Il Tirreno

Livorno

Qui PL. Il saluto di Matteo Graziani. «Tutto indelebile»

di Francesco Parducci
Qui PL. Il saluto di Matteo Graziani. «Tutto indelebile»

Dieci partite e ora il passaggio a Crema. «Grazie ai tifosi, il derby è già storia»

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LIVORNO. 10 partite, un contributo che è andato ben al di là delle statistiche ma che va letto sotto il profilo dell’impegno, della serietà professionale, dell’attaccamento alla maglia. Matteo Graziani non è più un giocatore della Unicusano PL, il rientro di Loschi e quello ormai imminente di Piazza hanno fatto sì che la guardia livornese sia un giocatore della Logiman Crema.

Graziani, che voto possiamo dare alla breve ma intensa esperienza in maglia Unicusano?

«Direi fra il 7 e l’8. Quando ci sono stato io abbiamo perso forse qualche partita che non dovevamo perdere ma ne abbiamo vinte altre molto difficili, a volte forse il mio contributo non è stato quello che avrei voluto ma quando sono arrivato eravamo primi e tali eravamo quando me ne sono andato. Diciamo che non ho fatto danni (ride, n. d. r.) » .

E poi c’è stata la chicca del derby.. .

«Questa è una cosa che porterò per sempre con me, un ricordo indelebile. Chi non l’ha giocata una partita del genere non può immaginare cosa si provi a scendere in campo davanti a 8.000 spettatori. Da bambino ero già stato dentro al PalaModì, ai tempi della TD Shop, ma pieno così non l’avevo mai visto. E vincerla poi, una partita del genere...».

Ha colpito molti, durante la partita contro Montecatini, vederla gettarsi a terra alla caccia di una palla vagante. In fondo non era già più un giocatore della PL, il giorno dopo sarebbe stato a Crema. Che senso c’era a rischiare di farsi male. Questione di dna di famiglia?

«La PL mi ha aiutato. A fine agosto ero a un passo dalla firma con Eurobasket Roma, in A2, quando la società è saltata per aria. Mi sono trovato senza squadra a pochi giorni dall’inizio del campionato, quando tutte si erano già sistemate, al primo anno da senior. Perché finché sei under è tutto facile, ti vogliono tutti. Poi da senior diventa tutto più difficile, con la limitazione a 7 per squadra. La PL mi ha consentito di allenarmi con loro anche se non avevano bisogno di me e era giusto che dessi il massimo fino all’ultimo secondo».

I tifosi a queste cose ci fanno caso. E le hanno voluto bene da subito.

«E io voglio bene a loro. Possono stare certi che non li dimenticherò mai».

Ma ormai è un ex. Quindi forse può rispondere con più distacco a questa domanda. Ma esiste davvero la sindrome del PalaMacchia? In trasferta 10 vittorie su 11, in casa 3 sconfitte delle ultime 4 uscite...

«Un po’sì e un po’no. Diciamo che l’unica sconfitta che non ci stava era quella con Sangiorgese. Certo, può anche darsi che qualcuno senta la pressione di dover ripagare il pubblico con una vittoria, ma non parlerei di “sindrome”. E poi avercele duemila persone a partita: domenica a Crema c’erano 500 persone, di più non ce n’entrano al palasport, e mi sembrava di fare allenamento».

E veniamo a Crema. Domenica coach Baldiraghi le ha subito dato 25 minuti. Non male...

«Il motivo per cui ho scelto Crema è principalmente quello che sapevo che lì avrei trovato le condizioni per giocare parecchio, che è la cosa della quale in questo momento ho più bisogno. Ho bisogno di ritrovare le mie certezze, che ultimamente, stando senza giocare, se n’erano un po’andate».

Un addio o un arrivederci?

«Non lo so, non si può mai dire. Quello che è certo è che vestire la maglia della PL è stato un onore».
 

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