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Libertas, una notte da leoni: ora è parità con Vigevano

di Giulio Corsi
Libertas, una notte da leoni: ora è parità con Vigevano

Davanti a 3.500 spettatori gli amaranto riportano in equilibrio la serie contro i lombardi. Fantoni, Fratto e Bargnesi da urlo, venerdì e domenica serve un’impresa in Lombardia

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LIVORNO. Ecco cosa vuol dire giocare al PalaMacchia. Ecco cos’è Livorno. Una notte fantastica, uno spettacolo di basket, l’amore di una tifoseria per la sua squadra, vecchi libertassini e tantissimi ragazzi, gente che la pallacanestro l’ha scoperta quest’anno e che dopo una serata così avrà per sempre l’amaranto tatuato sul cuore. Perché quando Lucarelli apre le ali e vola nel cielo del palazzo per stoppare Broglia e D’Alessandro, quando Fantoni si rimette la maglia della nazionale e diventa il padrone assoluto dell’area, quando Fratto è l’uomo che qualunque donna vorrebbe sposare per la sicurezza che sa trasmettere appena tocca il pallone e mette dentro 23 punti con 12 rimbalzi, tre assist, 4 falli subiti, quando Bargnesi gioca come Fantozzi, si beve la difesa avversaria, spara triple da otto metri a fil di sirena in faccia a Benites, regala 4 assist e prende 6 rimbalzi, quando Saccaggi si risveglia, torna a limonare col canestro e alla fine si rivolge il pubblico e gli urla che questa serie è ancora lunga, quando Ricci si lancia a rimbalzo nella selva di muscoli col coraggio di un leone, si può solo essere orgogliosi di tifare Libertas, questa Libertas.

Oltre tremila persone sui gradoni di via Allende, probabilmente tremilacinquecento, per abbracciare, sostenere, tifare la squadra di Andreazza in quella che poteva (e potrebbe ancora) essere l’ultima volta degli amaranto all’Ardenza. Ha cantato per due ore infinite che avremmo voluto non finissero mai il popolo amaranto, dimostrando che l’incidente di gara-uno con Desio, la maxi-squalifica sono stati un episodio, che tifare Libertas è amore e civiltà, passione per la squadra e per la pallacanestro. E questo nonostante uno dei peggiori arbitraggi visti quest’anno e nonostante a un certo punto qualche ultras tra i 50 vigevanesi in curva sud abbia tentato di saltare il cordone di sicurezza e far casino.

La Libertas ha ottenuto una grandissima vittoria contro una Vigevano fortissima, aggressiva, devastante fisicamente, che non ha mai mollato ed è rientrata più volte dagli inferi, prima dal meno 13 (27-14 al 10’), mettendo pure la testa avanti (29-30 al 17’), poi a inizio ultimo quarto trasformando il meno 9 (66-57 al 30’) in meno 3 (66-63 del 33’). Ma non è ancora il tempo di morire. Venerdì e domenica si rigioca nell’inferno del PalaBasletta, ma questa Libertas, nonostante le 19 palle perse, nonostante i 12 rimbalzi d’attacco concessi, può firmare un’altra impresa come quella di gara-quattro a Desio.

«L’avevamo detto che la serie sarebbe stata lunga», dice con la voce roca a fine partita il presidente Roberto Consigli. «Non molliamo di un centimetro».

«È stata una risposta da grande squadra», commenta Marco Andreazza. Sì grande squadra, autoritaria, coraggiosa, brava a difendere sugli esterni con più aggressività di quella di tre giorni fa, dominante in area. E a non scioglersi nei momenti complicati. Anche stavolta c’è stato un black out, per fortuna arrivato subito, nel 2° quarto: gli amaranto si sono impantanati nelle maglie difensive della Elachem rimanendo 7 minuti e 42” senza fare un canestro su azione. E in sette minuti i lombardi hanno firmato un parziale di 16-2 toccando il 29-30. Ma la Libertas stavolta ha risposto da grande, supportata dal suo pubblico ha ripreso in mano la partita e quello è stato l’ultimo vantaggio dei lomellini.
 

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