Gioco
Il Livorno sente aria di crisi
Zona playout addirittura più vicina della vetta e un’identità di squadra che non c’è. Dalla società ai giocatori, passando per l’allenatore: ecco cosa non funziona
LIVORNO. Così non va. Il Livorno sesto in classifica in Serie D, mai in corsa per i primi posti non può andare bene. Non va la classifica, e quindi i risultati, ma neanche le prestazioni. La sconfitta contro l’Orvietana, squadra non superiore alla Maccarese o al Pomezia dello scorso anno, è il punto più basso che gli amaranto hanno toccato da quando è nata la nuova società. In una stagione che fin qui, con la zona playout più vicina della vetta, va detto senza mezzi termini, è disastrosa.
Le colpe sono da dividere in tutte le componenti che rappresentano il Livorno, in quali percentuali è questione soggettiva e difficile da delineare con chiarezza. La certezza però è una: nessuno sta facendo quanto serve.
La società
Gli errori della dirigenza ci sono e sono lampanti. La rivoluzione del mercato invernale conferma che le scelte fatte in estate sono state tutte sbagliate o quasi. Rodriguez, Karkalis, Rossi, la gestione di Torromino e Vantaggiato, fino alla scelta di quote non a livello come Maresca e Ivani per fare due nomi. L’unico che in contesto adeguato era un giocatore da Livorno era Cretella. Non sono state migliori le “toppe” in corsa con elementi come Bruzzo e Zanolla, semplici gregari.
L’assenza di un giocatore di personalità che trascini la squadra è evidente. Un leader tecnico ed emotivo che si carichi la squadra sulle spalle nei momenti difficili. Come quando ad Orvieto ti trovi sotto 0-1 contro l’ultima in classifica. E non riesci a reagire, neanche con la foga, neanche in modo confusionario.
Fa piacere comunque che la società sia presente. Toccafondi ha alzato giustamente la voce e non intende chiudere qui il mercato.
L’allenatore
Di Collacchioni abbiamo già parlato abbastanza e dopo quasi un mese dal suo addio avrebbe poco senso chiamarlo di nuovo in causa. E’ tempo invece di poter iniziare ad aprire una riflessione su Esposito.
La scossa che solitamente ci si aspetta dall’arrivo di un nuovo allenatore non è arrivata. La squadra non ha dato il minimo sussulto, anzi ha disputato partite sulla falsa riga di quelle precedenti. E poi il gioco. Il fatto che in questo gruppo manchi un regista in grado di cambiare lato all’azione e far girare la squadra tra geometrie e ordine è evidente.
Ma un conto è fare un calcio che non sia il tiki taka di Guardiola e un conto è prendere sistematicamente il pallone con Russo e Giampà e calciarlo sessanta metri avanti su Lucatti senza la minima idea di gioco. Una tattica che mette in difficoltà anche giocatori come Lo Faso ed El Bakthaoui, che invece potrebbero rendere al meglio in un sistema fatto di fraseggio e dialogo tra gli uomini d’attacco. Ultimo appunto su Frati, vederlo fuori fino al 79’ in questo Livorno è un concetto difficile da comprendere.
La squadra
La terza componente a dover dare necessariamente di più sono i giocatori che scendono in campo. Il fatto che questa rosa non possa competere, per valori e qualità, con il primo posto è conclamato ed evidente. Ma per battere l’Orvietana basta e avanza. O almeno per tirare in porta. Il secondo tempo, soprattutto, dopo il gol subìto, la squadra non ha avuto la minima reazione, anzi le occasioni le hanno avute i locali per andare sul 2-0. E quindi a chi indossa la maglia amaranto è lecito è chiedere di più, tanto di più. Soprattutto quando i campi sono pesanti e la partite diventano sporche, maschie: battaglie sportive.
In un concetto che deve entrare nella mente dei giocatori e di tutto l’ambiente amaranto: per uscire da queste categorie serve qualità, ma anche tanta voglia di lottare e di vincere ogni contrasto come fosse l'ultimo. Avete presente la vittoria di Ponsacco lo scorso anno? Ecco, ad Orvieto bastava quel Livorno lì. Brutto, sporco e cattivo. Brutto e sporco lo è stato. Cattivo, no quello no. La squadra è apparsa leggera e senz’anima.
Il mercato
Il presidente Toccafondi ha annunciato che la rivoluzione di dicembre non è finita qui. Di sicuro arriveranno altri due esterni bassi e probabilmente anche un over in mezzo al campo. Ma il Livorno prima di tutto deve trovare un’identità, cosa che al momento sembra lontana anni luce. E anche sul mercato, insieme alle idee di gioco del mister serve un’idea chiara. Perché se la scelta è la “pallonata” su Lucatti, allora un giocatore come El Bakthaoui, tutto estro e dribbling, ha poco senso. Di sicuro serve un regista “alla Passoni”, tanto per intendersi. Una mancanza evidente lo scorso anno (Gargiulo non si dimostrò all'altezza) e mai colmata nemmeno quest’anno. Un giocatore che prenda in mano il Livorno e lo faccia giocare a calcio. Per provare ad imporre il proprio gioco. Un evento che in questo campionato, al di là dei risultati che sono una conseguenza delle prestazioni, si è verificato poche volte. E così, lo ripetiamo, non va. Con la speranza che da domani, con programmazione e ambizione, inizi un Livorno diverso.
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