Gioco
Di Piazza in piazza, la lezione del prof: «Belli i tifosi PL, travolto dalla passione»
Alla vigilia del match contro Omegna ecco i segreti del play che ha cambiato la squadra
LIVORNO. C’è chi lo chiama il Professore, per altri è il Capitano.
Sia come sia Andrea Piazza da Pordenone è uno di quelli che “la insegna”, termine riservato a quei pochi che hanno un qualcosa in più sotto il profilo della visione di gioco e di quello che possono dare a una squadra al di là delle cifre statistiche.
Poco più di due mesi che indossa la canotta della Unicusano PL e certi suoi assist sono già scolpiti nella memoria dei tifosi, in certi momenti sembra che potrebbe mandare a canestro anche il custode della palestra. Curiosamente il calendario, prima del derby dell’Immacolata, ha messo sul cammino della PL le ultime due squadre nelle quali Piazza ha giocato, Pavia e, domani, Omegna.
Viene quindi naturale parlare con lui dei prossimi avversari. «In realtà – dice – della squadra dell’anno scorso è rimasto solo Balanzoni (in dubbio per domani, ndr) perché è un po’una caratteristica della Fulgor: tengono lui e cambiano tutto il resto».
La squadra, con tutto il rispetto, sembra però un po’meno attrezzata di quella che nel campionato passato è arrivata terza...
«Può darsi, ma sarebbe folle sottovalutarli. Al di là che in questo campionato è proibito sottovalutare chicchessia. Omegna bene o male viene da quattro vittorie nelle ultime cinque partite e domenica scorsa, senza Balanzoni, hanno vinto di 16 su Gema Montecatini. Mi sembra che basti».
La PL deve rilanciarsi dopo il primo stop stagionale, Omegna vuole restare nella parte alta della classifica. Ma che squadra vi troverete davanti?
«Una squadra molto atletica, garibaldina, con una buona dose di talento dentro. Manca magari l’uomo da 20 di media a partita, al di là che Torgano domenica scorsa proprio 20 ne ha messi con 5 su 7 da 3, ma sicuramente hanno un buon collettivo»
Qualcuno dice che la PL è “Piazzadipendente” o comunque gioca bene solo se lei gioca bene...
«Non è vero. La PL dipende dal play perché, specialmente ora che abbiamo fuori Federico (Loschi, ndr), siamo io e Rubbini che dobbiamo creare il gioco, mettere in ritmo i compagni. Domenica Michele non c’era e io il primo tempo non ho giocato sicuramente bene. Tutto qui».
Però è vero che a volte sembra di vedere un altro allenatore in campo...
«Questo sì. È una cosa che mi è sempre piaciuta: la faccio ora che ho 33 anni, ma la facevo anche quando ne avevo 21. D’altra parte ho un fisico che non è propriamente quello del cestista e se uno vuole durare a questi livelli bisogna che aggiunga qualcosa a punti e assist».
Sembra anche che coach Cardani la centellini come una di quelle bottiglie di grappa pregiate che si vorrebbe non finissero mai
«Fino dal nostro primo contatto Marco è stato molto chiaro con me: alla mia età e reduce da quel tipo di infortunio non avrebbe potuto spremermi per 35 minuti a partita e su questo siamo sempre stati perfettamente d’accordo. Ora sto bene anche se probabilmente non sono ancora al 100%, ma l’infortunio è stato di quelli brutti. Meglio andare avanti a piccoli passi».
Pronostici estivi: Libertas, Legnano, Vigevano e PL. Alla fine saranno queste a occupare i primi quattro posti?
«Può darsi. Ma bisogna anche considerare che il mercato è aperto e un colpo giusto può cambiare la faccia di tante squadre. Penso alla Herons Montecatini che con l’inserimento di Adrian Chiera è diventata una squadra di prima fascia anche se ad oggi sono un po’ lontani in classifica. Ma ci sono fermi tanti altri ottimi giocatori e altri potrebbero scendere dalla A2. Fino all’ultimo non potremo essere certi di niente».
Chiudiamo con due parole sul pubblico, che sembra volerle molto bene.
«Non solo a me, a tutta la squadra, dal primo all’ultimo. Sembra di rimettere il solito disco, ma i nostri tifosi sono qualcosa di incredibile. La trasferta di Legnano è stata qualcosa di commovente. In oltre 15 anni di carriera solo a Roseto mi era capitato di sentire tanta passione, ma là era qualcosa di perfino eccessivo. C’era gente che, la sera prima delle partite interne, veniva a controllare se eri in casa. Qua è una passione sana, più all’insegna del divertimento e della goliardia».
Quindi è bello essere il capitano di questa squadra?
«Sì. Me ne vanto».
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