Gioco
La Libertas è tornata a far paura e che spettacolo il baby-Madeo
Classe 2005 ma già protagonista. «Decisivo un incontro a casa di Consigli Grande gruppo e se ti alleni con Forti, Fantoni o Fratto, imparare è molto facile»
LIVORNO. 38 punti di sutura sulla ferita prodotta dalla sconfitta di Montecatini. Per la verità alla Libertas ne sarebbero bastati molti meno, perché dopo tutto quello del PalaTerme è solo un graffio lasciato sulla carrozzeria. 38 punti di vantaggio con cui – senza alzare il piede dall’acceleratore – è stata regolata Langhe Roero. Nel contesto di una giornata felice in casa LL è sbocciato un fiore amaranto: Federico Madeo, playguardia classe 2005 a cui Andreazza ha concesso 20’ di presenza sul parquet ripagati con 8 punti, un bel canestro in entrata e 2/3 da 3. Il giorno dopo questo ‘bimbo’ di Latignano non si è montato la testa: «È stato un lunedì tranquillo. Ho fatto il ponte e non sono andato a scuola. Ho ricevuto qualche messaggio da parenti e amici. Insomma: tutto tranquillo, anche se avrei potuto fare meglio».
Meglio di così?
«Eh, sì. Ho sbagliato un tiro da tre».
Via, non sia pignolo. Ci racconta dove lo ha scovato la Libertas?
«Più che pignolo direi umilmente ambizioso. Quanto al passato, ho iniziato a Cascina. Mi ha avvicinato al basket un allenatore amico di famiglia, Alberto Contini. Purtroppo è mancato qualche anno fa ad appena 30 anni. Domenica prima della partita sono andato al cimitero. Da quando non c’è più gioco sempre un po’ per lui. Sono certo che domenica mi ha aiuto. Morì nel sonno. E pensare che la sera prima ci avevo parlato al telefono…(si commuove)».
Federico, Alberto l’ha accompagnata fin qui passando per…?
«Eh…anche per la Pielle, nel 2018. Giocai nell’Under 14. Fu Cristiano Forti a volermi. Nel 2019/20 però andai a Pistoia dove sono stato tre anni. Ho vissuto là insieme a un serbo e un estone. Ho imparato l’inglese. Ho fatto la trafila nelle giovanili e mi sono allenato con il gruppo della serie A. Mi sono divertito tantissimo, ma quest’estate ho capito che era meglio andar via».
Ed ecco la Libertas…
«Per la precisione il presidente Consigli. Andai nella sua casa di Fauglia. Mi convinse subito. Un paio di allenamenti con Andreazza, alla presenza di Forti, Fantoni e Fratto, ed eccomi qui. In quei giorni ebbi ottime sensazioni confermate poi nelle settimane successive: siamo un gruppo d’acciaio. Ogni allenamento per i giovani come me è oro: impariamo tantissimo e abbiamo la possibilità di migliorare».
Lei in che cosa in particolare?
«Nel passaggio e nel palleggio. Mi piace molto tirare e penso che si sia visto (ride), ma anche difendere e picchiare un po’. Mi gasa recuperare palla».
Lei, Bruci, Lemmi: il futuro LL è assicurato…
«Bruci domenica ha fatto benissimo e sono felice per lui. Ci conosciamo da tanti anni: non pensavamo che un giorno avremmo giocato insieme. E attenzione a Lemmi: ha mezzi atletici incredibili».
Ci racconta la sua domenica speciale?
«Ero in preallarme. Ricci ko, Forti quasi, Saccaggi in campo per onor di firma. Andreazza mi aveva avvertito. Prima di entrare ho guardato la gente, il campo. Ho fatto un respirone e ho pensato: “e che sarà mai, vai e divertiti”. Questa è l’essenza dello sport».
E a casa Madeo come l’hanno vissuta?
«Babbo Rossano e mamma Beatrice sono i miei primi tifosi. Però una citazione la merita nonna Dina: è un santino vivente. Porta fortuna. Domenica è venuta alla partita. Non mi aveva mai visto giocare prima. Pensate: quando Andreazza mi ha messo sul cubo dei cambi pensava che il coach mi avesse messo in punizione. Nonna Mirella invece ha visto la partita sul cellulare della zia. Si è commossa. Nonno invece non viene a vedermi: se mi picchiano ha l’istinto di scendere in campo per difendermi».
Torniamo alla Libertas: cancellato il ko di Montecatini?
«Meglio aver perso ora che più avanti. È una sconfitta arrivata per episodi sfortunati. Può essere costruttiva. Noi non l’abbiamo chiusa ed è finita così. Ora sappiamo cosa si prova a perdere».
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