Gioco
Seghetti sul futuro della Libertas: «Aspettiamo il vero Fantoni e Saccaggi al top, poi vedrete»
Il general manager: «Nessun bisogno di tornare sul mercato, a meno di grandi occasioni. La Libertas è ancora al 70% del suo potenziale. Omegna? Non siamo preoccupati»
Dino Seghetti, general manager della Libertas, come valuta questa prima parte di stagione degli amaranto?
«Ampiamente positiva. Lo dicono i numeri: a una giornata dalla fine del girone d’andata il ruolino conta 11 vittorie e tre sconfitte in campionato e tre vittorie e una sconfitta in Super Coppa. Abbiamo perso tre partite per 9 punti complessivi, di cui una il derby e una contro una squadra come Omegna, che ha avuto infortuni ma è forte».
A proposito di Omegna: c’è amarezza per com’è andata…
«Ripartire dopo le vacanze natalizie è sempre un’incognita, ma perdere là ci poteva stare. Livorno a parte, il PalaBattisti è uno dei tre parquet più difficili del girone insieme a Legnano e Vigevano, dove il fattore campo conta quanto in via Allende».
La squadra però non ha brillato. Cosa non le è piaciuto?
«La cosa peggiore è stata vedere una squadra che non ha avuto l’intensità delle partite precedenti».
È preoccupato?
«Per niente. Stamani (ieri, ndr) ho preso un caffè con Andreazza, abbiamo parlato della sconfitta e siamo d’accordo sul giudizio».
Quale?
«Che potevamo chiuderla. Sul 39-44 ci sono state un paio di azioni che dovevamo gestire meglio. Ma fondamentalmente niente di preoccupante. Domenica vedremo la vera Libertas».
Il mercato estivo è stato eccezionale: Lucarelli, Fantoni, Saccaggi. Stanno dando quello che vi aspettavate?
«Lucarelli sta facendo una buona stagione e riprendendo le certezze che al piano di sopra aveva un po’ smarrito. Deve avere minutaggio e palle importanti da gestire».
Fantoni?
«Il declassamento dall’A2 alla B potrebbe incidere per il fatto che è molto più forte degli altri. Talvolta viene penalizzato, specialmente nelle prime giornate ha faticato a capire che facendo certi movimenti veniva penalizzato. Anche per lui adesso inizia la crescita».
Andreazza in alcune partite si è molto arrabbiato con gli arbitri chiedendo che venisse tutelato. E in effetti spesso sono serviti quattro falli per vedergliene fischiato uno. Lei che ha arbitrato per anni in serie A concorda sulla mancanza di tutela verso Fantoni e la Libertas?
«Io sono dell’idea che tutto alla fine si compensi. Per la mia provenienza non potrò mai essere contro gli arbitri. Anche sabato a Omegna abbiamo avuto un buon arbitraggio. Gli arbitri con la Libertas hanno un compito difficile perché gli avversari provano di tutto per fermare giocatori importanti come Fantoni che fisicamente in B non ha eguali e commettono irregolarità anche lontano dalla palla su altri giocatori. Per gli arbitri la B è un campionato di formazione, dove trovi molte situazioni che in carriera non hai mai trovato, dobbiamo dargli un po’ di credito e non pensare che vengano fatte fischiate contro apposta».
Torniamo al giudizio sui top player: come valuta questo scorcio di Saccaggi?
«Il vero Saccaggi finora si è visto nel derby di Supercoppa e in campionato con Vigevano. Nessuno in B ha un giocatore così. Superati i problemi fisici credo che sia la persona giusta per far sognare il popolo libertassino. Sta dimostrando un attaccamento eccezionale: la sua reazione contro Piombino dopo un’azione con un canestro racconta bene che la città è entrata in lui e che lui ha capito bene qual è il suo ruolo».
Com’è esattamente la sua situazione fisica adesso?
«Abbiamo in programma un altro controllo per stabilire come affrontare il problema alla schiena. Se si dovesse fermare non sarà per un lunghissimo periodo. In un mese sarà pronto, stando molto larghi con i tempi».
A Omegna si è visto molto sofferente…
«Risentiva anche del lungo viaggio in pullman che con la sua schiena non è il massimo».
Ha fatto fatica anche a trovare i tiri giusti…
«Andrea è sempre raddoppiato, ha sempre due uomini addosso, gli avversari sono sempre sbilanciati su di lui».
Il che significa che c’è sempre un uomo libero…
«Già, dovremo essere ancora più bravi a sfruttarlo e punire i raddoppi…».
Quando scioglierete il nodo dell’intervento?
«Dopo Pavia».
Vede probabile lo stop?
«In teoria sì. Le cure effettuate prima di Natale hanno portato qualche risultato ma non nella maniera in cui si sperava».
In quel mese le rotazioni diventeranno ancora più corte: interverrete sul mercato?
«A meno che non si presenti un’occasione incredibile, non c’è la necessità di inserire un giocatore per venti giorni o un mese».
Ma sul mercato non pensate di muovervi in alcun modo?
«Tutti sono alla ricerca di allungare la rotazione e trovare qualcosa che possa dare uno sprint in più. Se ci dovesse essere un’occasione la società non si tirerebbe indietro, valutiamo a fari spenti, nello stile Libertas, senza proclami, insieme al nostro coach che è un punto fermo del progetto Libertas. Ma dovrà essere una soluzione funzionale non un rincorrere altri a prendere giocatori».
Non crede che la squadra, a prescindere dal mese di stop di Saccaggi, sia comunque corta in vista di una stagione infinita?
«Non siamo corti. In estate è stato fatto un ottimo lavoro. Tutto certamente è migliorabile se compatibile con la gestione economica, sana e seria che la Libertas vuole avere. Ma ad ora, ripeto, non c’è necessità di intervenire per rincorrere il mercato».
Dopo Omegna i tifosi, sui social, non hanno risparmiato critiche.
«Il social è utile e fa sentire il termometro della situazione ma voglio prenderne i lati positivi».
Quali sono?
«Ad esempio che su Instagram la Libertas ha avuto un incremento importante nella fascia 25-34 anni. Il nostro seguito era fatto di over 50, significa che abbiamo superato il blocco degli anni 80 e si sono avvicinate molte persone nuove. Lo vediamo dalle presenze al palazzetto, dai social, dall’acquisto di materiale, dal marketing che quest’anno è una voce a bilancio. Riscontriamo un bel ritorno, la maglia dei 75 anni è stata una grande iniziativa, la tuta della squadra ha un costo ma la gente la compra, vuoi perché il design è carino, vuoi perché la marca appetibile, è un’idea di appartenenza alla squadra e i tifosi ci tengono».
Oltre ai tifosi sui social, qualche suggerimento critico è arrivato anche da addetti ai lavori, vedi le interviste a Russo e a Del Re...
«Dall’esterno si danno sempre giudizi personali perché forse non si conoscono bene le situazioni. Ognuno pensa di avere la ricetta ma quando si chiude la porta di casa non si sa mai cosa c’è dietro. Direi che sono stati un po’ affrettati, penso a Del Re che dice che ci serve un lungo ma che i campionati si vincono con i piccoli».
La Libertas ha il roster tra i più importanti di tutta la B. Poi però l’ago della bilancia finisce per essere il più giovane: Bargnesi, playmaker, tra l’altro già entrato nel cuore dei tifosi. Non è un po’ strano?
«La crescita di Bargnesi è stata eccezionale. Andrea è un giocatore importante e domenica quando ha steccato la sua prima partita ha ricevuto critiche come se fosse un giocatore già affermato».
Un under caricato di grandi responsabilità…
«Bargnesi è molto più maturo dei suoi anni e ha capito qual è il suo ruolo e l’importanza che ha, che non è quella di un under ma di un play che si trova a comandare giocatori con esperienze importanti. Riuscire a far giocare uno come Fantoni che è stato in nazionale, Lucarelli che ha fatto l’A2, Saccaggi che ha vinto molto, è un valore aggiunto».
Fatto sta che Bargnesi non gioca bene una partita (e ci ste alla grande) e la Libertas perde: crede che la Libertas sia Bargnesi-dipendente?
«Diciamo che sabato abbiamo avuto incertezze un po’ in tutti rispetto al passato. Tuttavia questa equazione è la dimostrazione che Andrea non è più un under ma un giocatore vero della rotazione».
A proposito di under e panchina corta: Mancini è sparito dalle rotazioni…
«È un giocatore su cui puntiamo che però ha avuto qualche incertezza. Aspettiamo di recuperarlo, il Mancini visto a Ragusa alle finali nazionali Under 19 potrebbe avere un minutaggio importante, gli manca un vissuto di basket a questo livello. Ed essere inserito in una rotazione importante gli ha fatto fare qualche ingenuità».
Che potenziale di crescita ha la Libertas?
«Siamo al sessanta, settanta per cento. Dobbiamo ancora vedere il vero Fantoni e il vero Saccaggi l’abbiamo avuto solo a sprazzi».
Abbiamo visto ormai tutti gli avversari del girone A a parte la Sangiorgese, ma manca un test valido per capire il livello degli altri gironi. Ritiene che la Libertas abbia le componenti tecniche, fisiche, caratteriali e tattiche per giocarsela fino in fondo?
«Con Orzinuovi, che è squadra molto forte e ben allenata, in precampionato abbiamo giocato la fotocopia del derby. Con Vigevano e PL siamo sullo stesso piano. Questa squadra ha un elemento di forza su cui noi poniamo grande fiducia: è il carattere e l’unione dei giocatori. A partire dal ritiro si è formato un gruppo molto solido che è passato sopra a varie difficoltà, si sono cimentati tantissimo, sono ottimi ragazzi con grandi valori, con un coach, un presidente e una società che hanno un’identità e un obiettivo comune. Io sono convinto che sarà il valore aggiunto quando arriveranno i momenti importanti. La squadra ha carattere».
Un rinforzo però darebbe ancora più forza. Davvero non vorrebbe nessuno?
«Mi piacerebbe un under da inserire».
Onojaife?
«Potrebbe avere caratteristiche che ci servono ma gioca a Ravenna. Ad oggi il nostro mercato e recuperare i nostri giocatori e averli al 100%».
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