Gioco
Gemini gelata, Libertas costretta ad emigrare fino a San Vincenzo
Polemica con la società satellite Invictus. Ma riemerge il problema palestre
LIVORNO. Ieri la Libertas non si è allenata. Oggi e domani, per farlo, sarà costretta a salire sul pullman e arrivare fino al palazzetto di San Vincenzo. «Troppo bassa la temperatura registrata all’interno della Palestra Gemini, sono venute meno la condizioni ambientali di minima richieste per garantire un allenamento proficuo alla squadra», si legge in un comunicato diramato ieri pomeriggio dalla società. Poche righe tranchant in cui si ringrazia il Basket San Vincenzo «per la disponibilità, la vicinanza e la solida amicizia», ma dalle quali emerge nuovament anche la questione legata agli impianti sportivi cittadini.
Possibile che una delle due principali squadre livornesi, attualmente seconda in serie B, non sia nelle condizioni di allenarsi per mancanza di riscaldamento? Lo stesso problema era stato sollevato un mese fa dalla Pallacanestro Livorno al PalaMacchia (e all’epoca le temperature erano più alte).
Vanno fatti dei distinguo, chiaramente, poiché il palasport di via Allende è comunale (seppur gestito dalla Pallacanestro Don Bosco), mentre la Gemini è un impianto privato e la Libertas ha scelto – avendone la possibilità – di allenarsi lì, come l’anno scorso faceva in via Pera.
Ma la scelta di lavorare alla Gemini è stata in parte dettata anche dalla mancanza di impianti pubblici. Lo stesso motivo per cui la PL ha deciso di prendere la gestione della nuova palestra di Fauglia, 30 chilometri fuori Livorno (pur allenandosi, per ora, ancora al PalaMacchia).
Anche la società amaranto, come le triglie, ha diritto ad alcune ore quotidiane in via Allende ma in orari problematici (al mattino o all’ora di pranzo), in cui non sarebbe possibile avere a disposizione il roster al completo, considerando che ci sono anche diversi giovani che vanno a scuola, il che alla fine ha fatto optare, anche con convinzione, per la Gemini. Il tema palestre pubbliche resta dunque quantomai attuale.
A proposito della Gemini va detto che è una palestra di “famiglia”, considerando che – come via Pera – è gestita dall’Invictus, società satellite della Libertas, il cui presidente Giampagolo Ghignola, della doppia L è pure socio.
Insomma, in questa storia, ci sono anche panni sporchi che la Libertas ha deciso di lavare pubblicamente, probabilmente esasperata da un po’ troppi allenamenti al freddo, nei quali oltre ad allenarsi male si rischiano continuamente infortuni.
«L’accordo che abbiamo con la Libertas è chiaro, dobbiamo dare la palestra riscaldata – racconta Ghignola, interpellato dal Tirreno –. A inizio anno avevo avvertito la società che non avrebbero trovato la stessa temperatura a cui erano abituati in via Pera. Ad ogni modo dopo aver saputo della decisione di non allenarsi ho fatto misurare la temperatura con due diversi termometri e alle 19 era di 19 gradi. Non credo che alle 15 ce ne fossero 15. Ricordo che la Fip prevede una forbice tra 16 e 20 gradi».
Il comunicato della Libertas è stato un dito in un occhio per il presidente Invictus: «La trovo una polemica assurda. Se si fossero lamentati la settimana scorsa forse potevano aver ragione, lunedì tra l’altro il riscaldamento non è partito per un problema al timer, c’erano i nostri ragazzi e mi è dispiaciuto tanto. Ma negli ultimi due giorni no. Purtroppo si possono accendere i riscaldamenti solo 11 ore al giorno, alla Gemini ci sono pannelli radianti che funzionano meglio (e consumano anche meno) se accesi per 24 ore, tenendo la temperatura costante, ma non si può. Se la squadra si deve allenare a temperature più alte, la Gemini non è idonea». Poi però arriva un’apertura: «Potevano chiedermi di accendere tre ore prima, rispetto alle due prima che già avevamo concordato, l’avrei fatto...».
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