Gioco
Libertas: niente impresa a Vigevano, ma è stato tutto bellissimo
Livorno: i lombardi stendono gli amaranto e conquistano i biglietti per le “final four”. Pesano la serie con Desio e il ko in gara-1. Gli applausi degli “Sbandati”
VIGEVANO. La corsa della Libertas si ferma in un afoso pomeriggio di giugno nel tempio di via Carducci che negli anni Ottanta visse la leggenda dell’American Eagle di Dido Guerrieri.
Alle final four di Ferrara, dove si assegneranno i due biglietti per l’A2, va Vigevano ed è giusto così. Nelle quattro gare di finale i lombardi di Piazza hanno dimostrato di essere più forti, più solidi, più quadrati anche mentalmente.
Probabilmente le cinque partite contro Desio hanno pesato sulla lucidità e sulla condizione fisica degli amaranto che si sono presentati alla sfida con la Elachem in debito di ossigeno e in parte anche di sicurezze e sono stati schiantati subendo in 4 incontri 308 punti, una media di 77 a partita.
Ma se vogliamo leggerla da un’altra angolazione, proprio contro Desio sono emerse le prime incrinature che poi sono diventate crepe in finale. La squadra che aveva espugnato Legnano, che aveva stravinto il derby, che aveva firmato un miracolo a Piombino e fermato la corsa dell’indomabile Montecatini, dopo il via della post season è diventata un ricordo. È mancato soprattutto Andrea Saccaggi, il giocatore tecnicamente più forte degli amaranto, il braccio armato da cui ci aspettava tantissimo in termini di produzione e che invece ha ciccato i playoff, chiudendo con 54 punti in sei partite e un misero 10/40 dall’arco, la sua specialità, schiacciato da difese a uomo e box and one che l’hanno braccato togliendolgli fiato e fiducia e spedito in un loop da cui non ha saputo uscire. E senza il vero Saccabomb le rotazioni e le opzioni a disposizione di Andreazza si sono accorciate. Aggiungiamoci la maggior fisicità e l’atletismo degli esterni lombardi Benites, Peroni, Rossi, rispetto ai piccoli amaranto, che hanno creato un gap incolmabile che in gara-quattro è emerso ancor più palesemente, nonostante un Ricci e un Bargnesi da monumento.
In tutte le partite della serie (a parte gara-due) l’attacco della Elachem ha dimostrato di essere sempre un passo avanti, di trovare sempre l’uomo libero. In gara-uno la devastante media nel tiro da tre dei lunghi lombardi (e la scelta di battezzarli) ci ha punito. In gara-tre i rimbalzi d’attacco concessi e le seconde e terze chances di tiro hanno permesso a Vigevano di limitare i danni nel momento di maggior difficoltà e poi di dare l’accelerata dopo l’intervallo. In gara-quattro ancor peggio: la Libertas è durata appena un tempino, giocato con diligenza, abnegazione, sacrificio, ma anche con immensa fatica: al 7’ è arrivato il massimo vantaggio dei livornesi (10-15) con tripla e tiro libero di Saccaggi (un’illusione purtroppo), poi Vigevano ci ha riagguantati trovando due conigli pure da Ragagnin e nel secondo quarto ci ha fatto vedere i mostri con una difesa durissima e perfetta nei tempi , che non ci ha mai permesso di giocare il pick and roll, con aiuti sui lunghi e raddoppi sistematici, creando una diga contro ogni penetrazione di Lucarelli, Bargnesi e Ricci, facendo ricevere lontano e resistendo nell’uno contro uno in post basso di Fratto e Fantoni, togliendoci possesso dopo possesso fiducia, fiato, speranza. E così sono arrivati i “soliti” sette minuti senza segnare e la Elachem dal 21-20 dell’11’ è schizzata sul 33-20 del 18’ (40-26 al riposo) e dopo l’intervallo non è cambiato niente, anzi la stanchezza e la rabbia si sono trasformati in nervosismo e Vigevano, in fiducia con tutti i suoi uomini, ha piazzato un altro break cattivo e letale, 16-2 firmato D’Alessandro e Peroni che ha ammazzato ogni speranza di recupero portando al massimo vantaggio lomellino, 56-32, più 24.
Aver perso il fattore campo in gara-uno si è rivelato decisivo, anche perché Vigevano non è Desio e riuscire in un blitz qui, non solo per il fattore bolgia, ma per la forza dirompente della Elachem, si è rivelato una mission impossible.
Ma il sogno di tornare sull’Olimpo si è solo interrotto. L’amarezza di questa sconfitta non cancella un’annata fantastica che la Libertas ha regalato al suo popolo, fatta di grande basket, di facce da guerrieri, di forza del gruppo, di sacrifici e di vittorie. Il grazie della curva, gli applausi degli Sbandati arrivati al PalaBasletta nel terzo quarto dopo un viaggio infernale lungo sei ore in mezzo al traffico del controesodo, valgono più di mille parole.
Solo chi arriva in finale può giocarla e soffrire per averla persa. Passare il ponte del 2 giugno alla Meloria non sarebbe stato la stessa cosa.
A voler giocare alla volpe con l’uva possiamo dire che salire in A2 con sei retrocessioni e una struttura societaria ancora da rinforzare, sarebbe stato un azzardo. E allora avanti così verso un altro anno di B1 ripartendo dalle mille immagini bellissime che abbiamo negli occhi e nel cuore: ne citiamo una, la più fresca, i 3.500 di gara-due e il loro amore per questi colori. La Libertas è tornata e il suo popolo non vede l’ora di rivederla in campo.
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