Gioco
La pallacanestro vincente di Carlino: 14 vittorie su 15 gare firmate Parcesepe. «Il segreto? I rapporti umani coi giocatori»
Fra i tanti allenatori livornesi che nelle cosiddette minors allenano fuori città ecco la storia di Carlo
LIVORNO. Fra i tanti allenatori livornesi che nelle cosiddette minors (le squadre al di sotto della serie B) allenano fuori città, un caso abbastanza particolare è rappresentato da Carlo Parcesepe, “Carlino” per tutti gli amici.
Un amore per il basket sbocciato tardi e, forse per questo, non ancora sopito ora che ha da poco passato i 50 anni. «Sì – dice – giocavo a calcio e, senza falsa modestia, ero anche abbastanza bravo. A 16 anni venni fermato per un problema fisico e mi avvicinai al basket. Prima il torneo delle parrocchie, poi la cosa si è fatta più seria. A Stagno, con Gianni Landi, sono stato una vita, 10 anni da giocatore e poi 8 da allenatore».
Un lavoro in Asa, ancora uno scalino prima di passare funzionario, l'impegno nel sindacato (è nel direttivo Filctem), una bellissima famiglia, con la moglie Deborah e la piccola Alice.
Come si fa a trovare lo spazio anche per il basket, addirittura, come quest'anno, allenando a 40 km. da casa, Chiesina Uzzanese, tre allenamenti a settimana e una partita, non di rado ancora più lontano.
«É la passione, allenare mi piace troppo. Negli anni senza panchina quando tutto era fermo per il Covid, sentivo che mi mancava qualcosa. Questa poi è un'esperienza stimolante, la prima volta fuori dalla provincia di Livorno. Mi hanno cercato, mi hanno, per così dire, perdonato una partenza da incubo, una vittoria nelle prime sei partite».
E ora state vivendo un momento magico...
«14 vinte nelle ultime 15 partite, l'unica sconfitta al supplementare dopo essere stati sopra per 39'30. A volte ci penso ancora».
Ma per la promozione in C ci siete anche voi?
«L'imbuto è strettissimo, con una sola promozione. Ma ora siamo a 4 punti dal secondo posto, abbiamo un pubblico entusiasta e vogliamo provarci fino in fondo».
Lei una serie D l'ha già vinta, sa come si fa..
«Il ricordo più bello della mia carriera, un gruppo favoloso con Maurizio Vortici in cima, Paolo Dani come diesse e una squadra di ragazzi fantastici. Vincemmo la serie D contro ogni pronostico, in un crescendo di risultati e di entusiasmo. Purtroppo la C non potemmo farla per problemi economici e facemmo altri due anni di D, in entrambe le occasioni arrivando secondi. Quelli del Meloria restano per me anni fantastici, chiusi con 73 vittorie su 87 partite».
E dopo il Meloria?
«Donoratico, sempre in serie D. Anche lì un'ottima stagione con i play-off e 26 vittorie su 32 partite giocate. Allenavo, fra gli altri, Lorenzo Pistillo, che l'anno dopo era in serie B con Cecina, dove è ancora il capitano. Di lui mi riconosco il merito di averlo allontanato dal canestro e di averlo fatto svoltare, grazie all'ottimo tiro che ha».
Qualche altro nome noto allenato?
«Nicola Paoli, il numero 1 in assoluto, al KCS prima che facessero la fusione con il Meloria. Era ormai a fine carriera ma mai avuto uno con la sua classe. E poi tanti: Landi, un due metri che sapeva fare tutto e Tommy Dell'Agnello a Stagno, Raffaelli, Salazar e Spinelli al Meloria, ma sicuramente faccio torto a qualcuno».
Ma al di là dell'aspetto tecnico tutti le riconoscono il merito di saper instaurare un bel rapporto umano con i suoi giocatori.
«É una dote che mi riconosco anche io e che mi fa piacere di avere. In panchina so essere anche duro, ma con tutti i giocatori che ho allenato si è sempre creato un rapporto speciale, che è andato al di là di quello professionale e che è durato nel tempo»
Chiudiamo con i “maestri”, se ce ne sono stati...
«Certo che ce ne sono stati, nessuno nasce “imparato”, come si dice. All'inizio della carriera sicuramente mi ha consigliato molto Marco Mori. Chi mi ha fatto cambiare modo di allenare è stato Marco Pistolesi, del quale sono stato assistente alla Libertas Liburnia e grazie al quale ho vinto la mia unica (spero per ora) partita di serie C, una volta che non potè andare lui in panchina. Nessuno fra quelli che ho conosciuto mette in settimana la sua intensità negli allenamenti. E poi sono collega al lavoro di Walter Angiolini. Le nostre colazioni sono sempre...tecniche».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
