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Parola di Fantozzi: «Con i libertassini un amore infinito ma il senso d’appartenenza è sceso»

di Sandro Canu
Parola di Fantozzi: «Con i libertassini un amore infinito ma il senso d’appartenenza è sceso»

L’ex allenatore: «Non mi aspettavo l’esonero anche se non c’era fiducia. I messaggi dei tifosi restano, con quegli infortuni di più non potevamo fare»

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LIVORNO. A vederlo correre sulla sabbia impegnato nei lavori per la nuova stagione dei Bagni Rosa che gestisce insieme alla moglie Francesca, a Ilaria Tomei e Flavione Carera, sembra un ragazzino come quando volava, con le sue acrobazie e serpentine, sul parquet facendo innamorare i tifosi libertassini.

Lo incontriamo lì, in riva al mare per una chiacchierata in libertà, qualche giorno dopo il suo 62° compleanno.

Alessandro Fantozzi (o capitano, come la chiama il popolo amaranto), come sta?

«Sto bene, grazie».

È passato più di un anno dall’esonero dell’anno scorso. Come ha vissuto questo tempo?

«Mi sono goduto il tempo libero e ho potuto dedicare più ore alle mie passioni che non avevo potuto sviluppare. Prima tra tutte lo sci».

È più stato al palazzetto?

«No, non a Livorno».

La serie B e le due livornesi le sta seguendo?

«Le seguo come tutti i campionati, leggo i giornali, mi aggiorno. L’unico campionato, aspettando i playoff, che non vedo è la Nba. Libertas e Pielle sono due squadre ben costruite con giocatori di categoria superiore che portano esperienza e qualità».

Ottomila al derby di andata, biglietti esauriti in pochissimi giorni per quello di ritorno. Che effetto le fa?

«È una bella immagine. Un bello spettacolo che fotografa la passione dei livornesi per la palla a spicchi. È il segno di un amore che non è mai morto. C’è stata sì una flessione, ma la rivalità tra i due club ha nuovamente acceso l’amore».

Lei ha vissuto il boom di fine anni Settanta e inizio anni Ottanta con le due livornesi in testa in testa alla serie B che poi riuscirono a fare il grande salto che aprì le porte al decennio magico di Basket City: che somiglianze e differenze nota da allora?

«La somiglianza è la rivalità. È lo stesso spirito che caratterizza i due diversi periodi. È la molla trainante per ambire a salire in categorie superiori. Differenze non ne vedo».

Lei è stato il prodotto più importante del vivaio Libertas, di là c’era Bonaccorsi. Ora la Libertas è senza settore giovanile, mentre la Pielle fa fatica a svilupparne uno importante. Può essere un limite?

«Nell’immediato non è un problema. Certo è che se una società si vuole strutturare nel tempo il settore giovanile diventa una base solida, necessaria per il futuro. Ci vogliono istruttori di livello che devono essere riferimenti importanti per i ragazzi. Penso a Posar e Vadacca che mi hanno insegnato la pallacanestro, a Benvenuti, Aprea e Cianfrini che hanno fatto la storia e sono stati determinanti nel lavoro, nella programmazione e nello sviluppo dei giovani».

Veniamo alla sua Libertas: è uscito in silenzio dopo l’esonero. Ma quanto le ha fatto male?

«Sono uscito senza polemiche. Ritengo che la scelta della società di cambiare debba essere accettata. Non ho provato rabbia allora, non provo risentimento adesso. Solo delusione. In primis per il momento in cui è stata presa la decisione e per come la società ha portato avanti le dinamiche all’interno del gruppo».

Se l’aspettava? O avrebbe voluto più tempo?

«Non me lo aspettavo. Stavamo attraversando un periodo complesso con infortuni importanti. Nelle festività natalizie pensavamo di recuperare tutti e invece purtroppo siamo stati aggrediti dal virus. Abbiamo dovuto saltare alcune partite e recuperarle in 15 giorni. Un tour de force di due settimane senza una condizione fisica adeguata che ha avuto il suo culmine nel derby dove ci siamo presentati a secco di energie, senza carburante».

Nei giorni scorsi Paolo Capitani, ds della Libertas dell’anno scorso, ha affermato che senza tutti quegli infortuni la squadra sarebbe arrivata ben più avanti. È d’accordo?

«È stato un anno sfortunato, segnato da infortuni. Penso che abbiamo fatto il massimo di quello che potevamo fare. Prendo a esempio Morgillo che avevo avuto a Fabriano. È arrivato debilitato con una condizione fisica tutta da programmare e la sua stagione è stata poco brillante non rendendo come in terra marchigiana. Quest’anno ha recuperato e sta disputando un campionato di alto livello con l’Unione Basket Padova».

La notizia dell’esonero fu eclatante, un po’ come quello che fece Spinelli con Lucarelli. Con la Libertas i rapporti come sono? Il presidente Consigli più volte l’ha citata come una bandiera, però per la festa dei 75 anni non si è presentato…

«Da quando Andrea Forti, che è il mio procuratore, mi ha comunicato la decisione, non ho avuto più contatti. Con Roberto e Gianluca (Consigli e Mannucchi, ndr) non c’è mai stata condivisione di idee, è mancato il rapporto di fiducia. In questo clima non è stato facile allenare. Per questo il senso di appartenenza è un po’ diminuito e ho preferito declinare l’invito per i 75 anni».

I suoi ex giocatori li sente ancora?

«In questo momento no. Ho avuto modo di parlare con alcuni dopo l’esonero. Mi ha fatto piacere sentirli».

Lei resta il mito dei tifosi libertassini: lo sente l’affetto o si è rotto qualcosa per sempre?

«L’affetto è rimasto. Non è cambiato niente. Ho ricevuto tantissimi messaggi, attestati di stima e di affetto. Il rapporto, il sentimento che mi lega con i tifosi libertassini è indissolubile e niente e nessuno potrà mai scalfirlo. Le emozioni che abbiamo condiviso ci legheranno per sempre».

Quanta differenza c’è tra la sua Libertas e quella che Andreazza ha a disposizione quest’anno?

«Sostanziale. È una squadra completamente nuova con l’inserimento di giocatori di categoria superiore che hanno alzato il livello tecnico e di esperienza. Completa, con tante frecce nell’arco, migliorata fisicamente sul perimetro, attrezzata per un campionato di vertice».

E il giudizio sulla Pielle?

«Analogo. Roster solido, con l’esperienza di giocatori di serie A, con una notevole qualità tecnica tale da permettere ambizioni importanti».

Andrà al derby?

Fa un bel sospiro. «Ci penserò».


 

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