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Basket: Serie B

Libertas, abbiamo un problema: a Pavia l’ennesimo harakiri

di Giulio Corsi
Libertas, abbiamo un problema: a Pavia l’ennesimo harakiri

Vittoria buttata dopo essere stati avanti per 39 minuti, solo 7 punti nell’ultimo quarto, 16 palle perse, lunghi poco serviti: serve un acquisto

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PAVIA. Un’altra sconfitta di due punti. La terza, su quattro ko subiti finora. Stavolta fa ancora più male. Diciamolo pure, fa incazzare. Le facce dei giocatori che escono dallo spogliatoio uno alla volta a testa bassa, la delusione dei trenta tifosi arrivati fin qua, l’amarezza dei dirigenti in tribuna, le parole di Andreazza. Tutto racconta perfettamente la situazione.

Abbiamo perso la prima posizione ma non è questo il fatto. È la prestazione della Libertas. È il campanello d’allarme che era già suonato a Omegna e stavolta pare la sirena del cantiere dai decibel con cui ci grida che abbiamo un problema. Far finta di niente, andare avanti col brodino caldo che probabilmente arriverà domenica prossima contro Borgomanero sarebbe un errore. Serve un rinforzo. Un esterno, con punti nelle mani e anche la capacità di far girare la palla e dare ritmo.

Poca lucidità in attacco e in difesa nei momenti clou, killer instinct mancante, che non ci permette mai di chiudere a chiave la partita, sterilità offensiva preoccupante per una squadra che ha gente come Lucarelli, Saccaggi et cetera et cetera. Sette punti nell’ultimo quarto. 63 in tutta la partita, ed erano stati 60 a Omegna e 59 nel derby. Va bene difendere, tenere gli avversari a sessanta o giù di lì. Ma i cannoni sono fatti apposta per sparare e invece le nostre bocche da fuoco sembrano pistole ad acqua talvolta.

E poi l’esperienza: la Libertas è stata avanti per 39 minuti e 11 secondi. E si è fatta beffare da Gallizzi, data di nascita dicembre 2000, che a 49” dalla sirena ha siglato facile facile il primo sorpasso pavese (65-63) con l’ennesima bomba, dopo quella di Oboe (ottobre 2000) del 62-63, dopo le tre di fila di Giampieri, a cui abbiamo assistito impotenti.

Negli ultimi 49” abbiamo avuto due possessi, il primo l’abbiamo sbagliato a 30” con Lucarelli dall’arco (c’era fallo), il secondo avendo il pallone del pareggio o della vittoria a 12”, ma in questo caso non siamo riusciti neanche a tirare perché Bargnesi e Ricci hanno pasticciato. «Avevo chiesto di metter palla dentro», spiegherà a fine partita il coach, ma il Molten dentro non c’è arrivato.

Ecco un altro errore: i pochi palloni che hanno visto Fratto e Fantoni nell’ultimo quarto, dopo che invece nel terzo tempino giocare per loro aveva significato raggiungere il massimo vantaggio (40-48). E ancor di più il tonnellaggio amaranto andava sfruttato nel finale quando Pavia era rimasta senza Di Gregorio. Macché: abbiamo visto tiracci, l’ultimo un cross dall’arco di Forti a un minuto e mezzo dalla fine, sul 59-63, l’azione che poteva far scuocere il riso ai padroni di casa e che invece li ha invitati al succulento galà dell’ultimo giro di lancetta, con Oboe che di là ha avuto ben altra mira e ha piazzato il meno uno, 62-63.

Possiamo aggiungere al quadro 16 palle perse e troppi tiri liberi sbagliati (sei errori su 17).

Attenuanti non ce ne sono e il successo di Pavia, che alla fine quasi non ci credeva, è stato meritato. Sebbene per dovere di cronaca sia doveroso raccontare i fischi-assassini contro gli amaranto negli ultimi tre giri di lancetta: infrazione di tre secondi a Fantoni e due passi di fila inesistenti a Fratto e Ricci. Ma una squadra che punta ad arrivare in fondo nella maratona per l’A2 questa partita doveva vincerla a prescindere.

Pavia ormai è archiviata. Tra tre giorni la Libertas sarà di nuovo in viaggio, per i quarti di Coppa a Orzinuovi. Speriamo con un’altra faccia. E un rinforzo.

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