Gioco
Andreazza si gusta la Libertas. «Reagito da grandi alle critiche»
«Dieci mesi a Livorno per un bel progetto. E sta nascendo un super-gruppo»
LIVORNO. Dieci mesi e mezzo al timone della Libertas. La vittoria di Montecatini ha chiuso il bel 2022 di coach Marco Andreazza che manda l’anno solare in archivio con soddisfazione: «Il bilancio è positivo. Per me è molto importante lavorare in una piazza come Livorno. La Libertas sta cercando di strutturarsi per dare un futuro più solido e luminoso a questa società giovane partita dalle ceneri di un club glorioso».
Torniamo al febbraio scorso. Che ricordi ha?
«Sono subentrato in un momento di difficoltà. Il mio pensiero va a quanti dal punto di vista lavorativo hanno sofferto quella situazione. Purtroppo nello sport capitano gli anni difficili. Siamo riusciti a raddrizzare la stagione, ma il merito va diviso tra tutti. Tra questi menzioni un giocatore che c’era, ma che non ho mai avuto per infortunio e uno che ha finito la stagione in difficoltà fisica: Ammannato e Marchini».
Su che cosa ha puntato in questi 10 mesi per far crescere la Libertas?
«Sulla formazione di gruppi solidi che stessero bene in campo seppure tra grandi difficoltà. Ha usato la parola ‘crescita’. Questo è un tema che mi sta particolarmente a cuore».
Perché?
«Perché tutti abbiamo ancora da dare tanto».
Per rimanere in testa alla classifica?
«No, guardi. La questione è un’altra. C’è un lavoro incessante, costante da fare che deve portarci ad avere una struttura importante per affrontare i campionati futuri. E questo lavoro non è il semplice allestimento di un roster competitivo o vincere una partita in più. I capisaldi del nostro futuro devono essere una struttura societaria, tecnica e umana forte e il consolidamento sul territorio».
Coach, l’ultima settimana è stata tribolata: allenamenti fuori sede, qualche critica piovuta sulle vostre teste. Come l’avete vissuta?
«Abbiamo sofferto. Ci siamo allenati poco. Avevamo qualcuno acciaccato. Qualcuno domenica ha giocato solo grazie a un’infiltrazione e qualche altro si sarebbe dovuto fermare. Nell’ultimo periodo non abbiamo mai lavorato una settimana al completo e non abbiamo potuto programmare nulla. Questo è un campionato pieno di insidie e di avversari da rispettare. La coesione del gruppo, l’esperienza dei ragazzi, ci hanno consentito di vincere partite difficili che altre squadre hanno perso. Il modo in cui abbiamo superato le difficoltà mi dà la convinzione che abbiamo grandi margini di miglioramento».
E le critiche?
«Fanno parte del gioco. La buonanima di mio padre, uomo di sport, osservatore per Atalanta e Udinese diceva sempre che in Italia ci sono 56 milioni di ct. Lo sport più bello è quello di mettersi al posto di comando e dire: se ci fossi stato io… Personalmente non sono social e leggo i giornali per vedere che giornalisti abbiano scritto esattamente ciò che dico. Mi interessa di più il rapporto col mio staff, con i giocatori, con le persone a cui voglio bene e che mi danno serenità per andare avanti e lavorare in modo che la squadra offra prestazioni a livello emotivo come quella del secondo tempo di domenica. Ma più che alle critiche penso agli elogi».
Cosa dice ai tifosi?
«Elogio quelli che erano a Montecatini e con Piombino dopo il derby quando c’era un velo di tristezza. Sarebbe stato bello vedersi dopo una vittoria nella stracittadina. Noi comunque abbiamo obiettivi nobili: compattezza, voglia di lottare, crescita della struttura LL. Non sempre sono le squadre più forti a vincere i campionati, ma chi è più unito nelle difficoltà. Domenica mi sono lasciato andare a un gesto liberatorio sotto la nostra curva. Ecco: non penso a chi non c’è e ci critica, ma a chi c’è e ci vuole bene. Questo è lo spirito libertassino»
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