Il Tirreno

Livorno

L’intervista

Il finanziere brasiliano Esciua racconta i particolari della trattativa: «Livorno calcio, ecco il mio progetto»

di Alessandro Bernini
Il finanziere brasiliano Esciua racconta i particolari della trattativa: «Livorno calcio, ecco il mio progetto»

Le idee sul futuro. «La mia offerta è alta, non faccio aste. C’è da uscire subito dalla D, i soldi non mancano»

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LIVORNO. «Mi scusi un attimo, passo dalla Dogana e poi le spiego tutto». Joel Esciua è in Italia, «se troviamo l’accordo vengo anche subito a Livorno». Parla come un fiume in piena, sa la nostra lingua meglio di molti italiani, sembra abiti a Livorno da 30 anni da quanti particolari conosce.

Joel Esciua, ma allora prende il Livorno oppure no?

«Ho fatto la mia proposta al presidente Toccafondi, una cifra che ritengo congrua».

500mila euro

«Non posso e non voglio parlare di cifre, le dice lei. Però posso dirle che nel pomeriggio ho fatto un ulteriore sforzo alzando la mia offerta».

Ci risulta che sia arrivato a 600mila euro.

«Come prima, non posso confermare, le cifre le dice lei».

E sono le cifre giuste. E quindi?

«Quindi aspettavo una risposta da Paolo Toccafondi, speravo che arrivasse subito ma sono le 20.30 e ancora non l’ho sentito».

Beh, 150mila euro di differenza non possono far saltare una trattativa.

«Concordo».

Ma lei in un primo tempo aveva accettato la valutazione di 750mila euro.

«Doveva esserci una situazione diversa, ad esempio coi campi. Comunque ho fatto fare delle valutazioni ad alcuni esperti del settore, tutti mi hanno detto che intorno ai 3-400mila euro sarebbe una cifra adeguata. Mi sono spinto più in alto proprio perché voglio il Livorno».

L’opzione scade domani (oggi, ndr) a mezzanotte. Pensa di rilanciare?

«No, non lo farò. Sono un giocatore di scacchi, non di poker. Mi piace la tenacia ma non l’azzardo. Le aste le faccio quando voglio comprare opere d’arte o gioielli ma non nelle trattative. É uno dei miei principi».

Quindi se Toccafondi dice no alla sua offerta?

«Ringrazio e saluto».

Si tira indietro?

«Sì, domani sera a mezzanotte è il termine ultimo della mia offerta. Guardi, se c’è una cosa che proprio non amo, sono le telenovele. É già passato sin troppo tempo da quando si parla di Esciua, ora è il momento di chiudere. In un senso o nell’altro. Vedo che lei conosce le cifre, quindi il quadro ce l’ha senza dubbio chiaro».

Ce l’ha con Toccafondi?

«Assolutamente no. Anzi, dico di più. I tifosi del Livorno devono ringraziarlo per due motivi: il primo è che ha fatto rinascere il calcio a Livorno, il secondo è che porta avanti la società con tantissima passione. La passione è l’anima del calcio».

E se invece il Livorno diventa di Esciua?

«Mi metto subito al lavoro, con lo stesso entusiasmo che ha dimostrato Toccafondi».

Con quale obiettivo?

«Vincere subito il campionato di serie D. Una cosa è certa: non possiamo stare un anno di più in questo campionato».

Servono soldi.

«Lo so»

Continuiamo a parlare dell’ipotesi che lei prenda il Livorno. Avrebbe già un budget?

«Assolutamente sì. Ho già un piano finanziario, non faccio le cose a caso».

Quest’anno 1 milione e 300mila euro di budget non sono bastati.

«Un anno fa anch’io pensavo che per vincere il campionato potesse bastare una cifra del genere, ora mi rendo conto che invece servirà un investimento più alto».

É un problema per lei?

«Se fosse un problema mettere i soldi per vincere la serie D, mi spiega perché mi sarei gettato in questa avventura?».

In effetti la domanda ha un senso. Perché ha scelto Livorno?

«Perché è una città fantastica. Me ne sono innamorato alla prima visita, secondo me ha delle potenzialità pazzesche e inespresse. La vera Repubblica Toscana è Livorno. Poi voi avete uno spirito incredibile, sempre solari. E la tifoseria del Livorno meriterebbe un monumento ».

In che senso?

«Quest’anno i risultati non sono stati eccezionali, ma i tifosi hanno sempre seguito la squadra ovunque. Ho sentito solo un coro contro un allenatore e qualche fischio forse una volta. Poi sempre incitamento. Anche domenica. É bellissimo».

Ma lei segue tutto?

«Certo, vedo tutte le partite. E seguo anche i risultati della Pro Livorno Sorgenti, sono i nostri fratelli».

Scusi la domanda secca: ma i soldi in questa operazione ce li mette lui oppure ha delle persone dietro?

«Ce li metto io, voglio il Livorno mio al 100%. Nessun altro finanziatore, nessun socio».

E a cosa punta?

«Fino alla B ho la forza economica per tenerlo io senza problemi. Se poi si arriva a puntare a una serie B di vertice per andare in A, allora so già come muovermi».

Ovvero?

«In 35 anni di professione ho fatto guadagnare personaggi e imprese importanti. Oggi nessuno ha interesse a mettere soldi in una società di serie D, ma quando si parla di serie B o serie A, state sicuri che avrei supporti di alto livello».

Ha anche un progetto tecnico?

«Certamente».

Da dove partirebbe?

«Da due punti. Il primo è un direttore sportivo di alto livello, che ha già vinto questa categoria, in grado di scegliere giocatori forti e di carattere. E poi voglio un simbolo di livornesità, e chi meglio di Igor Protti?».

Domani (oggi, ndr) che farà?

«Resto in attesa, spero che giovedì sia il giorno giusto per stringere la mano con Paolo Toccafondi».


 

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