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Frati con lo zucchero: «Il gol e l’esultanza con indosso la maglia più bella del mondo»

di Alessandro Lazzerini
Frati con lo zucchero: «Il gol e l’esultanza con indosso la maglia più bella del mondo»

«Il rigore? Me lo sentivo prima della partita»

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LIVORNO. Le ultime due partite del Livorno, contro Montespaccato e Arezzo, sono accomunate dallo stesso migliore in campo per gli amaranto: Matteo Frati. E se a Roma il palo e un miracolo del portiere gli avevano detto di no, nel derby dal dischetto è riuscito a trovare la via della rete. Un gol che poteva valere molto più di un punto. «Speravo che portasse al bottino pieno – esordisce il numero 18 -. Man mano che passavano i minuti pensavo potessimo portare a casa l’intera posta in palio. Sarebbe stato importante, anche per far passare una settimana difficile all’Arezzo. Noi venivamo da una settimana complessa e abbiamo risposto bene».

Ci racconta l’azione del rigore.

«Loro facevano molto possesso palla e quindi ho fatto quello scatto pensando che il portiere la buttasse magari in fallo laterale così da guadagnare campo. Invece, mi ha fatto un regalo e poi c’è stato il fallo».

Lì ha subito preso il pallone in mano.

«Non ci ho pensato due volte. Ho provato ad isolarmi perché davanti avevo migliaia di tifosi avversari ed è passato tanto tempo per l’espulsione. Mi sono detto che non cambiava niente da quelli che tiro in allenamento ed è andata bene».

Poi quell’esultanza…

«Mi è venuta d’istinto, c’è tutta la mia livornesità. Non avevo mai giocato in quello stadio che ha la curva subito dietro la porta. Prima della partita, nella ricognizione del campo mi ero detto “chissà come sarebbe tirare un rigore con tutta quella gente dietro”. Sembra impossibile, ma poi è successo».

Per conquistare i tre punti è mancato qualcosa.

«Sì, forse un po’ di consapevolezza delle nostre capacità. La palla non deve bruciarci tra i piedi e dobbiamo crescere in personalità. Loro erano messi bene in campo e sono una formazione di livello assoluto, ma dobbiamo aver la voglia di non buttare via la palla e prenderci qualche rischio in più».

A livello personale ha avuto un inizio di stagione particolare.

«È innegabile che stando fuori girino un po’ le scatole, ma ho sempre sentito la fiducia dei compagni e dell’ambiente. Potevo solo allenarmi al massimo e così ho sempre fatto. Sapevo che un’occasione sarebbe arrivata e lì mi sarei dovuto far trovare pronto».

E ha messo in fila due ottime prestazioni.

«Ho dimostrato quello che sono. Con il modulo a due punte mi trovo bene e ho sempre giocato così, accanto ad un nove strutturato, ma anche con Lo Faso mi sono trovato bene. Se giochiamo a tre da trequartista mi diverto un sacco, tocco tanti palloni e ho libertà di movimento».

Prima ha parlato di un gruppo ampio, che però è granitico.

«Esatto. Non è cosa da poco, perché siamo in tanti ed essere così compatti è un bell’aspetto. E’ un gruppo di professionisti incredibili e di ragazzi eccezionali».

In caso di vittoria sarebbe stato l’eroe della settimana, ma anche col pari sono arrivati tanti complimenti.

«Fa piacere. Da quando gioco nel Livorno la gente mi ferma, facciamo due parole, magari mi chiede come sto. È una bella sensazione. Ho sempre seguito il Livorno e non sempre riesco a realizzare l’esperienza che sto vivendo. Noi livornesi siamo malati per il Livorno e vestire questa maglia è la cosa più bella che ci sia».
 

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