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Vigevano micidiale dall’arco, ma la Libertas può giocarsela

di Giulio Corsi
Vigevano micidiale dall’arco, ma la Libertas può giocarsela

Dopo l’intervallo una grandinata di triple si abbatte sugli amaranto. Al PalaMacchia c’è subito gara-due ma serve la vera LL

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PIOMBINO. Dopo l’intervallo una grandinata di triple si abbatte sulla Libertas e gara-uno di finale contro Vigevano si trasforma in un incubo. Ora gli amaranto si ritrovano a giocare questa serie con l’handicap, dopo aver buttato nel cestino il fattore campo, esattamente come successe due settimane fa contro Desio.
Per conquistare il biglietto per le final four di Ferrara servirà almeno un blitz nel catino lombardo, che andrà abbattuto (a colpi di difesa e di canestri) prima ancora che lo facciano le ruspe che al termine di questa serie raderanno al suolo il leggendario PalaBasletta.
Prima di tutto però ci sarà da impattare il conto domani sera al PalaMacchia quando gli amaranto torneranno a casa dopo aver scontato le tre giornate di squalifica del campo, che se da un lato hanno dimostrato quanto amore batte nei cuori dei libertassini – anche ieri in oltre 800 al PalaTenda –, dall’altro si sono rivelate pesantissime dal punto di vista logistico per la società e per gli stessi tifosi.
C’è da resettare, verbo caro ad Andreazza, e ripartire. Rivedendo gli errori commessi al PalaTenda e trovando fiducia dalle cose buone. Cominciamo dagli errori: il più eclatante (a posteriori, ma forse si poteva correggere in corsa) è stato aver battezzato i lunghi di Vigevano lasciandoli tirare sempre soli dall’arco. Laudoni ha disintegrato il canestro livornese con 4 bombe, di cui due al napalm a inizio ultimo quarto, con Fantoni che per scelta tattica lo ha aspettato sempre in area. Dall’arco ha segnato anche Strautmatis (54-68) e prima di lui Mercante (50-65), pure loro liberissimi.
Certo, se gli avversari mettono dentro 16 triple in 40 minuti, di cui 11 (su 21) nel terzo e quarto tempino, è difficile uscirne vivi. Ancor di più se diventano cecchini giocatori che in campionato hanno tirato col 28% come Laudoni. Ma magari si poteva tentare di evitare di fargli tirare dei rigori...
Ma lo strappo vero di questa partita – che era nata pure sotto ottimi auspici – lo aveva firmato Michele Peroni, guardia con anni di serie B alle spalle, anche lui dall’arco, con tre siluri sparati in sequenza nel giro di 130 secondi a inizio terzo quarto in faccia a Saccaggi. Nove punti devastanti che hanno ribaltato il punteggio come un calzino (dal 32-29 dell’intervallo al 32-38 del 22’), ma soprattutto hanno rigirato l’inerzia, ubriacando di fiducia il roster di Vigevano e facendo vedere i primi fantasmi alla Libertas.
Gli amaranto hanno provato a rientrare, con Lucarelli e Bargnesi, arrivando al 36-38 palla in mano ma sbagliando il canestro del pareggio con Fantoni, mentre di là si accendeva Benites che ne piazzava 7 di fila, compresa una bomba da otto metri, intervallati da un canestro di Broglia, e in un amen la Elachem si ritrovava al massimo vantaggio, 36-49.
Da lì era una rincorsa continua, una sofferenza, un patimento: perché la Elachem era indemoniata, difendeva bene e duro, trovare un canestro per Livorno era una fatica disumana (appena 4 punti su azione in tutto il quarto), mentre in attacco la squadra di Piazza riusciva a cavalcare tutti, approfittando anche di qualche vuoto mentale della Libertas, tanto che alla fine sette giocatori diversi andavano a segno e in quattro chiudevano in doppia cifra (e altri tre erano ad un passo).
Peccato perché nei primi due quarti gli amaranto avevano giocato una bella pallacanestro, toccando per due volte il più 9 (21-12 all’11’ e 26-17 al 16’), puntando tanto per Fantoni e Fratto, quest’ultimo micidiale nell’uno contro uno spalle a canestro contro Broglia e Mercante, ma ottenendo pochissimo dai piccoli (appena cinque punti sui 32 segnati dalla Libertas nei primi venti minuti).
Forse nei primi due quarti si poteva scavare un solco più profondo, affondare la lama e invece nel momento migliore qualche erroraccio in attacco ha aperto due contropiedi per D’Alessandro, poi Laudoni ne ha messi due di fila dall’arco e Vigevano è arrivata ad un punto da Livorno (28-27) e l’ha riaperta.
La stanchezza di cinque partite in 10 giorni si è fatta sentire nel momento in cui Vigevano ha iniziato a giocare e gli amaranto hanno perso pezzetti di fiducia. Ma la serie è lunga e la storia insegna che la Libertas non muore mai. «Nella finale contro Piacenza perdemmo la prima di trenta, poi abbiamo perso la serie A2 per tre canestri», ricordava a fine partita Roberto Consigli. Domani tutti al PalaMacchia, rimettiamo la serie sull’1-1. Vigevano è forte ed è costruita per andare in A2, ma la Libertas è la Libertas. 

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