Gioco
Un Dell’Agnello sul trono della A2. «E ora aspetto qui PL e Libertas»
Giacomo, 28 anni, figlio di Sandro, premiato miglior giocatore del girone. «Qui abbiamo il derby con Udine che in Supercoppa ha portato 3mila persone al palazzetto, ma Livorno è un’altra cosa»
LIVORNO. Le cifre già parlavano chiaro da sole: 12 punti di media a partita , quasi 5 rimbalzi e 3 assist. Ma se consideriamo che questi numeri sono arrivati al primo mese in carriera in Serie A2, il premio di miglior giocatore del girone Rosso per Giacomo Dell’Agnello possiamo dire che è meritatissimo. «Avevo vinto lo stesso premio più volte in B, ma stavolta ha un sapore speciale – esordisce il livornese in maglia Cividale -. Non mi aspettavo di essere neanche tra i candidati, ovviamente è una bella soddisfazione e mi fa piacere. Lo prendo come un nuovo step di crescita nel mio percorso».
E un inizio del genere se lo aspettava?
«No, mi spaventava il livello fisico degli avversari e invece non lo sto soffrendo. C’è ancora tanto da migliorare, però. A partire dal tiro da tre punti su cui ho lavorato tanto negli anni e che finalmente mi sta dando buoni risultati».
Pochi anni fa era in C Gold, dove è stata la svolta?
«Se devo scegliere un momento dico la stagione 18-19 ad Alba. Era la mia prima in B, feci bene e capì che mi potevo divertire».
E ora a 28 anni, può ancora sognare?
«Non ho mai sognato e non lo farò. Vivo la quotidianità, dando sempre il massimo e puntando forte sul lavoro in palestra».
Passiamo al basket di casa nostra. Ha visto giocare le livornesi?
«Sì, la PL ha un gran bel modo di giocare e si vede l’impronta del coach. È un bel roster, profondo, senza troppi nomi di spicco, ma con elementi giusti che possono veramente creare un mix vincente. Credo che il merito sia in gran parte del presidente Creati e di chi lavora dietro le quinte. Si vede che c’è un progetto ragionato e programmato nei dettagli».
Chi è il giocatore chiave della Unicusano?
«Secondo me nessuno spicca. È il gruppo che lì può fare la differenza».
E la Libertas invece?
«Continuo a vederla come super favorita del girone e per me anche di tutta la Serie B. Non è certo uno scivolone a Montecatini che mi fa cambiare idea, anche perché hanno avuto un inizio pieno di infortuni. Poi con nomi così importanti e un roster di esperienza serve più tempo per trovare la giusta alchimia».
Un nome su tutti?
«Ne faccio due: Saccaggi e Fantoni. Credo che per esperienza, talento e forza fisica nel caso di Tommaso possano essere i fattori decisivi».
Il terzo incomodo è Vigevano, dove lei ha giocato.
«Coach Piazza ama puntare su fisicità e intensità e questo anno ha la squadra perfetta per lui. Storicamente poi vincere lì è difficilissimo, ma le livornesi per me sono superiori».
Quindi le nostre possono puntare all’A2?
«Per me sì. Anche se poi ci sono fattori come gli infortuni o gli acquisti in corsa che possono cambiare le carte in tavola. Sarebbe un sogno vedere Livorno di nuovo in A».
E babbo Sandro con Rieti?
«Ha una squadra profondissima e sta andando forte. Per me possono crescere ancora tantissimo, se la giocheranno con Roseto che si riprenderà».
Tra poco a Livorno c’è il derby, invidia i suoi colleghi?
«Qui abbiamo il derby con Udine che in Supercoppa ha portato 3mila persone al palazzetto, ma Livorno è un’altra cosa. Pagherei per giocarlo. Con due squadre di vertice non oso immaginare la gente che ci sarà».
Un’ultima cosa. Com’è stare a 450km dalla città?
«A Cividale mi trovo bene, ma il mare mi manca. Noi livornesi non ce ne rendiamo conto, ma quando si è distanti invece ne notiamo tutta l’importanza e la bellezza. Appena posso torno in città e mi fiondo sul viale Italia».
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