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Libertas, l’inferno può attendere: vittoria eroica a Desio. E ora si va a gara-5

dall’inviato Giulio Corsi
Libertas, l’inferno può attendere: vittoria eroica a Desio. E ora si va a gara-5

Successo grazie a una difesa granitica e a una grande lucidità in attacco. Ricci perfetto, Forti respinge il ritorno dei lombardi. «È la vittoria del cuore». Il video

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DESIO.  L’ora che volge al desìo può attendere. Una grandissima Libertas spiana il PalaFitLine, si sbrana la Rimadesio e porta la semifinale a gara-cinque. È una notte di gioia, di brividi, di liberazione. Il rischio e la paura di finire la corsa dopo appena dieci giorni di playoff sono stati spazzati via da una prestazione eroica. «Ci avevano dato per morti troppo presto e invece siamo una squadra che non muore mai», dice il diesse Gianluca Mannucchi.
 

Le agenzie di scommesse davano il blitz della Libertas a 2,70, una quota altissima. Ma chi pensava di celebrare il funerale amaranto si è dovuto ricredere. Così come, al contrario, chi due settimane fa pensava di battere Desio tre a zero: i playoff sono lotta, sacrificio, agonismo, imprevedibilità. Sono guerra. Le squadre che hanno avuto vita facile come Vigevano contro la derelitta San Vendemiano devono ancora assaggiare cosa significhi. Guardiamo questo lato del bicchiere. E pensiamo a gara-cinque, perché non è ancora vinta questa semifinale drammatica, ma siamo vivi, vivissimi. E domani sera a Castelfiorentino la Libertas vista in gara-quattro può fare il punto decisivo.

Desio è famosa per aver dato i natali a Pio XI, il papa che definì Mussolini l’uomo della provvidenza. Ma nel giorno di Santa Giulia, la santa martire che si fece uccidere in nome della fede, la Libertas ha onorato lo spirito livornese, con una difesa granitica, una concentrazione altissima, il carattere dei vincenti. «Una vittoria strappata col cuore, difficile, fortemente voluta: abbiamo giocato da capolista», commenta alla fine il presidente della Fondazione Luca Colò, alla seconda trasferta e alla seconda vittoria.

«Il lavoro svolto in questi due giorni a Limbiate è stato fondamentale», racconta il general manager amaranto Dino Seghetti. «I complimenti vanno a Marco Andreazza che ha retto la tensione e a questo gruppo di uomini che hanno combattuto».

C’è tutto in questo blitz: c’è la difesa che ha tenuto l’attacco stellare dei lombardi sotto quota 60, c’è l’attenzione in attacco, che ha scardinato la zona, la match-up, la box and one alternate da Gallazzi, tagliando l’area di Desio a fette con le penetrazioni e l’atletismo di Lucarelli e Bargnesi, e abbattendo la fiducia avversaria con le bombe di Sipala, Fratto, Bargnesi e di capitan Forti che dalla mattonella della Pantera Rosa (a bordo campo) ne ha piazzate due cariche di veleno nel terzo e quarto tempo, che hanno distrutto i tentativi di recuperi di Desio, la prima sul 43-46 quando i lombardi con un parziale di 9-1 dopo l’intervallo avevano riaperto la partita, la seconda sul 49-59 che ha dato il la alla fuga. C’è la serietà, la concentrazione, la voglia di riscatto di Amos Ricci, praticamente perfetto (5/5 su azione, 4/4 dalla lunetta), che ha dimostrato cosa abbia significato averlo tolto dalla partita a inizio gara-tre per un fallo non fatto (e infatti il giudice sportivo l’ha condannato a una giornata per comportamento intimidatorio...).

C’è la maturità di una squadra che ha giocato da capolista ed è stata più forte di un arbitraggio mai sceso a livelli così bassi, che nel primo quarto è stato capace di fischiare 5 falli in attacco agli amaranto e per tre tempi ha tenuto a galla Desio con scelte assurde che avrebbero mandato chiunque sul lettino dello psicologo.

La Libertas l’ha indirizzata subito nel verso giusto con Fratto, Lucarelli e Bargnesi, è schizzata a più 10 (9-19), poi più 14 (26-40), ma la squadra di Gallazzi non ha mai mollato e aiutata da una serie di fischi allucinanti l’ha riaperta e a inizio terzo tempo si è rifatta sotto toccando il meno 3 (43-46), ma gli amaranto non hanno perso la testa e alla fine ha vinto la squadra più forte. «Durante l’anno avevamo espugnato campi difficili, contro avversari forti, mentre qui nel girone di ritorno avevano vinto solo Mestre e Orzinuovi, le due corazzate del girone B. Abbiamo fatto una partita di grandissima autorità, giocando una bella pallacanestro e difendendo come sappiamo», commenta Andreazza. Ma la testa di tutti è già a gara-cinque.

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