Gioco
Ecco il Livorno: brutto, sporco e cattivo
Il Livorno batte il Poggibonsi all’ultimo tuffo grazie al gol di un glaciale Lo Faso. Ospiti in dieci, si sente il peso offensivo di un “nove”, ma sul gioco servono progressi
LIVORNO. Quella sporca ultima rete. La partita con il Poggibonsi non è una gara di Serie D, è un film che nemmeno i più grandi registi nella storia del cinema avrebbero potuto immaginare. E il titolo, parafrasando il famoso film sul football americano degli anni ’70, rende alla perfezione l’idea di una vittoria brutta, sporca e cattiva ma tanto importante per il Livorno. All’ultimo tuffo, sull’ultimo pallone giocabile. Per ricordare che in questo gioco, soprattutto se si indossa la maglia labronica, è obbligatorio crederci fino al millesimo di secondo precedente al triplice fischio. Lo ha fatto Lo Faso, sull’erroraccio del giovane Morosi. E poi anche il gol è arrivato "alla Lo Faso". Perché solo davanti al portiere tutto il mondo avrebbe chiuso gli occhi e concluso con il sinistro ad incrociare sul secondo palo. Tutto il mondo meno uno, Simone Lo Faso. Finta con il tacco, con una freddezza disarmante, per mandare al bar il portiere e il difensore giallorosso, ma anche quei pochi presenti al Picchi, e poi il destro, sporco, a trovare il pertugio giusto. Una calma olimpica, mista al killer instinct che spesso gli manca per essere un giocatore da categorie dove ha già giocato, che regala al Livorno la prima vittoria dell’era Esposito e un’iniezione di fiducia ed entusiasmo che può valere la svolta della stagione. O meglio ne crea i presupposti massimi. Della serie: se non arriva così, non arriverà mai.
Ode al centravanti
Un inno al numero nove. Al giocatore di peso che fa salire la squadra sui lanci da cinquanta metri, che fa a sportellate con mezza difesa e si fa trovare in area di rigore. Insomma, ode a Giacomo Lucatti. Lo avevamo detto al suo arrivo. Non è Haaland, ma nemmeno Giroud, e lo conferma quando spesso sbaglia gli appoggi a distanza ravvicinata, ma è un centravanti di categoria. Quello che serviva, come il pane, da inizio stagione. La dimostrazione lampante arriva nel primo tempo, quando fa prima ammonire e poi espellere Bonechi al 18’, fino a segnare in qualche modo la prima sporca rete di questa partita. Senza dimenticare che tiene sempre impegnato un difensore e fa la guerra con tutta la retroguardia ospite.
Troppi lanci
L’idea di mister Esposito è chiara. Non siamo in grado di impostare con fluidità e quindi saltiamo il centrocampo e si va diretti sulle spizzate di Lucatti per Frati ed El Bakhtaoui. La tattica nel primo tempo premia il Livorno che, complice l’inferiorità numerica del Poggibonsi, e dopo aver tremato sul palo di Riccobono, domina. Frati in diagonale, Belli davanti al portiere e Lucatti e Russo di testa avrebbero l’occasione del 2-0 che però non arriva. Ma il Livorno è pimpante, pressa alto e non lascia mai respiro alle uscite degli ospiti. Nella ripresa invece il copione cambia. Il Livorno continua con questi lanci da dietro, ma i centrocampisti sono stanchi .
Cercare Lucatti ci sta, abusare dei lanci lunghi, no. Il fatto di non gestire il possesso per rallentare i ritmi e sfruttare la superiorità di numerica con gli spazi che si allungano è il secondo peggior errore del Livorno. Il primo è lasciare una ripartenza 3 contro 1 da contropiede a proprio favore. Lì al 69’ arriva il pari di Mazzolli su assist di Regoli. E due minuti più tardi il palo su punizione dello stesso Regoli fa tremare gli amaranto. Il resto è sofferenza, esagerata e crescente. Fino al regalo di Morosi e alla finezza di Lo Faso. C’è tutto. C’è il lieto fine. E ci sono i tre punti. E’ mancato solo il boato del Picchi.
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