Il Tirreno

Livorno

Basket: Serie B

Tripudio Libertas all’overtime. Fort Allende resta inviolato

di Giulio Corsi
Tripudio Libertas all’overtime. Fort Allende resta inviolato

Partita complicatissima contro Gema che trova il pari all’ultimo secondo. Fantoni gigantesco trascina gli amaranto insieme ai canestri di Ricci

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LIVORNO. La sofferenza unisce. Come il senso di ingiustizia collettiva che si prova davanti a un pasticcio arbitrale delle dimensioni viste ieri sera, un fallo allucinante fischiato a Ricci sulla sirena, anzi a due centesimi di secondi dalla fine, sul 58-56, che ha mandato Laganà in lunetta e spedito la partita ai supplementari.

La sofferenza unisce, rinsalda il senso di appartenenza e allora ecco il tripudio dopo averla vinta questa sfida matta e a tratti disperatissima, Fantoni che incita il popolo libertassino, il palazzo tutto in piedi ad applaudire i giocatori amaranto, la Carmen che risuona, “noi siamo la Libertas, Livorno siamo noi”, l’imbattibilità casalinga che continua, dieci avversari su dieci che hanno chinato il capo uscendo da Fort Allende, il secondo posto ancora lì, tenuto stretto con le unghie e con i denti.

Che fatica battere la Gema. E quante emozioni contrastanti da questa domenica di basket, di grandi giocate mischiate a errori clamorosi, di buone speranze e al tempo stesso di preoccupanti perplessità.

Vien da chiedersi a mente ancora calda: qual è la vera Libertas? Quella che finalmente ha giocato per il suo totem Fantoni, immenso, 38 minuti in campo a 38 anni, bravissimo nei movimenti con i piedi a mangiarsi tutti a colazione, Di Pizzo, Infante, Duranti, a far valere il suo fisico, autore di una tripla-doppia micidiale, 27 punti, 12 rimbalzi, 10 falli subiti, quando contava preciso pure dalla lunetta (9/14 il bottino dalla linea della carità, ma era partito con 2/5...)?

Quella che ha trovato in Sipala il mastino implacabile per tener fuori il più possibile dal gioco Marco Laganà? Quella che ha trovato nell’estro e nel coraggio di Ricci la chiave di volta per tagliare a fette la zona termale e per rompere il ghiaccio che si era creato nelle vene amaranto? Quella che finalmente a lunghi tratti è andata di corsa e spinta da un Forti in versione un po’ Lupin (5 palle rubate) un po’ Leclerc ha pigiato sull’acceleratore e trovato canestri in contropiede e transizione? È questa la vera Libertas?

O è quella che nell’ultimo quarto si è impantanata, come successe a Omegna a metà terzo tempino, come successe a Pavia nel finale, ed è riuscita a segnare soltanto 7 punti in 10 minuti? È quella che continua a sparacchiare da fuori (4/27 dall’arco, dopo il 5/29 con Borgomanero, il 6/28 con Sangiorgese, il 4/26 con Omegna) diventando, senza Saccaggi, facile preda delle zone? È quella che a due minuti e mezzo dalla sirena, sul più 6 (58-52) palla in mano è riuscita a sbagliare 6 possessi di fila e a farsi rimangiare tutto il vantaggio, nonostante l’esperienza, la forza del roster, il palazzetto tutto dalla sua parte? Rivediamoli in sequenza quegli errori: tiro da tre sbagliato da Lucarelli, poi da Sipala, poi due palle perse di fila di Forti e subito dopo una di Fratto, con Montecatini che punticino dopo punticino rientrava e iniziava a credere nel miracolo, nel rewind della vittoria dell’andata, fino al 58-56 a sette secondi dalla fine, con Lucarelli in lunetta per chiuderla, che invece per due volte si è visto respingere dal ferro l’ansia del rigore vincente e di là la bagarre, la palla che finisce a Laganà, gli arbitri che si inventano il fallo di Ricci nel caos totale, il figlio di Lucio che fa 2/2 e porta Montecatini all’overtime.

Tra la rabbia e l’incredulità sono apparsi gli spettri, anche perché per la prima volta (tolti i primi minuti) Gema è passata pure in vantaggio e il gelo offensivo ha continuato a macchiare ogni possesso amaranto: Laganà ha fatto il 58-60, ma Ricci e Fantoni si sono caricati la squadra in spalle, Tommy ha inventato un canestro da campione, Amos si è buttato in area due volte con lo stesso coraggio di una tigre nel cerchio infuocato di Ivan Orfei e in via Allende è esplosa la festa. Due punti difficili e importantissimi per continuare con lo spirito giusto il lungo lavoro nel cantiere amaranto.
 

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