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Livorno calcio, da Achilli a Spinelli: la storia dei presidenti amaranto

di Fabrizio Pucci
Livorno calcio, da Achilli a Spinelli: la storia dei presidenti amaranto

Dal 1990 ci sono stati nove passaggi alla guida della società. A settembre 2020 “Sciù Aldo” cede a una cordata variopinta di imprenditori ed è l’inizio della fine

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LIVORNO. Dal 1990 ad oggi il Livorno è passato di mano nove volte. In principio fu l’imprenditore milanese Carlo Mantovani a rilevare il club - che aveva i conti in rosso - dalle mani del presidente Paolo Salemmo. Chi ha i capelli grigi non dimentica l’accoglienza principesca che gli fu riservata la prima domenica di giugno del 1990 in occasione della sfida salvezza con la Rondinella. Palagi segnò il gol della permanenza in C2 e quel giorno i livornesi sembravano avere in mano le porte del paradiso senza sapere che invece erano quelle dell’inferno. L’era Mantovani infatti durò 14 mesi. Pure lui fu travolto dai debiti al punto che il primo agosto 1991 il Livorno fu escluso dalla C2. Data tremenda, quella: la squadra, allenata da Papadopulo, fu richiamata dal ritiro di Pomarance. E tutto finì. Anzi. Ricominciò dopo 20 giorni grazie al controverso imprenditore genovese Carlo Caresana, un simpatico personaggio dall’eloquio fluente e dal passato non chiaro. Con lui il Livorno ripartì, stravincendola - dall’Eccellenza. Ma la sua era una gestione’ballerina’e nonostante la promozione nel campionato Nazionale Dilettanti (l’attuale serie D) la società si ritrovò di nuovo sull’orlo del crac finanziario. A rimettere le cose a posto ci pensò Claudio Achilli, il leader nazionale della vendita di auto di lusso.

Ex presidente del Pavia Calcio, si era innamorato dei livornesi il 27 maggio 1990 in occasione del testacoda tra azzurri e amaranto finita con la vittoria dei lumbard e le intemperanze dei tifosi del Livorno saliti a Pavia per sostenere la squadra. Achilli dette un’impronta professionistica al Livorno. Impronta che però non bastò per vincere il campionato Nazionale Dilettanti che fu appannaggio della lepre Vogherese. La società, però, per via del bacino di utenza, dell’ottimo piazzamento in classifica e soprattutto per i bilanci (finalmente) floridi fu ripescata in C2.

Ovviamente Achilli voleva primeggiare in C2, ma la salita al piano di sopra fu sofferta. Nel 1994, con due promozioni senza playoff, il Livorno arrivò terzo dietro Pontedera e Gualdo. Nel 1995, dopo una clamorosa rimonta nelle ultime sette partite, gli amaranto si qualificarono per i playoff,, ma furono eliminati nella doppia semifinale dal Castel di Sangro di Osvaldo Jaconi. L’anno dopo andò ancora peggio. Finalissima playoff a Ferrara con la Fermana che mise il pullman davanti alla porta e poi vinse ai rigori davanti a 10mila livornesi in lacrime. Giustizia fu fatta il 15 giugno’97 con il 3-0 nella finale di Reggio Emilia con la Maceratese. La controversa stagione 1997/98 sancì il crepuscolo dell’era Achilli. Nove vittorie consecutive iniziali non bastarono al Livorno per vincere il campionato. Complice una penalizzazione di 4 punti per presunto illecito sportivo la squadra di Stringara andò ai playoff.

A Perugia con la Cremonese, davanti a 20mila livornesi andò male sul campo e anche dietro la scrivania perché Achilli, esausto di lì a poco avrebbe fatto entrare in società l’imprenditore Angelo Deodati per un connubio mai felice. L’esperienza di Achilli si esaurì il primo marzo 1999 quando cedette il Livorno ad Aldo Spinelli . È l’inizio dei migliori anni della nostra vita. Il primo anno, il 1999/2000, nonostante il ritorno di Protti, il Livorno non arrivò neanche ai playoff e soprattutto pianse la scomparsa del giovane attaccante Aquino.

L’anno dopo si ripeté la maledizione dei playoff, con la sconfitta nella doppia finale con il Como. Il tempo per il grande salto, però, era maturo. Il 28 aprile 2002 Protti a Treviso segnò il gol della storia e del ritorno in B dopo 30 anni. Un anno di apprendistato tra i cadetti, poi il grande salto in A dopo 55 anni anche grazie all’arrivo di Lucarelli. Spinelli porterà il Livorno in Coppa Uefa (2006/07) e poi in serie A altre due volte (2009 e 2013) . Poi il declino.A settembre 2020 cede il Livorno a una cordata variopinta e variegata di imprenditori ed è l’inizio della fine. Il titolo di presidente dapprima va a Rosettano Navarra, poi a Giorgio Heller e infine a Silvio Aimo, ma tutto frana: penalizzazioni per stipendi e contributi non pagati e la fine ormai scritta. La squadra colleziona per la prima volta nella sua storia due retrocessioni di fila (entrambe ignominiose) e dalla B si ritrova in D, salvo poi esserne estromessa per la disastrata situazione economica. Ci salva Paolo Toccafondi nell’agosto del 2021.

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