Gioco
L’addio del presidente Toccafondi tra lacrime e promesse: «Lascio il cuore a Livorno»
Il racconta dei due anni amaranto. «Quando sono arrivato non c’era nulla, lascio una società strutturata pronta al salto. Esciua? Persona seria, ha rispettato gli accordi che avevamo siglato»»
LIVORNO. «Rispetto alle altre volte, sono un po’emozionato». Lo dice subito Paolo Toccafondi. Ma per capirlo sarebbe bastato leggerglielo negli occhi o intuirlo da una voce rotta dai sentimenti contrastanti di questo addio. Da una parte la soddisfazione per aver fatto il bene del Livorno ed essere rimasto nel cuore dei livornesi. Dall’altra il dispiacere di scendere da un treno dove si è trovato bene. Perché Livorno gli è piaciuta da subito. Schietta, furba, istrionica e passionale, come lui. Alla base della sua scelta ci sono tanti motivi. «In questo secondo anno sono riuscito a essere meno presente per questioni personali che mi hanno indotto a valutare con ancora più attenzione se ci fossero soluzioni di valore per il futuro della società».
La scelta è caduta su Joel Esciua, con cui il presidente conferma di aver avuto rapporti fin dall’estate del 2021. «Il rapporto con Joel si è consolidato nel tempo, ma siamo rimasti in contatto sin da quando entrambi eravamo tra i papabili per la ripartenza del Livorno. C’è un pre-accordo compilato da tempo (circa sei mesi, ndr) , che troverà la prosecuzione da un notaio il 5 maggio, data anticipata rispetto al 30 maggio stabilito inizialmente. Gli elementi che fanno parte del contratto, e quindi la trattativa, erano già stati decisi in passato».
Il passaggio sui dettagli della trattativa è inevitabile. «Esciua ha mantenuto tutto quello che era previsto nell’accordo di opzione. La cifra è stata un po’diversa, ma alla fine abbiamo colmato il gap. La trattativa non poteva saltare per 100mila euro, quindi gli ho detto: va bene, ma il primo abbonamento è il mio. Sono fortunato, nella vita non mi manca niente e mi è venuto a mente un esempio del mio babbo che, prima che diventasse presidente, a Prato comprava 20-30 abbonamenti per gli amici tifosi. In questi anni ho visto gente fare sacrifici enormi per seguire il Livorno e mi è sembrato doveroso».
La questione legata al poco sostegno da parte dell’imprenditoria locale è sempre stato un tema centrale anche negli anni precedenti e lo stesso Toccafondi lo ha sottolineato. «Ho fatto un gesto, un abbonamento da 100mila euro e ci rimango male quando vedo che per tanti livornesi abbienti non è così. L’unico che in questi anni di abbonamenti ne ha fatti anche tre o quattro è Stefano Bandecchi, che ringrazio profondamente. Il Livorno ora è una società strutturata, che aggiustata di poco può fare i professionisti, ma per il futuro sarebbe bello se ognuno facesse la propria parte».
L’attenzione poi si sposta su quello che sarà il nuovo proprietario del Livorno. Nonostante le notizie di questi giorni, la curiosità dei livornesi sul finanziere è tanta. «Di lui posso parlare solo bene, avendolo frequentato in questi mesi. Versando una cifra del genere farà un gesto concreto, confermando anche la sua solidità economia. Le parole che su di lui hanno speso in sindaco Salvetti e Jaconi, oltre alle conferme del dottor Puccetti, sono una garanzie per i livornesi. Che persona è? Un grande appassionato di calcio, preparatissimo in materia e furbo, un aspetto mai banale in un mare di squali come il calcio. Ha tutto per fare bene: voglia, passione e possibilità economiche, oltre al tempo per programmare bene la prossima stagione». Archiviato anche il discorso Esciua, per il presidente è il momento di premere il tasto "stop" e tornare indietro nel tempo per rivivere questi due anni, tra periodi migliori e altri meno a livello sportivo, sicuramente indelebili.
«Sono arrivato a Livorno che non c’era niente. Solo la mia passione e quella della gente. Avevo quattro obiettivi: ricreare la società, non lasciare un euro di debito, dare il via al nuovo settore giovanile e vincere l’Eccellenza. Sono contento e soddisfatto di averli mantenuti, anche in se in D si doveva fare meglio».
È il momento dei ringraziamenti. E qui la voce di Toccafondi si rompe più di una volta. Nella sua emozione ci sono due anni di relazioni quotidiane diventate amicizie vere. «Ringrazio tutti coloro che hanno iniziato a lavorare a testa bassa in quei giorni in cui non c’era niente. Pranzammo con un 5&5 sugli scatoloni e oggi abbiamo ripetuto lo stesso pranzo. Faccio alcuni nomi e parto dal presidente Fernandez: per me è stato un secondo padre a Livorno. Poi il segretario generale Casali, il miglior acquisto di questi due anni, il marketing e la comunicazione con Discalzi e Tacchi, fino a tutti i "vecchini" che sono sempre presenti allo stadio. Quindi i magazzinieri, i giardinieri, la biglietteria, tutti. Ovviamente l’area tecnica, Braccini, Califano, Protti, e i giocatori. In particolare Luci, una delle ultime bandiere. Non ricordo un esempio simile nella mia vita calcistica. Non dimentico le istituzioni con il sindaco in primis e infine Cristiano Lucarelli e tutto il popolo amaranto che mi ha sempre trattato benissimo e in questi ultimi giorni mi ha fatto quasi commuovere. Questa è stata la mia soddisfazione più grande. Certifica che ho operato da persona corretta». Il microfono si spegne. I giornalisti si alzano in piedi e nella stanza risuona un applauso sentito. Toccafondi si mette al collo quella sciarpa che non si toglierà più. Lucarelli, nella telefonata di saluto, gli ha detto «di aver perso un presidente, ma aver trovato un amico». Ecco, il Livorno saluta un presidente, con la consapevolezza di aver trovato un amico e un tifoso. Uno di noi.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

