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«Libertas confermata in blocco con un esterno dell’ex Jugoslavia»

di Giulio Corsi
Gianluca Mannucchi, direttore sportivo della Libertas con capitan Forti dopo la vittoria nel derby
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Gianluca Mannucchi, direttore sportivo della Libertas con capitan Forti dopo la vittoria nel derby

Gianluca Mannucchi: «Annata top in cui abbiamo ribadito il primato in città. Restano tutti, parleremo con Bargnesi e Sipala per allungare, ora un top player»

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Gianluca Mannucchi, direttore sportivo della Libertas. Sei giorni fa eravamo a Milano Tre in attesa di giocare l’ultima partita di finale playoff contro la Elachem. Oggi in Baracchina Bianca a parlare della stagione appena conclusa. A mente fredda qual è il giudizio sull’annata?

«Volevamo vincere, arrivare più in alto possibile. Come dice il presidente Consigli la Libertas gioca sempre per vincere in qualunque campionato sia iscritta».

L’obiettivo è fallito dunque?

«Mi fanno un po’ ridere quelli che parlano di obiettivi, mi ricorda la volpe e l’uva. Gli obiettivi sono variabili, si determinano di volta in volta. Prendete l’anno scorso: eravamo partiti con ben altre ambizioni, poi l’obiettivo è diventato scavalcare la PL e arrivare alla post season. Ci riuscimmo e festeggiammo tre cose: primato cittadino, il successivo derby di Super Coppa in casa con relativo incasso, i playoff. Alla fine fummo felici per qualcosa che a inizio anno sarebbe stato un mezzo fallimento».

E quest’anno?

«Siamo contenti per il primo posto in regular season, per avere centrato la B d’Eccellenza e aver ribadito il primato cittadino. Chi dice che a Livorno non conta è ipocrita».

La delusione per non essere arrivati alle final four di Ferrara è superata?

«Giocavamo contro squadre del nostro stesso campionato, non contro Miami dunque è normale un po’ di delusione. Ma riteniamo la stagione molto buona, a livello di risultati sportivi e anche a livello societario. L’organizzazione è stata eccezionale, penso al gruppo di supporto allo staff della prima squadra che ha lavorato senza sbagliare niente, passando dalla situazione terribile della squalifica del campo, che ha messo a dura prova il sistema. O all’evento-derby con ottomila persone».

A livello societario ritiene che la Libertas sia pronta per il salto?

«Ci siamo dati una intelaiatura e in questo l’arrivo di Dino Seghetti è stato fondamentale. La nascita della Fondazione è stata importante. La squadra percepisce che c’è un gruppo di persone pronte a fare il meglio per la Libertas, molte delle quali in prima linea, penso a Colò, Inghilesi, Arrabito, Botta, che ora sta seguendo i possibili scenari delle giovanili. L’organizzazione è avviata e destinata a perfezionarsi».

Torniamo al campo: cos’è mancato per andare più avanti?

«Sono circa 45 anni che nelle prime tre categorie di pallacanestro vincere la regular season non consegna la vittoria finale. Ma vincere la fase regolare è importante per il fattore campo e per l’entusiasmo. Poi se hai la sfortuna di beccare la squadra più in forma in semifinale e una squadra che è forte quanto te in finale, in un periodo in cui sono più riposati e magari più in forma, diventa più complicato. Ma lo stato di forma e la forza della squadra che incontri fanno parte dell’aleatorietà, che è il bello dello sport».

Dunque è stata solo la sfortuna di aver trovato prima Desio e poi Vigevano che si era mangiata San Vendemiano in un sol boccone? Qualche giocatore è arrivato stanco…

«Fantoni, che è il meno giovane è arrivato paradossalmente con la stessa benzina avuta durante l’anno. Altri hanno tirato talmente tanto la carretta che sono andati al limite di energia psicofisica».

Alla fine una rotazione più lunga non sarebbe stata male...

«Non è solo questione di minutaggio. Se aumenti il numero dei top player hai un serbatoio generale di squadra ed energie più alto e questo è il modo di alzare l’asticella. Per l’anno prossimo una rotazione vera in più servirà assolutamente. Se rimanessero gli stessi otto bisognerebbe che il nono fosse un top player, senza la cessione di nessuno. Questo renderebbe la squadra più forte e più fresca».

Da Saccaggi ci si aspettava di più, soprattutto in post season.

«Saccaggi non è stato bene durante l’anno. Non l’abbiamo mai avuto al 100%. Mi sarei aspettato di più se fosse stato bene. Ogni volta che usciva dal blocco, i difensori del bloccante sapevano che poteva faticare se prendeva un colpo all’anca e non ci sono andati leggeri. Sono particolari che fanno la differenza. Ma io sono rimasto sorpreso dal suo atteggiamento. Ricordate quando ha scalciato il pallone preso da Peroni in finale? Se valutiamo razionalmente ha fatto un errore, ma se 2999 su tremila presenti avrebbero fatto come lui, significa che ha la stessa identità dei tifosi. Il suo attaccamento mi ha colpito. Noi speriamo che il prossimo anno possa lavorare con più tranquillità magari facendo la dovuta preparazione. Abbiamo bisogno nell’insieme di un rendimento diverso da parte sua».

Dunque rimarrà?

«Noi dirigenti siamo al servizio degli allenatori, sono loro che dettano la linea da seguire. Un giocatore non può essere imposto ad un allenatore. Ma se è uno sotto contratto e l’allenatore è contento - e Andreazza lo è – non vedo motivo per cui non debba rimanere».

E Saccaggi che dice?

«Che sta bene a Livorno. E spera di poter lavorare ancora meglio».

L’anno scorso d’altra parte fu uno dei grandi colpi, forse il più roboante.

«È l’unico in assoluto quest’anno su cui gli allenatori avversari hanno fatto difese specifiche, raddoppi particolari, box and one. Poi sono i compagni che devono approfittare di queste situazioni. Alcune volte le abbiamo sfruttate, come in gara 4 a Desio, altre meno. Un giocatore che si prende le attenzioni avversarie è un vantaggio per la Libertas».

Torniamo ai singoli: di Lucarelli che giudizio dà? È nel cuore dei tifosi, che però si aspettavano più continuità.

«La squadra ha giocato molto per dar palla sotto ai nostri due lunghi, ma a girare abbiamo avuto anche eccellenti prestazioni dagli esterni, penso alle partite super di Bargnesi, di Ricci e Lucarelli. È un vantaggio che ogni volta sia cambiato chi ha fatto la partita super. Per me Jacopo ha disputato un grandissimo campionato e lo ritengo a livello di talento il miglior giocatore della B».

Per questo non si aspettava di più?

«L’anno prossimo sì, ma sono contentissimo di lui. Le partite non sono tutte uguali, il derby di ritorno ha cambiato la storia del campionato e lui ha fatto bimbi coi baffi. Poteva farne di più? Sì, ma allora avrebbe giocato in A2. Le pause forse sono il motivo per cui gioca in B. Grazie ad Andreazza tra l’altro, in difesa gioca meglio degli anni passati. Ricordate la difesa su Campori con la PL in rimonta?».

Parla dell’anno prossimo: lei resta?

«Se il presidente Consigli mi confermerà, sarò contento di restare».

E lo staff?

«Lo staff tecnico rimarrà lo stesso. Andreazza ha lavorato bene con i suoi collaboratori, Venucci, Bonaccorsi, Bruni e Giorgi e non vedo motivo di cambiare. Si parla di una squadra che ha vinto con 4 punti di vantaggio la regular season, bisogna ripartire dalle basi di una così bella stagione e capire come migliorare, apportando semplici migliorie, non cambiamenti rivoluzionari che non hanno senso».

Pensate a una conferma in blocco degli otto titolari?

«Mi auguro di sì. Poi chi è del settore sa che ci sono due mesi e mezzo di trattative, esigenze familiari, l’imponderabile può sempre succedere. Ma non abbiamo motivo per non confermare nessuno».

Sipala e Bargnesi sono in scadenza.

«Sipala ha avuto il momento peggiore a metà anno, a cavallo del derby di andata, quando ha smesso di giocare da Sipala. Ma ha concluso l’anno dando prove di basket sporco in senso buono come nessuno sa fare, in difesa è molto importante. Vorrei che restasse».

E Bargnesi?

«Andrea ha detto che vorrebbe rimanere, sottolineando di non aver mai giocato in una piazza così. È stato molto importante quest’anno ed è cresciuto».

Dunque immagina ancora una coppia di play Forti-Bargnesi col capitano titolare?

«Francesco è un collante fondamentale per noi. Con Bargnesi hanno giocato 20’ di media a testa, parlare di play titolare è fuorviante. Magari con la crescita di Bargnesi il minutaggio può spostarsi di qualche minuto verso di lui. Francesco difende come pochi ed è capace di mettere in moto i compagni, soprattutto i lunghi, seppur non abbia le accelerazioni offensive di Bargnesi. Possono giocare anche insieme e qualche partita l’hanno risolta giocando insieme. Certo, devi avere un 2 avversario fisicamente marcabile da due pesi piuma».

Cosa non successa con Vigevano…

«Eh no, Peroni è uno grosso e bravo e quando sei grosso e bravo diventa difficile marcarti...».

Dunque vedremo la stessa Libertas, più il top player straniero: in che ruolo?

«Sui ruoli decide l’allenatore, l’importante è che sia un top player, uno che ti tiri fuori dalla melma una partita. Fratto e Lucarelli che spesso hanno fatto i salvatori, in qualche partita hanno segnato poco entrambi. Lì un top player sarebbe servito».

Lei che giocatore immagina?

«Io pescherei dalla ex Jugoslavia e prenderei un esterno. Gli “jugoslavi” tirano tutti bene, hanno senso del canestro prima ancora che dell’atletismo, hanno cura dei fondamentali e hanno un bel carattere, per loro vincere o perdere non è la stessa cosa».

Dal decimo in poi chi resta e chi va?

«Il decimo potrebbe essere un altro senior, stanziale, che non abbia impatto sul budget, dall’11esimo al 14esimo ragazzi nostri, come Lemmi e Madeo, mentre per Mancini dipenderà dall’università».

Agostini e Maralossou?

«Devono essere valutati dal coach. Entrambi sono in scadenza».

Il prossimo campionato costerà il 20% in più almeno: trasferte più lunghe, il comunitario. La Libertas è pronta?

«Abbiamo chiuso l’annata in pareggio, un risultato eccezionale. Siamo alla ricerca di nuovi sponsor, quest’anno sono stati 50, ci sta lavorando la Fondazione con Ale Favilli. E contiamo di avere più pubblico fin dall’inizio. A questo proposito voglio ringraziare tutti i tifosi, dagli Sbandati ai non appartenenti ai gruppi che sono stati eccezionali, ci hanno fatto sentire un calore incredibile».

Settore giovanile: l’accordo con Invictus è fatto?

«È in fase di definizione. Con loro siamo sempre stati vicinissimi e Ghignola ha l’esperienza per rimanere, magari non più solo. Finora la collaborazione è stata reciproca lavorando su gambe diverse. Ma avere il nostro settore giovanile sarà diverso, una Libertas Academy».

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