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Il cuore diviso di mamma Francesca: «Tifosa PL da oltre 40 anni, mi trovo mio figlio in maglia Herons»

di Andrea Masini
Il cuore diviso di mamma Francesca: «Tifosa PL da oltre 40 anni, mi trovo mio figlio in maglia Herons»

Filippo Barra nato e cresciuto cestisticamente nella Pallacanestro Livorno oggi secondo assistente di coach Federico Barsotti sulla panchina di Montecatini

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LIVORNO. «Cari tifosi, abbiate pietà, io piellina da 40 anni ma con un figlio in panchina Herons. Sarò in curva Nord, non esagerate, ci sono anche io…». Chi parla è Francesca Gori, mamma di Filippo Barra. Sorride e si prepara a una domenica col cuore diviso più o meno a metà.

Coi tifosi della curva PL Francesca è amica da una vita e continuerà ad esserlo, ma domenica - sugli spalti - il suo cuore batterà anche e soprattutto per il figlio. Livornese, ovviamente. Nato e cresciuto cestisticamente nella Pallacanestro Livorno (nidiata ’90 allenata da Stefano Corsini), oggi secondo assistente di coach Federico Barsotti sulla panchina della Fabo Herons.

«La Pielle è la Pielle - ci confida Francesca Gori - la seguo fin dai tempi di Leone Mare, Grasselli, Filoni… sempre in curva Sud. Da ragazzina passavo interi pomeriggi al Basket Club e preparare i coriandoli per la domenica. Momenti di gioventù di cui vado fiera e che non dimenticherò mai. Non è tutto: entrambi i miei figli sono cresciuti e hanno giocato nella Pallacanestro Livorno a quei tempi seguivamo sempre la prima squadra di Manrico Vaiani».

Fino a pochi mesi fa, quando Filippo (il secondogenito, ndr) è entrato a far parte dello staff di coach Barsotti dopo una bella esperienza nel settore giovanile della Juve Pontedera: «In casa mi stanno prendendo un po’ in giro e non vi dico quanti messaggi ho ricevuto da vecchi amici e tifosi; l’emozione sarà tantissima, ma da mamma o da tifosa avrò la fortuna di vincere comunque. Tra l’altro quest’anno ho avuto la sorte dalla mia, dato che i calendari delle due squadre sono alternati: quando la Pielle gioca in casa Herons è in trasferta e viceversa. Di conseguenza non me ne sono persa una, né dall’una né dall’altra squadra. Chiudo dicendo che sono piellina e me ne vanto, ma un bel pezzo del mio cuore domenica tiferà anche per mio figlio».

Un vortice di emozioni, ovviamente, sta travolgendo anche Filippo Barra: «Mantengo bellissimi ricordi dei miei primi palleggi alla Pielle, in via Cecconi. E ancor prima, di quante partite ho visto seguendo la squadra ’87 di mio fratello Matteo in giro per l’Italia. Del resto abitavamo a pochi passi dalla palestra, mamma piellina, quindi venne tutto naturale. Come stiamo vivendo questa settimana? In maniera serena, come fu all’andata. Qualche battuta, ma quella fa parte del gioco. Rivedere la Pielle a questi livelli mi rende davvero felice, così come ad ottobre mi ha fatto piacere riabbracciare David Fini e Riccardo Masini, persone speciali che da anni lavorano e mettono passione nella Pielle. Al di là del mio mestiere, dell’aspetto agonistico e professionale, è stato bellissimo ritrovarli a distanza di anni ancora su un campo da basket».

Domenica Herons si troverà davanti, oltre alla Pielle, un muro di 2000 persone (capienza massima del Pala Macchia): «Siamo in un momento storico nel quale i social misurano nel miglior modo possibile l’entusiasmo della gente, quindi basta scorrere un po’ le pagine di Pielle e Herons per capire che tipo di ambiente ci sarà al palasport. C’era un post che mia mamma ha commentato e aveva qualcosa come 80 commenti, incredibile a metà settimana…». Pielle domenica, Libertas - sempre in via Allende - più avanti: «Sono ovviamente due squadre molto forti, altrimenti non si troverebbero nei quartieri altissimi della classifica. Forti, ma profondamente diverse: a mio modesto avviso e gusto, preferisco la Pielle. Mi piace il modo in cui gioca e si esprime, la capacità di adattarsi a qualsiasi tipo di avversario e di non morire mai, vedi in ultima la trasferta di Piombino. E poi giocano in 10, dettaglio che non tutti possono permettersi». 

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