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Basket: Libertas

Andreazza reagisce alle critiche: «Non si allena con la Playstation, so io dove dobbiamo migliorare»

di Giulio Corsi
Andreazza reagisce alle critiche: «Non si allena con la Playstation, so io dove dobbiamo migliorare»

«Mi tengo il primo posto Poco contropiede è una scelta. Lucarelli play? Lo fa già, così come Fantoni»

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Marco Andreazza, è finito il girone di andata. La Libertas è prima con 12 vittorie e tre sconfitte in campionato e l’accesso ai quarti di finale di Coppa Italia, giovedì 26 gennaio a Orzinuovi. Una stagione sicuramente molto positiva fino ad ora. Che voto dà?

«Sette. Abbiamo vinto le partite che dovevamo vincere, alcune importanti in situazioni di emergenza».

Un bel voto ma con margini di crescita…

«Per un voto in più avremmo dovuto portar via almeno una delle tre perse».

C’è ancora rammarico...

«A Montecatini abbiamo perso con una bomba da 10 metri, senza Fantoni, con Ricci in campo per onor di firma, nel derby eravamo avanti a pochi minuti dalla fine, a Omegna li abbiamo tenuti a 60 ma offensivamente abbiamo giocato una non buona partita sia nella selezione di tiri che nella gestione dei possessi importanti sul più 5. Sulle partite vinte invece non ce n’è una immeritata o decisa dagli episodi, in tutte abbiamo convinto, crescendo durante il match, sinonimo di una squadra che si allena e di un gruppo solido».

Nella nostra personale classifica annoveriamo Gallarate come la partita più bella e Vigevano come la vittoria più grande. La sua hit com’è?

«La stessa. Gallarate ci ha dato grande solidità per il prosieguo, abbiamo fatto 40 minuti di una solidità pazzesca, non sbagliando praticamente niente, ricordo pochissime palle perse, zero sbavature, siamo stati sempre in controllo. Era la partita dove tornava Fantoni per la prima volta a tempo pieno. Contro Vigevano abbiam battuto una squadra forte, che era prima, l’abbiamo recuperata con una serie di emozioni prima mentali, poi fisiche poi tecniche e siamo arrivati nell’ultimo quarto dove non abbiamo sbagliato più niente. Un mini capolavoro».

Da bordo campo, Omegna, sull’ormai famoso 39-44, sembrava schiantata come Vigevano nel finale. L’impressione era quella che la Libertas avesse la partita in pugno, che avesse questa capacità di spompare gli avversari e ucciderli nel finale. E invece…

«Il rammarico è stato proprio avergliela ridata in mano su cose che non dobbiamo sbagliare, tre, quattro difese di fila, la gestione dei possessi, gli ultimi tre possessi del quarto in particolare. È stato uno dei pochi veri passaggi a vuoto importanti. Ormai questi sono campionati dove se vai sotto, puoi recuperare se la squadra c’è. Le partite non si vincono nel primo quarto, le squadre devono crescere nei 40’. Se sul più 5 facciamo due difese e due attacchi come si deve, finisce diversamente e invece ci hanno tolto l’inerzia».

Vede la Libertas in crescendo o in calo?

«Vedo un gruppo compatto, che ha voglia di allenarsi. Nel girone di ritorno dove tutti giocano con obiettivi sarà fondamentale allenarsi non solo di più, ma meglio degli altri. E i giocatori devono stare bene fisicamente. Il crescendo è iniziato a Montecatini con Gema, lì c’è stata la svolta, è stato il primo vero momento di difficoltà gestionale, con quegli infortuni dell’ultima ora. Dovevamo ancora prendere una musata. Non per la sconfitta, ma per come si era preparata la partita».

Daniele Quilici, coach livornese di Omegna, l’altra sera ha detto che Vigevano è la più forte del girone. Che ne pensa?

«Il nostro obiettivo rimane arrivare nelle prime quattro. Abbiamo un po’ di vantaggio ma vuol dire poco. Il gruppone formato da Piombino, Legnano e Omegna può inserirsi. Omegna ha ritrovato Balanzoni, Legnano si è messa a giocare come aspettavamo, Piombino continua a vincere in difficoltà. Poi ci sono Gema e Herons che sono indietro e faranno fatica a inserirsi nel quartetto, ma possono battere tutti nel ritorno. Quel che dicono gli altri è sempre rispettabile, anzi meglio così».

Meglio non avere la pressione dei favoriti?

«Quando giochi e alleni a Livorno la pressione ce l’hai sempre, è una piazza bella, accattivante, a cui tutti aspirano, ma anche difficile».

Il girone A è il più facile come dicono molti?

«Ogni anno c’è questo dibattito, l’A è spesso bistrattato, si dice che è fisico, poco tecnico, ma San Miniato l’anno scorso è arrivata in finale con Cremona senza super stelle ma grazie a un gran lavoro quotidiano. Vincere in trasferta in questo girone non è mai facile e ciò crea livellamento».

E gli altri gironi?

«Le prime tre del B sono squadre importanti, Mestre, Orzinuovi, San Vendemiano, ma Orzinuovi ha rischiato di perdere a Desio, San Vendemiano ne ha presi 20 a Monfalcone. Nel C Rieti può permettersi di avere 8 senior e gestirli. Nel D Ruvo un po’ ci assomiglia, ha i primi 7 giocatori molto forti, sta cercando di potenziare il parco under. Chi vuole arrivare in fondo deve avere un roster molto lungo dove tutti i giocatori accettano di rinunciare a qualcosa per se stessi a vantaggio della squadra».

Il roster della Libertas è corto?

«Io lo ritengo adeguato e nel suo completo attrezzato per rimanere in alto».

Non è rischioso restare così in vista di un finale di stagione lunghissimo?

«Quando uno ha ambizioni di un certo tipo deve pensare alle emergenze, che sono acciacchi, influenze e infortuni: sono problemi che se si è non troppo lunghi si tamponano a fatica. Tolto Bargnesi noi abbiamo 4 under veri: Mancini che è un 2004 e tre 2005 che stanno crescendo. Ci sono partite in cui sono stati utilizzati ed erano pronti, soprattutto Madeo, per dare un contributo. Aver preso i cartellini di Madeo e Lemmi è stata una mossa importante della società e ora stiamo trattando per Bruci».

Ma non si può pensare che siano tre under alla prima esperienza senior a tamponare le eventuali falle.

«Se dovesse capitare qualcosa sul mercato che ci permettesse di fare un salto di qualità ci muoveremo».

Altri si sono già mossi e i giocatori buoni sono sempre meno…

«Chi si è mosso tanto probabilmente aveva sbagliato tanto in estate. A me hanno sempre insegnato che le squadre si costruiscono a giugno e poi si mettono tasselli per essere completi in caso di emergenze e acciacchi in modo da arrivare quando si giocherà ogni tre giorni senza tirare il collo a nessuno».

Lei vorrebbe un esterno o un lungo?

«Siamo vigili su tutto. Nell’immediato sondiamo il mercato degli esterni perché anche nel corso del girone di andata Lucarelli ha dimostrato di poter fare qualche minuto da 4 in caso di falli o necessità tattiche».

Under o senior?

«Sicuramente under perché il gruppo dei senior ha gerarchie ben definite quindi non lascio nessuno in tribuna».

Giulio Candotto, guardia 2001, ex San Miniato, ora a Chiusi è il profilo giusto?

«Tre settimane fa sì. Adesso è finito quel mercato dall’A2».

La pista Onojaife, che è 2003, è sfumata?

«Ad ora sì. Ivan a Livorno c’è cresciuto, non sta trovando soddisfazioni personali a Ravenna, ha voluto a tutti i costi andare in A2 e se lo meritava. Ravenna tra l’altro non lo molla oggi per domani. Vediamo che succede».

Ci sono state un po’ di critiche negli ultimi tempi verso la Libertas. Fanno parte del gioco anche quando si è in cima, è un lato della medaglia di una piazza calda ed esigente come Livorno. Le hanno dato fastidio?

«Questa squadra, se si sa il lavoro che fa durante la settimana, non si può criticare. Si può fare una disamina, d’altra parte siamo 56 milioni di commissari tecnici, ed è bello così. Dunque bene esprimere pareri, ma sull’atteggiamento non si può dire nulla».

E infatti le critiche sono state sul gioco, non sullo spirito della Libertas.

«Sulla partita persa ci sta. Ma talvolta siamo più attenti a tirar fuori una mezza critica che a godere di qualcosa che abbiamo fatto. In tutta la B solo due squadre hanno perso meno di noi».

È d’accordo che talvolta la squadra fatichi a difesa schierata? Un po’ di contropiede aiuterebbe...

«Dipende molto dalla filosofia dell’allenatore. Tutti vorremmo fare contropiede ma le partite che contano a fine stagione si decidono a metà campo».

È una scelta tirare il freno sulla velocità?

«Il controllo che chiedo spesso spinge le squadre a non correre per paura di andare fuori giri. Le mie squadre fanno grossi sforzi difensivi e anche in allenamento la difesa prende il sopravvento sull’attacco. Per tre partite in casa abbiamo tenuto gli avversari sotto i 60 punti, in un paio poco sopra. Una squadra che vuole vincere deve difendere. Abbiamo mesi di tempo per lavorare sulla fluidità offensiva, che si migliora con la rosa al completo e con un lavoro settimanale di un certo tipo. Sarei preoccupato se subissimo 90 a partita».

Sempre Quilici, domenica, ha detto che la Libertas ha un solo modo di giocare. Roberto Russo in un’intervista al Tirreno ha sostenuto che “ci sono problemi strutturali che non fanno sì che giocatori come Saccaggi e Fantoni vengano coinvolti adeguatamente per permettere di sentirsi così importanti”. Non ci sono andati leggeri. C’è qualcosa di vero?

«Ognuno vede la pallacanestro come vuole. Dette così queste frasi vogliono dire tutto e niente. Io che l’alleno tutti i giorni so dove dobbiamo migliorare. E mi tengo stretto un girone di andata dove siamo primi. Non è una playstation dove crei le skin, allenare è un lavoro certosino, è capire quel che non va, è sperimentare. Abbiamo uno staff di prim’ordine, il gruppo che ci segue, una società che non ci fa mancare niente. Questo solo modo di giocare di cui parla Quilici non lo vedo, facciamo canestro in uscita dai blocchi, in transizione, in pick and roll. Ma rispetto l’opinione dei miei colleghi».

A proposito di sperimentare. Ha mai pensato a Lucarelli playmaker come diceva Russo?

«Lucarelli lo fa già: il pubblico lo può vedere quando fa canestro, ma con un occhio più attento può notare anche quando crea per gli altri. Il play non è quello che porta la palla di là. Io parlerei di playmaking: domenica Forti ha fatto una partita sontuosa, gestendo i ritmi, facendo canestro, ha difeso, ma anche Fantoni – di cui sono contentissimo – ha fatto playmaking quando raddoppiato ha messo palla fuori e fatto far canestro agli altri».
 

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