Il Tirreno

Livorno

Basket

De Raffaele e la Libertas: «Un anno grandioso ora riparti dallo zoccolo duro»

di Giulio Corsi
De Raffaele e la Libertas: «Un anno grandioso ora riparti dallo zoccolo duro»

L’ex coach di Venezia: «I gruppi vincenti vanno implementati non stravolti. Emozionante l’empatia tra tifosi e la squadra che ha sempre difeso la maglia»

5 MINUTI DI LETTURA





Walter De Raffaele, dove si trova? Ai Pancaldi o al PalaBigi, dove a fianco di Alessandro Finelli ci fece vivere una delle serate di basket più belle, la vittoria della Mabo con canestro sulla sirena di Ken Barlow che valse il ritorno di Livorno in A1?

Sorride. «Per la verità sono a Venezia, i ragazzi devono finire la scuola. Verrò a Livorno il 16 giugno».

Ma Wikipedia la dà già in forza a Reggio Emilia...

«Non lo sapevo, comunque non ho firmato. Abbiamo solo parlato, anzi finora con loro ha parlato il mio agente».

Ha seguito i playoff della Libertas?

«Certamente. Mi sono visto tutte le partite. Ho avuto modo di seguire la squadra in maniera molto accurata, avendo del tempo a disposizione e sentendomi spesso con Roberto (Consigli, ndr). Dal derby in poi direi che le ho viste tutte».

Che ne pensa della serie persa con Vigevano?

«Loro in questo momento sono apparsi più forti. Credo che la stanchezza abbia influito, la squalifica del PalaMacchia non ha aiutato, perché mantenendo il fattore campo saremmo arrivati ad una finale in casa. La differenza più grande sul parquet è emersa a livello di fisicità, che Livorno non ha saputo impattare in tutte e quattro le partite, anche in quella la vinta».

Dica la verità: mentre era davanti alla tv quanto le sarebbe piaciuto prendere la canottiera con la doppia L e scendere in campo?

«Tantissimo. Da livornese mi sarebbe piaciuto esserci e dare una mano per provare a vincerla».

L’amarezza per essere usciti dalla corsa per l’A2 è stata innegabile. Ma essere arrivati alla finale playoff resta un risultato importante, che in Italia hanno raggiunto soltanto otto squadre su 64. Che giudizio dà della stagione libertassina?

«Non voglio fare quello che giudica, sono uno che segue e vuole un sacco di bene alla Libertas».

È l’allenatore livornese che ha vinto di più nella storia: chi meglio di lei?

«A mio avviso è stata una stagione meravigliosa. Quello che Livorno ha creato quest’anno è unico, grazie alla Libertas e a Roberto, ma lo stesso vale sul fronte PL con Roberto Creati che ha fatto un lavoro super. Guardo la mia famiglia, i miei nipoti e le mie nipoti che vanno alla partita e due anni fa non ci pensavano neanche. I ragazzini con i genitori che ho visto in via Allende quando sono venuto contro Desio sono una vittoria grandiosa. In tutto questo il dualismo tra le due società è stato decisivo».

La Libertas ha raggiunto due finali playoff in tre anni (sebbene quest’anno la partita con Vigevano avesse il valore di una specie di semifinale, vista la formula con le final four di Ferrara): che cosa significa?

«È il frutto del grande lavoro fatto a livello societario. La vittoria più grande è stata quella di aver creato una struttura sempre più solida. Il risultato di questo lavoro, al di là del risultato con Vigevano, è stato quello di aver riacceso una piazza. Ciò che si respira adesso a Livorno è qualcosa di straordinario che non va disperso».

Qualcuno ha indicato il bicchiere mezzo pieno: un’altra stagione in B1, tra l’altro in una B1 più bella, impegnativa e costosa, potrà servire a strutturare ancora meglio la società, rispetto al salto un po’ nel buio in un’A2 che avrà addirittura sei retrocessioni. È d’accordo?

«Quando sei lì e ti chiami Libertas non puoi non giocare per provare a vincere. Se fosse arrivata la promozione ci sarebbero stati rischi certamente, ma anche vantaggi. Una delle cose migliori fatte da Roberto, ma conosco tutti i dirigenti e dunque parlo di tutti, è stato non fare mai il passo più lungo della gamba. Essere credibili in quel che si fa, andare lunghi nel tempo, programmare è fondamentale. A questo punto non essere saliti significa avere un anno in più per strutturare ancor meglio le varie componenti societarie. Un anno di esperienza in più è un tempo importante da sfruttare».

Vedere in campo con la maglia amaranto un giocatore che è cresciuto con lei come Tommaso Fantoni che effetto le fa?

«Un gran bell’effetto. Tommaso tra l’altro ha esordito in serie A con me. Che sia la bandiera di questa Libertas è un motivo di grande soddisfazione e lui incarna completamente lo spirito livornese che ha questa squadra».

A proposito di livornesi: nella grande Enichem Fantozzi era l’unico dei “quattro moschettieri” italiani, e in panchina c’eravate lei e Pelletti. Oggi mezza squadra è formata da livornesi (Fantoni, Forti, Lucarelli ma anche Saccaggi che lo è di adozione, essendo cresciuto al Don Bosco, e Fratto che è di Cecina). Cosa significa avere una squadra dalla forte connotazione amaranto?

«Avere uno zoccolo duro livornese è importante: capiscono perfettamente cosa significa indossare questa maglia, giocare davanti a questo pubblico. Ai tempi nostri eravamo io, Pelletti, Fantozzi e direi anche Pietrini d’adozione. Tuttavia conta la qualità dei giocatori e quando uno arriva qui e vede questi tifosi, sente l’aria che si respira in città, capisce subito dove è capitato. L’importante è avere giocatori di qualità, se poi sono livornesi meglio».

Non vuole entrare in dettagli tecnici, ed è comprensibile. Ma come migliorerebbe la Libertas dell’anno prossimo?

«Per costruire gruppi vincenti, vanno implementati. Se li stravolgi ogni volta, diventa difficile. Dunque senza entrare in cose che non mi competono, direi che la Libertas ha uno zoccolo duro da cui ripartire che andrà poi puntellato col discorso del comunitario».

Qual è l’aspetto che più l’ha colpita di questa stagione?

«La cosa che mi ha letteralmente entusiasmato è il connubio e l’empatia tra pubblico e squadra. Il gruppo ha capito cosa vuol dire giocare a Livorno, difendere questa maglia e ha sempre fatto un passo in più durante la stagione, crescendo, migliorando, lavorando. La gente deve sapere che è stata una stagione molto, molto positiva, la definirei grandiosa. E si deve ringraziare chi lavora per la Libertas e anche per la PL, perché hanno riportato il basket italiano che conta a parlare della città di Livorno».


 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web