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Coach Cardani ringrazia i tifosi: «Uscire tra gli applausi dopo il ko con Vigevano è il segnale più bello»

di Alessandro Lazzerini
Coach Cardani ringrazia i tifosi: «Uscire tra gli applausi dopo il ko con Vigevano è il segnale più bello»

«Piazza esigente che apprezza chi lotta. Nelle due sconfitte in casa ci siamo fatti schiacciare un po’ dalla pressione»

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Dodici vittorie e tre sconfitte. Primo posto in coabitazione con Vigevano e Libertas. Marco Cardani, coach PL, che voto dà alla prima parte di stagione della sua squadra?

«Se devo valutare questa prima parte di stagione alla squadra do un 9. Si tratta di un progetto nuovo, con direttore sportivo e staff nuovi, tanti giocatori cambiati e non era facile raggiungere certi risultati. Senza dimenticare che siamo stati al completo solo per cinque-sei partite e il gruppo ha sempre reagito bene».

Cosa è mancato per arrivare al dieci?

«Nel momento in cui potevamo prenderci il primo posto non ci siamo riusciti. Ci è venuto un po’ il “braccino” e l’attacco non è stato così performante come avrebbe dovuto. Ci siamo persi sul match point e mi dispiace, ma questo non è altro che uno stimolo in più per lavorare al massimo».

La PL che le è piaciuta di più?

«Contro Herons. Per quindici minuti non ci abbiamo capito niente soffrendo la difesa aggressiva e super intensa della formazione di Barsotti. Poi però passare da -15 a +15 all’interno della stessa partita è stato un segnale di forza notevole. E ci metto anche il derby, non mi aspettavo di essere già così competitivi contro una squadra forte ed esperta come Libertas».

E la partita che invece vorrebbe rigiocare all’istante?

«Con Sangiorgese abbiamo sbagliato l’approccio totalmente, ma quella che vorrei rigiocare è la sfida con Vigevano. È un avversario di alto livello, ma contro di noi non ha tirato bene e non ha fatto la miglior prestazione stagionale. Noi però abbiamo fatto peggio e questo ci ha lasciato un po’ di amaro in bocca».

Andando sui singoli: c’è qualcuno che è andato le aspettative?

«Sono contento del rendimento dei giovani che erano già alla PL. Lo scorso anno avevano trovato poco spazio e in estate erano dubbiosi sul fatto di rimanere oppure fare esperienza con più minutaggio. Quando sono stati impiegati hanno sempre risposto bene, penso soprattutto a Paoli contro Omegna e Di Sacco nel break decisivo contro Herons».

Da chi invece si aspetta qualcosa di più?

«Loschi, ma non per colpe sue. Stare fuori così tanto non è stato semplice e devo fare i complimenti alla squadra per come ha sopperito ad un’assenza così impattante. In estate eravamo consapevoli che lui fosse la nostra ciliegina sulla torta. Basta vedere la partita con Herons in cui fece vedere che per questa categoria è un fuoriclasse, in grado di fare la differenza».

Come lo ha visto in questo periodo?

«Bene, anche se pensare che sarebbe tornato subito al top sarebbe stato folle. Dopo Vigevano abbiamo parlato e sa che ci vuole un po’ di tempo e tanta pazienza. Sta facendo passi avanti ogni settimana e adesso sarà importante ritrovare un nuovo equilibrio in campo».

Quando pensa si possa rivedere al top?

«Penso fine gennaio, inizio febbraio. Contro Herons potrebbe essere la data giusta».

Il mercato con Okiljevic è chiuso?

«Direi di sì, abbiamo possibilità di turnover sia con i senior che con gli under».

E Graziani?

«Per me rimane assolutamente. È ovvio che poi la società e il giocatore dovranno fare le rispettive valutazioni. È un ragazzo ambizioso che qui si è trovato bene. Vediamo nei prossimi giorni».

Della PL che percentuale abbiamo visto?

«Direi che ci manca un terzo del nostro sviluppo. Abbiamo tanti giocatori giovani con margini di miglioramento notevoli e come squadra dobbiamo trovare continuità nella partita a livello di fiducia, efficacia, intensità e solidità difensiva. Vigevano in questo aspetto è il top, magari non hanno le nostre folate, ma sono più costanti nei 40’».

E la PL al massimo del suo potenziale quando la vedremo?

«Se riusciremo ad entrare nei primi quattro, la programmazione è fatta per arrivare al top nel momento dei playoff».

L’esclusione dalla Coppa Italia che effetto le ha fatto?

«La sensazione della beffa c’è stata, essendo usciti per differenza canestri. Non abbiamo sfruttato a dovere le occasioni che avevamo. Personalmente è la seconda volta che mi sfugge per un’inezia, visto che la prima volta avevo strappato il pass nell’anno di Bernareggio, ma poi il Covid bloccò tutto. Ci ha lasciato un po’ di amaro in bocca che però si è già trasformato in ulteriore motivazione».

Andare a Orzinuovi il giovedì prima di Piombino però non sarebbe stato il massimo.

«Più che dal recupero delle energie secondo me sarebbe dipeso dal risultato. Se vai a Orzinuovi e perdi, poi preparare Piombino in due giorni, con meno energie, sarebbe stata un’impresa. In caso di vittoria, sulle ali dell’entusiasmo e la qualificazione alla Final Four, sarebbe stato diverso».

Sono state decisive le due sconfitte in casa.

«Ci siamo fatti un po’ schiacciare dalla pressione. Certe percentuali, con tiri buoni e un rendimento così negativo ai liberi, dipendono da un fattore mentale. C’è da dire anche che le squadre che puntano in alto nelle vacanze caricano molto e con Vigevano ci è mancata brillantezza, così come a loro».

La squadra va meglio in trasferta che in casa, come mai?

«I ragazzi hanno avuto bisogno di ambientarsi. Soprattutto avendo giocatori giovani non è facile giocare davanti ad un pubblico del genere. È una piazza ambiziosa, calda ed esigente, ma con Vigevano per me ci hanno dato il segnale più bello».

Quale?

«In un momento complesso, dopo due partite in cui abbiamo avuto difficoltà, siamo usciti tra gli applausi di duemila persone. Questo dice che Livorno è una piazza appassionata ed esigente, ma che sa apprezzare un gruppo che ha dato tutto e ha fatto il massimo. È un aspetto che ha tolto pressione ai ragazzi e confermato che abbiamo una tifoseria più unica che rara».

Detto dei tifosi, che società ha trovato in questi primi mesi?

«Una società ambiziosa, ma con i piedi per terra. Che combatte con i problemi logistici che in tanti hanno nel basket italiano. La cosa che più mi piace è la voglia che c’è di programmare e strutturarsi in ogni ramo prima di fare un passo in avanti. I passi giusti, con equilibrio. E poi le persone. Ognuno di loro fa mille sacrifici, di tempo o economici, e rappresenta un ingranaggio fondamentale in questa macchina».

Tornando al campo. Adesso c’è un trittico di partite ostiche.

«Non sono abituato a guardare oltre la singola partita, ma sicuramente avremo avversari difficili per qualità del roster e motivazione visto che Piombino sta viaggiando fortissimo e le due Montecatini sono in pieno rilancio. Senza dimenticare che contro le big del girone ogni squadra dà il massimo per fare il blitz».

La classifica se l’aspettava così?

«Immaginavo Piombino dietro a Legnano e Omegna, ma sta facendo benissimo. Le altre due hanno avuto problemi di infortuni ed entrambe, con i rientri di Mazzantini e Balanzoni, per me sono al livello delle prime tre».

Il girone A è quello più difficile, si può dire?

«Di sicuro c’è il numero più alto di squadre di alto livello. È il più complicato perché le prime dieci sono tutte toste e negli altri non c’è questo equilibrio. Penso al girone C dove ci sono squadre fortissime in cima, ma al decimo posto non c’è un team che ha speso come Montecatini. Il livello medio del girone è il più alto».

Nelle prime quattro con quanti punti ci si arriva?

«Piombino ha chiuso a 22, ma proprio per questo equilibrio il girone di ritorno sarà più difficile, quindi dico 40-42 punti. E saranno fondamentali gli scontri diretti».

Guardando agli altri gironi quali squadre reputa più forti?

«La solidità di Orzinuovi impressiona così come il talento di Rieti e Roseto che hanno roster lunghissimi. Ci metto anche San Vendemmiano perché chi dà continuità a me piace molto. Conosco poco Ruvo e voglio vederla contro squadre di altri gironi. Per me rispetto alle altre è un gradino sotto».

L’obiettivo della PL rimane un posto nei primi quattro o è salito?

«Siamo a quattro punti dal quinto posto con una squadra che ci ha battuto. L’obiettivo rimane quello anche se sappiamo bene che entrare nei primi due vorrebbe dire avere il fattore campo a favore in semifinale. Sarebbe presuntuoso dire di voler arrivare primi. Razionalmente confermo l’obiettivo di inizio stagione».

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