Il Tirreno

Livorno

La storia

Sono della Pielle e me ne vanto. «Così ho creato il tormentone»

di Alessandro Lazzerini
Sono della Pielle e me ne vanto. «Così ho creato il tormentone»

L’idea diventata il coro della curva Sud è nato lo scorso anno dopo una sconfitta

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LIVORNO. Il brano "Shakerando" di Rhove è stata la hit dell’estate e in autunno, proprio sulle note di questo brano, il tormentone lo hanno creato i tifosi della PL con il loro «sono piellino e me vanto». Un motivetto orecchiabile e con tutto l’orgoglio del popolo biancoblù per un coro che adesso in Curva Sud cantano tutti. Ma l’idea del "Vantiamocene", slogan con cui la società ha lanciato la campagna abbonamenti, nasce circa un anno fa dalla mente di Gino Rossini, storico rappresentante dei Rebels. «Lo scorso anno in campionato non partimmo bene e dopo una sconfitta, lessi sui social la frase: "Non come chi vince sempre, ma come chi non si arrende mai", mi venne a mente. L’idea era quella, ho perso, ma io tifo la PL e me ne vanto a prescindere». Un post buttato lì sul proprio profilo Facebook senza sapere che sarebbe diventato il motto di una tifoseria intera. «Dentro c’è tutto il senso di appartenenza e la passione che abbiamo per questa maglia - continua Rossini -. Non è semplice da spiegare, è un po’come quando uno è all’estero e gli viene chiesto di dove sei e con fierezza risponde "di Livorno". Ecco in città per noi vale questo. È un sentimento primitivo, di sangue, anche se non abbiamo vinto niente, non ci interessa. È un amore viscerale, che ti prende lo stomaco, pensate che quando si perde non dormo. L’idea comunque era quella: siamo della PL e voi che ci ascoltate siete sicuramente un passo indietro». Un concetto che, come detto, è partito da un tifoso e che anche la società ha fatto proprio rilanciandolo in ogni post social. «Per me vederlo in ogni attività della società è stata un’emozione incredibile. È il massimo. Come per un discepolo essere ascoltato dal proprio Dio, questo è stato per me. In qualche modo mi sono sentito parte della società, penso sia un caso più unico che raro». La PL adesso è nella zone nobili della classifica in serie B, ma Rossini non dimentica i tempi passati, quando la squadra era in D e i Rebels la seguivano nelle palestre più sperdute della Toscana. «Ci siamo sempre stati. Nel 2011 organizzammo un pullman per andare a sostenere la squadra che si giocava i playout in serie D e quella è stata la prima scintilla che ha fatto riaccendere questo fuoco mai spento. Siamo stati come quei dottori che assistono i loro pazienti in coma e poi li riportano pian piano alla vita di una volta. Abbiamo tenuto attaccata la spina della PL e quindi del basket a Livorno, poi con gli anni abbiamo risvegliato la piellinità di tanti che l’hanno vissuta negli anni d’oro».In Curva Sud adesso convivono almeno tre generazioni con babbi e mamme insieme ai figli e ai nonni, tutti accomunati dalla passione per la PL. «Ci siamo guadagnati tutto sul campo e ora è bello vivere questa avventura con i sogni e le ambizioni che il lavoro di questa società ci ha portato ad avere. Sono 12 anni che giriamo l’Italia e dopo aver anche perso contro piccoli paesini, adesso siamo nella dimensione minima che la PL si merita. Spero che i nostri bimbi crescano con il nostro senso di appartenenza. Ho le mie figlie e i miei nipoti al palazzetto e mi auguro che abbiano una passione così forte come quella che sentiamo noi. Ma in generale, sentirsi così presi dal tifo di una squadra, qualunque essa sia, è un’esperienza indescrivibile. Il vanto più grande? Essere rimasti quelli di sempre».Le tre vittorie in questo inizio di campionato della Unicusano hanno fatto esplodere l’entusiasmo, mai mancato, . E domani per la sfida al vertice contro Gallarate il popolo PL è in fermento. "Ho già acquistato sette biglietti per amici che me li hanno chiesti, gente che magari non veniva da trent’anni e che ora ci porta i figli. Cosa dire al popolo piellino? Niente, domani abbiamo un scontro al vertice in serie B, è impossibile non venire. Perché poi basta una volta per rimanerne innamorato e non staccarsi più. C’è tutto per divertirsi e tornare grandi".

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