Gioco
Livorno ko anche a Poggibonsi: ora speriamo solo finisca presto
Una valanga di errori in attacco. Primo tempo non male ma dopo il gol di Regoli la squadra scompare dal campo. Adesso anche i playoff sono a rischio visto che c’è soltanto un punto di vantaggio sul Flaminia sesto
LVIORNO. “E’ una malattia infinita, so che durerà una vita”. No, non l’amore per il Livorno cantato dai tifosi della Curva Nord, ma la striscia negativa degli amaranto in trasferta. Un tabù per cui anche il più inguaribile degli ottimisti terminerebbe la fiducia. Perché a Poggibonsi il Livorno per quasi cinquanta minuti di gioco ha mostrato una buona faccia, una delle migliori in trasferta, prima di sciogliersi come neve al sole dopo il gol di Regoli. E’ l’ottava sconfitta stagionale, l’ennesima lontano dal Picchi, dove la squadra ha un rendimento da zona retrocessione. La fotografia di una stagione disastrosa sul lato tecnico.
Cercasi concretezza
Un bel primo tempo. Un Livorno compatto, che palleggia bene con Greselin e Luci (alla presenza numero 370) e Pecchia che in mezzo non fanno sconti, senza dimenticare la spinta costante a sinistra della novità Lucarelli. Ma in questo gioco per vincere serve buttarla dentro. E’ un piccolo, grande, dettaglio che condanna il Livorno da tempo, ma forse mai come allo Stefano Lotti. Due chance per El Bakhtaoui tra il 25’ e il 28’, una ben respinta da Pacini e l’altra divorata dall’attaccante franco-marocchino che da due passi ha sparato addosso al portiere locale. Non c’è due senza tre e in apertura di ripresa Greselin ha la palla giusta sul mancino, ma da posizione più defilata anche lui centra Pacini. Questo avviene trenta secondi prima del ribaltamento di fronte e del gol di Regoli che al 47’, complice un Bagheria tutt’altro che perfetto, decide la gara. E’ la sliding door della partita, è il colpo che stende il Livorno, non più in grado di rialzarsi.
Mancata reazione
La componente mentale è uno degli aspetti che spicca maggiormente in negativo quando si analizzano le prestazioni di questa squadra, sempre troppo fragile per resistere e rispondere alle difficoltà. Come una settimana fa contro il Trestina: gol subìto, nessuna reazione. Una volta incassata la rete dei giallorossi, il Livorno non ha più prodotto niente, non è riuscito quasi mai a rendersi pericoloso sciupando anche le buone trame della prima frazione. Collacchioni ha provato ad aumentare il peso dell’attacco con Lucatti, Lo Faso e Bamba, ma nessuno di loro ha trovato il guizzo giusto. Un paio di occasioni sono arrivate nel finale, frutto del forcing “tutto cuore” finale, e non di un’azione manovrata. La doppia parata di Pacini sul tiro da fuori di Luci e il colpo di testa di Giuliani ha spento qualsiasi speranza. In tutto il campionato il Livorno non ha mai completato una rimonta, altro dato che dice tutto.
Parabola discendente
In questa stagione sono stati due i cambi di allenatore e in entrambi i casi il Livorno ha abbassato la propria media punti. Dopo cinque partite possiamo dire che anche il ritorno di Collacchioni non ha portato alcuna miglioria, anzi la squadra ha raccolto meno di un punto a partita. Sì, qualche idea di gioco in più rispetto a Esposito c’è, ma questo può andare bene per un Ponsacco o una Sangiovannese (con tutto il rispetto) e non per il Livorno. E quattro pareggi e una sconfitta sono un ruolino di marcia da retrocessione diretta. Un encefalogramma piatto che continua ormai da mesi e che ha portato il Livorno a rischiare addirittura il posto nei playoff. Il Flaminia, infatti, ha vinto contro il Ghiviborgo e si è portato a -1 dagli amaranto che dovranno difendere la quinta piazza nelle ultime due giornate. Forse, però, sarebbe meglio chiudere la stagione senza spareggi e pensare da subito al prossimo anno. Di sicuro la pensano così i tifosi (stoici) usciti a testa bassa anche dallo stadio di Poggibonsi dopo l’ennesima delusione stagionale. L’entusiasmo di due anni fa è un lontano ricordo. Compito di Esciua eialzare il morale della piazza. l
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