stiamo provando, ma i costi risultano davvero elevati».

Dal Palio 2022 al torneo Mis Macth 2023; quali sorprese avete in serbo per quest’anno?

«Per la prima volta siamo promoter di Master Group (l’advisor della Fip) e organizzeremo - assieme alal mia squadra, a Pietro Agostini e ai fratelli Paoli - un torneo della categoria Top del circuito Estatè 3X3 dal 20 al 23 luglio, con la serata clou fissata per il 22 durante la Notte Bianca dello Sport. Arriveranno anche 10 squadre da fuori città che alloggeranno presso la Fattoria Frati di Campolecciano e nelle unità immobiliari dei Paolieri».

Avete in programma anche delle iniziative invernali, magari abbinate al campionato di Serie B sfruttando l’onda di Pielle e Libertas?

«Vi do una piccola anticipazione: stiamo lavorando su un accordo di basket, sociale e integrazione con la Pielle grazie alla sensibilità del presidente Francesco Farneti, alla competenza del direttore generale Gianluca Petronio e al buon senso di coach Marco Cardani. In chiusura permettetemi di spendere due parole per i miei compagni di viaggio, un team building fatto di imprenditori capitanati dalla famiglia Gino di Gino Mercedes, nella persona di Paolo Mudadù».


 

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