Gioco
«Noi corti? Nell’89 lo dicevano anche della grande Enichem...»
Roberto Consigli suona la carica per i quarti di Coppa: «Orzinuovi dovrà sudare» Società: pronti a entrare Colò, Botta e Inghilesi. Palasport: «Vogliamo la gestione»
LIVORNO. A Orzinuovi, comune di 12mila abitanti in provincia di Brescia, la Libertas è pronta a vivere una notte di gloria. Comunque vada sarà un successo: giocare i quarti di finale di Coppa Italia significa essere, oggi, tra le migliori otto squadre d’Italia.
Roberto Consigli, presidente amaranto, come vive questo appuntamento?
«Sento l’importanza per la società, per i tifosi, per i soci e per gli sponsor di essere arrivati a questo traguardo prestigioso. Abbiamo disputato la Coppa due anni fa, sappiamo di cosa parliamo».
Una sfida difficile, in trasferta, sul campo forse della più forte di tutta la B, senza Saccaggi...
«Ci piacerebbe andare avanti. Ci è toccata Orzinuovi che è una delle squadre favorite per l’A2 insieme a Rieti: sono forti, l’allenatore, Marco Calvani, è un amico personale, molto bravo. Una grande società che non si capisce come si retrocessa l’anno scorso. Sarà una grande partita, ci sarà grande pubblico: Calvani mi ha detto che stanno vendendo tanti biglietti. Siamo emozionati e contenti. Esserci è la dimostrazione che il progetto Libertas va avanti».
La sconfitta di Pavia (e prima quella di Omegna) ha un po’ offuscato il gran cammino fatto fin qui.
«A nessuno fa piacere perdere, è chiaro, ma come società io credo che ciò che conta sia portare avanti il progetto pian piano, senza l’ansia di dover vincere per forza ma sapendo che dobbiamo costruire qualcosa che abbia basi solide. È ciò che stiamo facendo. Bisogna guardare il percorso, non la singola partita dove ci sta di giocare male, di sbagliare. È il bello dello sport. Sicuramente dopo il dispiacere di Pavia c’è la voglia di rifarsi fin da Orzinuovi: vogliamo farlo sudare questo squadrone».
Le critiche dopo Pavia sono state forti. Come vive il malumore dei tifosi?
«I nostri tifosi hanno un po’ criticato e la cosa mi fa sempre un po’ sorridere, denota grande attaccamento, grande passione. Qualcuno è rimasto trent’anni senza pallacanestro, come se fosse stato ibernato nell’89, e noi lo stiamo scongelando. Qualcuno è abituato a un’altra pallacanestro, soprattutto dagli sportivi di una certa età sento commenti molto forti, erano commenti che venivano fatti anche all’Enichem arrivata a gara cinque di finale. Ricordate? Bucci non è un vincente, Forti è troppo secco, Fantozzi quando conta non c’è, gli americani erano sempre sbagliati, Carera fa sempre 5 falli e sbaglia i tiri liberi, Tonut è moscio. Ora mi vien da ridere il doppio. Mi sento dire che siamo corti, è la stessa critica dell’89».
Ma lì c’erano i quattro moschettieri più due americani...
«Tanti dicevano che non potevano arrivare fino in fondo perché erano pochi. Speriamo che la stessa critica ci porti fortuna. Se siamo corti come loro…».
Erano grandi campioni.
«Non dimentichiamoci che grandi campioni li abbiamo anche noi. Uno come Fantoni ha 37 presenze in nazionale, ha giocato gli Europei. Abbiamo giocatori che sanno vincere e che sanno che i campionati si vincono a primavera».
Dunque secondo lei la Libertas non è corta? Ora poi siamo anche senza Saccaggi...
«Dispiace non averlo a Orzinuovi, ma lo stop non sarà lungo».
Ma sul mercato la Libertas ci va?
«Siamo attenti, anche perché ci chiamano molti procuratori per proporci giocatori. E anche questo è sintomo della crescita della società. Il problema è che ci interessa inserire giocatori di livello senza mettere fuori nessuno dei nostri, per questo un senior non lo cerchiamo. Se avremo la possibilità vogliamo un under molto forte, come Bargnesi, allora sì che ci muoveremmo. Le squadre che li hanno, anche per gli obblighi degli under, non li cedono».
Sul taccuino c’è qualche nome?
«Ne abbiamo 4-5, speriamo che almeno uno si riesca a sbloccare».
I soldi ci sono?
«Non è questione di soldi. È più un discorso di regole che impongono un tot di under per cui chi li ha non li può cedere».
Quale profilo hanno questi nomi?
«Profili tecnici diversi, si parla di esterni. Vogliamo uno con almeno due, tre campionati da protagonista».
Dunque pensate di prendervi ancora tempo?
«In due, tre settimane potrebbe evolvere la situazione. Vogliamo un intervento mirato. Sennò si rischia di buttar via soldi e poi c’è un discorso di equilibri nel gruppo squadra. Non vogliamo teste calde».
A livello societario come stanno andando le cose?
«C’è molta attenzione intorno a noi, su Instagram abbiamo raddoppiato gli amici, gli spettatori a partita sono aumentati del 45% rispetto all’anno scorso. La fondazione sta portando nuovi soggetti ad avvicinarsi alla Libertas».
Si dice che a breve entreranno in maniera importante Luca Colò, Yann Inghilesi e Gianluca Botta.
«Sono sicuramente tre libertassini. Botta era sponsor, è socio e tifoso, Colò è uno dei nostri sponsor più forti. Stiamo parlando di soggetti molto importanti, che penso avranno un ruolo – e non solo loro – altrettanto importante nella società futura».
Radio basket dice che, con altri, potrebbero rilevare anche la maggioranza della Libertas.
«Non è previsto che vengano rilevate quote. La Libertas è della fondazione, la fondazione si occupa del reperimento delle risorse. La gestione della società è demandata alla società sportiva Libertas 1947».
Dunque la “democrazia libertassina” resterà anche con l’entrata di soci più forti?
«Tra pochissimo andremo con l’assemblea a votare il nuovo consiglio della fondazione, grazie alla quale nuovi soci possono entrare. Il meccanismo che abbiamo costruito è incentrato sulla pluralità, non si va verso un accentramento di potere nelle mani di qualcuno, ma in un maggior coinvolgimento di soci esistenti e di soci nuovi come Yann (Inghilesi, ndr), che è uno di noi, da quando giocava nella Libertas».
Sarà Colò il presidente della Fondazione?
«Bisogna vedere se si candida e se lo vota l’assemblea, che è sovrana. Io credo che Luca incarni sia lo spirito che i valori nostri, e allo stesso tempo abbia un approccio simile a quello della società in questi anni. Lo vedrei bene. Diciamo che me lo auguro. Teniamo conto al contempo che in società un ruolo decisivo ce l’ha l’associazione tifosi che è depositaria del marchio registrato Libertas e questo le dà un peso molto importante sulla Fondazione».
Dopo i problemi in via Pera, ce ne sono stati ripetuti anche alla Gemini. Tanto che adesso vi state allenando in Accademia Navale.
«La situazione impianti a Livorno è tragica. In questo periodo per i costi di manutenzione ed energia è complicata la vita degli impianti privati come Gemini e via Pera. Dall’altra parte le condizioni in cui versano le strutture pubbliche sono note. Lo dico di nuovo: in questa città per dare un futuro solido al basket gli impianti devono essere messi a gara, in modo che le società che giocano nelle categorie più importanti possano gestirli e fare investimenti per renderli idonei all’attività professionistica. Sennò si va poco lontani».
Ma la legge ha prorogato le concessioni fino al 2025...
«Allora dopo il ’25 si spera che i palazzetti vadano a gara. Sul palasport qualcosa deve essere fatto sennò non c’è prospettiva. Capisco che l’ospedale sia prioritario rispetto al palazzetto, il sindaco me l’ha detto tante volte, però... Intanto ringrazio il comandante dell’Accademia. A marzo noi e PL giocheremo con i cadetti per una grande festa dello sport. Hanno impianti molto belli, potrebbe nascere una sinergia. Potersi allenare lì è un modo per far sentire la nostra vicinanza. Ha organizzato tutto Dino Seghetti. Mi ha raccontato Walter (De Raffaele, ndr) che ai tempi della A talvolta andavano anche loro».
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