Gioco
«Pielle nettamente avanti a tutti Libertas, usa Lucarelli da play»
Roberto Russo spacca gli schemi: «Jacopo regista accanto a Ricci e Saccaggi. Il gioco Unicusano è efficace, guardate come macinano anche senza Loschi»
Roberto Russo, come sta andando l’avventura a Cassino? Eravate partiti fortissimo, poi avete frenato ma adesso siete di nuovo in serie positiva...
«Ho un gruppo di ragazzi fantastico, quando sai di andare in guerra con gente che ti segue, l’esperienza è ancora più bella. Si è creato un bellissimo rapporto con i giocatori che hanno valutato la mia persona in maniera corretta. Il problema è quando trovi giocatori non troppo pronti ad andare in guerra, allora le cose non vanno bene. Il rapporto con la squadra è la parte più bella, quella su cui mi sono concentrato di più. Portare il proprio metodo in un posto non è semplice, è un altro aspetto del mio lavoro che spero di riuscire a proseguire a Cassino».
Girone diverso dal punto di vista tecnico da quello delle livornesi. Come giudica i 4 raggruppamenti?
«Il girone più difficile è sicuramente il D, lo dicono i fatti: prendete le quattro classifiche, io a 14 punti sono settimo. Chi ha 14 negli altri gironi è quarto o quinto».
Del girone A che ne pensa?
«È finito ancor prima di iniziare».
In che senso?
«In 34 anni di carriera e circa seicento partite in panchina, per come posso valutare io le squadre, in testa al girone A non potevano che esserci Libertas, Pielle e Vigevano».
La sconfitta di Vigevano a Gallarate dice che non c’è niente di scontato...
«Ma è successo dopo tre partite in una settimana, va tenuta in considerazione la condizione fisica dei giocatori. Ripeto, quel girone è finito prima di iniziare».
Dunque chi è la più forte?
«L’impianto di gioco della Pielle in questo momento, con una rosa totalmente nuova, è nettamente migliore rispetto a Vigevano e Libertas, lo dicono i fatti».
Addirittura nettamente?
«La Pielle gioca con concetti molto semplici, ma molto efficaci. E non tralasciate l’imprinting che ha dato l’allenatore, lo si vede bene pensando al fatto che hanno continuato a macinare gioco anche senza Loschi».
Ritiene davvero la Libertas inferiore?
«Alla Libertas non manca niente per arrivare lì, ma ha una composizione di squadra totalmente differente. Le squadre secondo me devono essere costruite in maniera molto fisica, io a Cassino ho un quintetto con giocatori sopra il metro e 95».
Non le è piaciuto il mercato?
«Secondo me la Libertas ha lavorato abbastanza bene, ma non ha corretto quegli errori che probabilmente aveva già negli anni passati».
Saccaggi, Fantoni, Lucarelli: più di così?
«Andrea è un vincente, sa come si vince, ma ha bisogno di un impianto di gioco con compagni che possano farlo sentire al centro di qualcosa di importante. A 34 anni qualche acciacco ce lo puoi avere e questo è il pericolo numero uno. Per quanto riguarda Fantoni è un giocatore che nessuno ha nei quattro gironi. Io Tommy lo prenderei a 20, 30, 40 anni, lo prenderei sempre finché non smetterà di giocare, ha qualità umane e di leadership che non ha nessuno».
Dunque?
«Il problema è l’impianto di gioco, sono problemi strutturali che non fanno sì che giocatori come Saccaggi e Fantoni vengano coinvolti adeguatamente per permettere di sentirsi così importanti».
Parla dei giochi di Andreazza?
«No. Indipendentemente dai giochi che puoi andare a fare, ci vogliono gli interpreti giusti per spostare gli equilibri. Io penso che gli allenatori italiani siano preparati, Marco è assolutamente preparato ma anche lui deve scontrarsi con le caratteristiche di alcuni giocatori che non possono permettergli di fare un certo tipo di pallacanestro».
A chi si riferisce?
«Le squadre si creano sull’asse play-pivot e intorno vi si costruisce tutto il resto. Per tradizione e cultura sportiva la Libertas ha sempre avuto uno dei migliori playmaker del campionato italiano, Alessandro Fantozzi».
Non le piace Forti? L’ha anche avuto e voluto quando era a Cecina…
«Assolutamente. Fu Andrea (Forti, ndr) a volermi con forza a Cecina. Franceso è un ragazzo di grande volontà e abnegazione ed è un buon giocatore di pallacanestro. Dico che nella pallacanestro moderna un play fisico e offensivo è un valore aggiunto».
Ma Forti è una bandiera della Libertas ed è il capitano.
«Per come vedo io il basket fossi Andreazza giocherei diversamente».
Come?
«Per me Lucarelli avrebbe tante volte la palla in mano».
Sta dicendo che farebbe giocare Lucarelli playmaker?
«Se lo allenassi io, giocherebbe da play tutta la vita. Quando facevo giocare play Saverio Bartoli, che è 1 e 95, mi davano del pazzo, ora fa alla grande l’A2 da play. Lucarelli può giocare da uno, due, tre e quattro, è un giocatore infinito. Io partirei con un quintetto fisico, Lucarelli play, Ricci e Saccaggi guardie».
Scusi, sta parlando da allenatore o da tifoso?
«Il mio cuore è libertassino, da sempre. Essere stato libertassino è un qualcosa che nessuno mai tra le persone della mia età potrà cambiare, è l’infanzia, la passione e il tifo, ma ora la mia professione mi porta a valutare le cose in altra maniera».
Non è che in vecchiaia si è convertito?
«Ho grande rispetto di Roberto Creati e della Pielle perché è indubbio il lavoro che stanno facendo, non parlo solo di acquisizione di giocatori, ma di una creazione che li ha visti crescere. Come ho grande amicizia con Roberto Consigli e lo staff dirigenziale e tecnico della Libertas, a cui è difficile non dare i meriti che hanno».
Del derby che pensa?
«Che in una partita finita 61-59, dove non si poteva fare una bella pallacanestro per tanti motivi, non sono riuscito a tifare né l’una né l’altra».
È d’accordo che la Libertas si sia buttata via? Quel vantaggio sprecato è rimasto indigesto a tutto il mondo amaranto…
«Soprattutto con un punteggio così basso 7 punti diventano il doppio. È difficile da fuori valutare le cose, posso dire che dall’esterno non mi sarei privato di Fantoni, ma ripeto, non conosco realmente le situazioni. Per me sarebbe stato condizionante averlo in campo nell’ultimo minuto, uno come lui fa sì che la squadra possa avere più attenzione su determinate situazioni di gioco».
Non le è piaciuta la gestione di Andreazza?
«Sono stato d’accordo con Marco, che è un amico, nel giocare l’ultimo possesso mettendo giocatori offensivi in campo, dunque Ricci da play Saccaggi, Lucarelli, Sipala e Fratto, così dai l’imprinting di una squadra che cerca qualcosa di offensivo, ma la gestione dei 7 punti doveva essere fatta meglio, per quello parlavo di un impianto di gioco che permettesse di acquisire capacità mentale nel coinvolgimento di tutti i giocatori. Poi c’è stata l’ultima azione, la palla arrivata a Sipala anziché a Saccaggi: sono decisioni che prende lo staff, ma non c’è motivo di discussione, non è questa la problematica».
Chi va in A2?
«Il problema sono gli incroci, le ennesime nuove riforme alle regole di un campionato troppo importante. Quando incroci con gli altri gironi, vai a sapere… Rieti è costruita per arrivare fino in fondo, San Vendemiano pure, Mestre e Orzinuovi anche. A Sud Ruvo, Roseto, la stessa Avellino sono pericolose, va fatta una valutazione di quello che è l’impianto della squadra per azzardare ipotesi di vittoria nei playoff. Anche perché da marzo la pressione diventerà pesantissima e stritolerà tutto».
Finalmente un addetto ai lavori che non mette la scimmia della pressione sulla Libertas dicendo che è la strafavorita…
«Ci sono squadre migliori della Libertas, non ho dubbi. Ecco perché conta la struttura, l’impianto, oltreché chiaramente gli infortuni. Tuttavia chi arriverà nelle prime quattro avrà fatto comunque un super campionato».
Insomma niente A2 per le livornesi l’anno prossimo?
«Sia Libertas che Pielle hanno messo in piedi strutture societarie solide che mi auguro possano essere portate avanti nel tempo, questo è l’importante. Andare su anche l’anno successivo non sarebbe un problema, fondamentale è investire sulla struttura».
Un tempo, conoscendola, non avremmo avuto dubbi, ma dopo questa intervista la domanda merita di essere fatta: se potesse scegliere, quale delle due squadre vorrebbe allenare?
«Non ho minimamente esitazione, vorrei allenare la Pallacanestro Livorno, ha meno compromessi tecnici e io non posso allenare con compromessi».
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