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Il personaggio

Livorno, Christian Volpi sul tetto d’Europa nel giorno dell’anniversario dell’incidente: «Ho perso le gambe, devo volare»

di Stefano Taglione
Christian Volpi mostra la medaglia
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Christian Volpi mostra la medaglia

Il ventiquattrenne di Borgo di Magrignano terzo in Coppa del mondo di paracanoa. Due anni fa il giovane ha subìto l’amputazione dopo lo schianto in scooter avvenuto in via di Levante. Da diversi mesi è stato ingaggiato nel gruppo sportivo del ministero della Difesa dove lavora come dipendente

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LIVORNO. «Prima della semifinale ero in una fase di “down”, perché la mia mente stava andando a quella notte, all’anniversario del mio incidente. Avevo dormito pochissimo, mi veniva da piangere. Poi mi sono fatto forza: sono sceso in acqua un po’ prima per il risveglio muscolare, ho mangiato alle 11 in modo da non avere il cibo sullo stomaco mentre gareggiavo, e infine ho ripetuto il mio rito: la meditazione. Il respiro per concentrarsi. Quando sono arrivato sulla linea del traguardo, in finale, non pensavo neanche di essere arrivato terzo».

Christian Volpi, due anni dopo il tragico schianto in scooter in via di Levante in cui ha perso le gambe, è il primo d’Europa di paracanoa. Nella città ungherese di Szeged, dove si è conclusa la prima tappa della Coppa del mondo, il ventiquattrenne di Borgo di Magrignano è balzato ai vertici del continente conquistando uno strepitoso terzo posto nei 200 metri dietro all’australiano Curtis McGrath e al neozelandese Scott Martlew. Un risultato incredibile, considerando che è salito sulla sua barca poco più di un anno fa a causa di problemi che inizialmente gli hanno impedito di sostenere una preparazione atletica adeguata alle sue ambizioni.

Christian uno strepitoso risultato nell’anniversario del suo incidente.

«Una casualità non da poco. È stata una giornata difficile per me. Ho passato la notte insonne e mentre guardavo il soffitto mi sono venute in mente le parole di Paolo Crepet, che in una sua intervista parlò del “coraggio delle tre di notte”. Aveva ragione: ero lì, in un dibattito faccia a faccia con me stesso, e stavo perdendo. Mi sentivo triste e l’unica cosa che avevo in mente era proprio la mattina seguente, ma non parlo della gara. Incredibile come a volte il destino faccia combaciare tutto in maniera perfetta: dover svolgere non una, ma due gare, proprio il giorno dell’anniversario dell’incidente sembrava un’impresa impossibile».

Ma è finita benissimo.

«Ero frustrato perché non riuscivo a concentrarmi. Allora ho detto basta, anticipando la pre-uscita di un’ora e mezza per il risveglio muscolare. È stata la mossa giusta».

Poi ha funzionato anche la meditazione.

«Un mio rito che mi aiuta prima delle gare. La respirazione mi fa concentrare».

La partenza, sia in semifinale che in finale, è stata incredibile.

«I primi cento metri sono la mia forza. Devo migliorare nella seconda parte di gara».

Negli ultimi mesi si è allenato tantissimo.

«Mi sono sempre allenato molto, ma da quando sono nel gruppo sportivo della Difesa la paracanoa è diventata un lavoro e la interpreto come tale. La mattina, orientativamente dalle 9.30 alle 11, la passo in palestra. Il pomeriggio in acqua. Tempistiche comunque variabili, visto che dipende un po’ da ciò che devo fare, da come mi devo preparare».

Ad agosto, ai Mondiali di Duisburg, arrivare nei primi sei significa coronare il suo sogno: le Paralimpiadi di Parigi 2024.

«L’obiettivo è appunto arrivare nei primi sei. Mi sto preparando molto per questo appuntamento e voglio assolutamente qualificarmi senza passare dai futuri ripescaggi. Dopo la gara un signore ungherese mi ha detto un proverbio che penso non scorderò mai: “Dio con te sarà sempre in pareggio”. Non so se sia così sinceramente, ma una volta perse le gambe non mi era rimasto altro che provare a volare».




 

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