Gioco
L’ex Morgillo fa le carte alla semifinale: «Libertas, gioca come sai fare e occhio alla velocità di Desio»
«Loro atipici, corrono tutti in contropiede Maspero in posizione di 5 è una complicazione, ma gli amaranto sono più forti»
LIVORNO. La sua stagione regolare è stata pressoché perfetta. Ivan Morgillo è stato il miglior realizzatore del Petrarca Padova: 16 punti di media, il 58% da 2, il 41% da 3 e il 75% ai liberi. Cifre sontuose, raddoppiate (nei punti segnati e nelle percentuali dal campo) rispetto all’anno scorso quando indossava la casacca amaranto.
Tuttavia, qui il 4/5 napoletano ha lasciato un gran ricordo: ragazzo perbene, educato, dedito al lavoro, avrebbe potuto dare un contributo maggiore se non fosse arrivato con addosso i postumi di qualche problema di salute.
Oggi Ivan il terribile – seppur da lontano – prova a dare una mano alla sua Libertas svelando qualche segreto di Desio che la LL affronterà in semifinale playoff e che lui ha visto dal vivo nel girone B. Per la verità al Petrarca con la Rimadesio non è andata bene: -20 in casa e -21 fuori. Morgillo, però fa una premessa: «Quando ho visto che siamo arrivati ottavi ho subito pensato alla Libertas perché se fosse stata mantenuta la formula del campionato dell’anno scorso, l’incrocio sarebbe stato proprio LL-Petrarca Padova. Mi è salito un po’ di magone perché per me sarebbe stata un’emozione particolare tornare a Livorno in un palcoscenico importante come i playoff per l’A2. Ma come si dice? Con i se e con i ma non si fa la storia».
Ivan, quanto è pericolosa Desio?
«All’inizio della stagione non era accreditata per arrivare tra le prime quattro: roster normale, l’allenatore giovane (Gallazzi) che l’anno scorso giocava con la squadra e un tasso di esperienza normale. E invece ha disputato un campionato molto solido vincendo tanti scontri diretti e hanno meritato di andare ai playoff per il percorso costante che hanno fatto. È pericolosa perché è una squadra molto atipica sprovvista di un 5 di ruolo. Hanno due o tre giocatori che hanno avuto tante esperienze in A2 che per vari motivi si sono riavvicinati a casa e che rimangono elementi di valore assoluto. Penso soprattutto a Maspero che ha speso la propria carriera più in A2 che in B. In A2 ha sempre giocato da 4. È un ottimo tiratore. Quest’anno ha trascinato la squadra perché gioca soprattutto da 5, pur essendo tutto tranne un 5. E questa è una complicazione per quelle squadre strutturate in modo più ‘normale’, canonica».
L’aspetto di Desio che l’ha più colpita?
«È l’unica squadra che sul tiro degli avversari corre subito in contropiede con tutti e cinque i giocatori. Ovviamente non finalizzano sempre, ma la loro idea è quella di correre, di andare sopra ritmo però con criterio: non giocano al run and gun. È molto molto ostica».
La Libertas ha caratteristiche opposte a quelle di Desio. È un problema?
«La squadra amaranto è molto strutturata. Ha due lunghi veri di ruolo. È molto forte e ha dimostrato tutto il suo valore. È stata costruita seguendo la filosofia di coach Andreazza con un mix di giocatori esperti che hanno dato una precisa identità al gruppo: gente che proveniva dall’A2 (Fratto, Fantoni) o che aveva vinto il campionato (Saccaggi, Sipala). La LL ha fatto un cammino eccezionale nonostante qualche infortunio e il lungo stop di Saccaggi. Le caratteristiche diverse non sono un problema. La mia ex squadra dovrà semplicemente (è un eufemismo) fare il proprio gioco, evitare di andare sui ritmi di Desio perché rischierebbe di rincorrerli per 40’. Su tutto però deve esserci la consapevolezza che non sarà facile perché trova di fronte una quarta classificata, non un’ottava. Comunque: esperienza, solidità e struttura sono dalla parte amaranto sono le armi con cui staccare il biglietto per la finale».
Ivan che cosa le è rimasto dell’esperienza livornese?
«Posso dire di aver giocato nella Libertas e non è da tutti. È motivo di prestigio. Mi rimarrà per sempre il ricordo di aver giocato in una grande piazza che purtroppo – per tanti motivi – non ha vissuto una stagione felicissima. Il solo pensare che quest’anno con una squadra neopromossa come il Petrarca, siamo arrivati ottavi come la Libertas l’anno scorso, rende l’idea delle difficoltà che affrontammo a Livorno. Entrammo ai playoff per il rotto della cuffia, eppure eravamo forti e ambiziosi. Resterà per sempre il rammarico per non aver espresso come squadre e come singolo quello che avremmo potuto fare. Non dimenticherò mai i 3000 spettatori nel derby e la nostra vittoria con stoppata di Toniato all’ultimo secondo».
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