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Basket l'intervista

SuperMario vola su PL e Libertas. «Sono le favorite per andare in A»

di Alessandro Lazzerini
Al PalaModì con Walter De Raffaele (Foto Masini/Silvi)
Al PalaModì con Walter De Raffaele (Foto Masini/Silvi)

Boni prima della sfida di domani tra amaranto e Herons fa il punto sul campionato.  «Le livornesi hanno tutto per far bene: Fantoni e D’Ercole sono un valore aggiunto»

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LIVORNO.  Se facessimo un sondaggio tra i tifosi della pallacanestro livornese, senza bisogno di distinzione tra Libertas e PL, su quali sono i giocatori che più hanno temuto nella loro carriera, senza dubbio uno dei primi nomi a saltare fuori sarebbe Mario Boni. Il talento cristallino del numero 10 di Montecatini è sempre stato cerchiato di rosso dai sostenitori delle due squadre. Ricordi che a distanza di quarant’anni restano indelebili anche per Supermario. «Livorno è sempre stato un campo difficile – esordisce Boni -. In quegli anni la Toscana aveva un sacco di derby tra Montecatini, Livorno, Firenze, Pistoia e Siena, ma il PalaMacchia era una vera e propria bolgia. Era già un’impresa riuscire a entrare e uscire dal palazzo, figuratevi giocare in quel clima. Poi negli anni successivi con Teramo ho giocato anche in quello che oggi è il Modigliani Forum, diciamo che ho visto tutte le sfumature della Livorno cestistica».

Ha un aneddoto che le viene a mente?

«Ricordo che una volta i tifosi della PL ci aspettarono all’uscita dal pullman mentre entravamo al palazzetto. Tutti i miei compagni scesero in mezzo a quel clima rovente, io insieme al diretore sportivo Natali e all’autista rimasi dentro e ci toccò chiamare la polizia per introdurci al PalaMacchia. Scene di altri tempi».

E del campo che ricordi ha?

«Mi viene subito da pensare ai confronti contro giocatori di altissimo livello. Per la Libertas è impossibile non nominare Alexis, un 2, 03 che giocava da esterno, per me era uno degli avversari più tosti. Ovviamente poi ci sono Fantozzi, Carera, Forti, un gruppo di spessore. Dalla parte della PL lo stesso. Il primo che mi viene a mente è Bonaccorsi, uno dei playmaker più talentuosi e forti della pallacanestro italiana, e poi Addison».

Ancora oggi i tifosi di entrambe le squadre non l’hanno dimenticata, diciamo così.

«Gli stessi ragazzi in campo ogni tanto si sorprendono di tanto affetto a distanza di così tanti anni (ride, ndr) . Diciamo che ormai è quasi un piacere, mi fanno tornare giovane».

Passiamo al presente. Libertas-Herons è il confronto tra le due squadre più in forma del campionato.

«È una sfida bellissima, più importante per gli Herons che si giocano la qualificazione al quarto posto, mentre ormai la Libertas ha già staccato il pass per la B1 e per me finirà davanti a tutti. Sono due squadre diverse. I livornesi più “classici” come caratteristiche, con giocatori di livello altissimo, penso a Fantoni, Saccaggi e Fratto che è super. Dall’altra parte Herons non dà punti di riferimento, gioca in contropiede ed è davvero difficile da affrontare. Essendo in casa è favorita la LL, ma è un confronto aperto».

Un giocatore per parte che può essere un fattore?

«Per la Libertas dico Fantoni visto che Herons non ha un pivot di quell’altezza e quella fisicità. I rossoblù dovranno essere bravi a limitare “l’alto-basso” sui cambi sistematici. Herons se vince lo fa di squadra. Uno potrebbe dire: “Controllato Chiera, siamo a posto”. Invece no, muovono benissimo la palla e sono tutti protagonisti. È stato bravo Barsotti a dare responsabilità a tutti».

Là davanti c’è anche la PL.

«Le livornesi sono due squadre costruite con un budget importante e che per me vanno di diritto tra le favorite al salto di categoria. L’Unicusano aggiungendo D’Ercole a una base già solida come avevano sono prontissimi per i playoff. Poi da lì inizia un altro campionato».

Dai playoff rischia di rimanere fuori proprio Montecatini.

«Tutto si decide al PalaMacchia, perché in caso di sconfitta diventerebbe durissima. In ogni caso anche il quinto posto ci permetterebbe di incrociare la dodicesima, quindi l’obiettivo della B1 sarebbe ancora nelle nostre mani. Sarebbe un risultato eccezionale per una squadra nata due anni fa».

Ha parlato di favorite all’A2. Chi inserisce nel lotto?

«Oltre alle livornesi dico Roseto che viene da due finali consecutive e con l’innesto di Nikolic è a dir poco temibile. Poi Orzinuovi e Rieti, che come profondità di roster è la migliore, sono altre due big. Subito dopo Mestre e Faenza».

Ci sarà domani?

«No, me la guarderò alla televisione».

Però era al Modì per la Nazionale, uno dei sold out di questo anno magico per la pallacanestro livornese.

«Sì, Livorno grazie alla storica contrapposizione ha ritrovato stimoli e un entusiasmo a dir poco palpabile, oltre ad una passione che qui c’è sempre stata. Come testimoniano certi numeri è tornata a essere una delle capitali del basket italiano».

Qui la rivalità stracittadina è storia, a Montecatini invece una novità. Una volata il derby era solo con Pistoia.

«Gli Herons li ho sempre considerati una risorsa. La rivalità ha portato sfottò e interesse in una città in cui prima la pallacanestro era quasi morta, rischiando la retrocessione in C Silver. Con la nuova società è tornata forte l’identità montecatinese e spero che questi derby, oltre che per le varie città, possano essere un plus anche per la pallacanestro toscana, così da tornare ai fasti degli anni d’oro».

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