Gioco
Toccafondi, ultimo giorno da presidente: «Ho dato al Livorno tutto ciò che potevo»
Da domani la carica passa a Esciua. «La gente è stata fantastica, resto il primo tifoso»
LIVORNO. Il 16 agosto 2021 la sua avventura iniziò sotto la tribuna centrale dell’Armando Picchi. Una conferenza stampa semplice con concetti chiari e tanta voglia di darsi da fare per recuperare un ritardo enorme. In maglietta e senza accettare quella sciarpa che avrebbe indossato solo più avanti.
Oggi, quasi due anni dopo, si chiude ufficialmente l’era targata Paolo Toccafondi. Che la sciarpa amaranto adesso non se la leverà più. «Resterò sempre tifoso del Livorno e verrò a vedere le partite - esordisce -. Oggi manderò la mia lettera di dimissioni dalla carica di presidente e amministratore dell’Us Livorno. Questo un po’ mi rattrista, ma sono convinto di aver dato il massimo per quelle che erano le possibilità e sono orgoglioso di aver contribuito alla rinascita del Livorno».
Impossibile per il presidente non far partire il saluto alla piazza dai ringraziamenti. «Devo ringraziare di cuore tutta la città di Livorno e coloro che orbitano intorno alla squadra. Sono stato accolto in modo eccezionale e la gente mi ha trattato sempre benissimo, forse anche oltre i miei meriti. Sono sicuro che è avvenuto perchè il popolo amaranto ha capito come sono: schietto e non finto. In particolare però ringrazio tutti i collaboratori e le persone con cui ho avuto il piacere di lavorare in questi due anni».
La mente poi torna indietro a quell’agosto 2021 quando il Livorno Calcio in pratica non esisteva in seguito al fallimento dell’As Livorno. Momenti in cui a Piazzale Montello non c’erano neanche le sedie e le scrivanie. «Acquistai una scatola vuota in Eccellenza per 150mila euro. In questi due anni abbiamo lavorato tanto e sono felice di aver lasciato qualcosa ai tifosi e alla città. Il nostro lavoro si divide in due eredità, una che definisco culturale e una più concreta. Della prima fanno parte la trasparenza e l’onesta nella gestione. Quindici giorni fa, infatti, sono stati pagati tutti gli emolumenti a tutti i tesserati del Livorno e ai fornitori. Insieme a questo voglio aggiungere la correttezza che abbiamo dimostrato di avere nei rapporti con le istituzioni cittadine e federali, un comportamento e una professionalità che ci hanno permesso di vederci riconosciute le nostre ragioni nei casi Figline e Seravezza. E vi assicuro che non era scontato. In più voglio aggiungere la trasparenza e l’onestà verso i tifosi che non sono mai stati illusi o presi in giro. Dopo la tragedia sportiva del fallimento, abbiamo lavorato ogni giorno per ricostruire l’immagine e l’identità amaranto». Quando parla di eredità concreta Toccafondi si sposta sulle questioni tecniche. «Abbiamo vinto un campionato di Eccellenza e ne abbiamo fatto un non soddisfacente in D. Oltre a questo resta una struttura di persone oneste e laboriose che hanno portato avanti una società formalmente dilettanti, ma in realtà professionistica. Ci sono 25 giocatori di proprietà tra prima squadra e juniores, un gruppo che è arrivato a giocarsi la finale playoff di categoria. Questo senza dimenticare una buona base di sponsor e tanti rapporti commerciali tra città e provincia».
Dei quattro punti che Toccafondi ha ripetuto spesso durante il suo trascorso a Livorno ce n’è uno che non avrà prosecuzione viste le idee diverse della nuova proprietà. Si tratta dell’accordo per il settore giovanile con la Pro Livorno Sorgenti. «Avevo lasciato un’idea e un accordo che erano alla base della ricostruzione del settore giovanile. L’intesa con la Pls aveva una valenza tecnica, per cui basta vedere che la miglior quota della stagione (Fancelli) arriva dal loro vivaio a gratis ed è un patrimonio del Livorno. E poi c’era valenza a livello impiantistico che sappiamo essere un tasto dolente in città. Ognuno fa le proprie valutazioni, ma personalmente il fatto che persone di valore come Filippo Tagliagambe e tutte le persone coinvolte nel progetto portino avanti l’idea di riqualificazione del Magnozzi, anche senza il sostegno del Livorno, conferma la bontà dell’idea».
E quando gli chiediamo come valuta i primi due mesi di gestione del Livorno da parte del presidente in pectore, che da domani diventerà ufficiale, Joel Esciua, risponde così. «Non si giudica mai il lavoro fatto da altri che hanno il coraggio di prendersi delle responsabilità. Posso solo fare un grosso in bocca al lupo a Joel perché so che non sarà facile. Questo perché nel bene o nel male...Livorno è diversa».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

