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PL, un avvio da Leone (Mare): mai così in alto in classifica dal 1980

di Framcesco Parducci
PL, un avvio da Leone (Mare): mai così in alto in classifica dal 1980

Quella stagione si concluse con la promozione in serie A2. Grasselli: «Ecco cosa hanno in comune queste due squadre»

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LIVORNO. Beati i “terrapiedisti”, quelli che riescono a tenere i piedi per terra. Non è facile, dopo quattro vittorie consecutive, una più convincente dell’altra. Ma se una rondine non fa primavera, figuriamoci se possono farlo quattro vittorie in un campionato di trenta partite solo contando quelle della stagione regolare. Più gli eventuali playoff.

Eppure l’entusiasmo del popolo piellino in questi giorni è qualcosa di traboccante, un fiume in piena che rompe gli argini della razionalità e della prudenza e si spinge fin dove sarebbe meglio, quando si è ancora a ottobre, il mese di inizio della stagione fin dove sarebbe meglio non andare. E si ha voglia di dire che già domani a Vanzaghello l’asticella del rendimento forse dovrà essere vieppiù alzata. Il motivo? Oleggio è un’ottima squadra, dopo due vittorie in trasferta a Montecatini e dopo aver spazzolato sotto una caterva di punti una squadra come Gallarate che bene o male era ancora una capolista tenere a freno i bollenti ardori di qualcuno è tutt’altro che facile.

E il pubblico, poi. Quasi raddoppiato rispetto alla prima uscita casalinga di questa stagione: caldo, partecipe anche nei settori che non sono la curva, ma da quella trascinato come non si vedeva da anni. Da anni, appunto.

Spulciando gli archivi – tra amarcord e statistiche – si vede che per ritrovare la Pielle in cima alla classifica di un campionato nazionale bisogna tornare indietro di decenni, parecchi decenni, si parla dell’anno magico 1980 che si concluse con la promozione dell’allora Leone Mare in serie A2 (per i tifosi sono ammessi gli scongiuri), la prima volta per la società allora di stanza in via Cecconi, al civico 40.

Di quella squadra ci sono ancora due giocatori che non si perdono una partita dell’attuale Pielle targata Unicusano. Uno ne è diventato addirittura presidente e domenica sera era quasi commosso (forse si potrebbe togliere anche il quasi) quando a fine partita la curva gli ha dedicato un coro.

L’altro è Alfredo “Ciccio” Grasselli, forse, di quel Leone Mare, il giocatore più amato. E ora è sempre lì, terza fila del parterre, stessa poltroncina, che viene a riempire un quarto d’ora prima dell’inizio con quella sua camminata un po’così, quel look da cow boy dei nostri tempi. Grasselli, sono passati più di quarant’anni, è un basket diverso. Ma ci proviamo lo stesso. Riesce a trovare un punto di contato fra quel vostro Leone Mare e la Unicusano di oggi? «Indubbiamente due squadre molto forti, che giocano bene. Domenica scorsa sono stati impressionanti. Se posso aggiungere una cosa, mi auguro che, come eravamo noi, siano un gruppo, di più, una famiglia, anche fuori dal campo. La nostra vera forza era anche quella. Passavamo tanto di quel tempo insieme che poi in campo bastava uno sguardo per capirci».

Di quella squadra lei e Paolo Bianchi eravate le punte, media di 20 a partita a testa a fine campionato. Ora ogni partita se ne contano cinque o sei in doppia cifra. «Sì, e questo è veramente un punto di forza. Ma i nostri compagni erano tutto fuorché dei gregari. Se io e Paolo segnavamo tanto era perché loro ci mettevano in condizioni di farlo».

Altro da dichiarare? «Che sono molto contento per i dirigenti che hanno costruito, a quanto sembra di vedere, veramente una bella squadra. Ma in modo particolare per Roberto (Creati, ndr) che si è speso moltissimo anche quando era quasi solo, per portare in alto questa società e per Manolo (Burgalassi, ndr) che ha tenuto accesa la fiammella negli anni bui della serie D. Il popolo piellino aveva bisogno di queste gioie dopo tanti anni oscuri». Il 6 novembre ancora sulla solita poltroncina? «Certo. Sono piellino e me ne vanto” (ride, ndr). l


 

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