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Quando Livorno-Grosseto valeva la serie A: tra Diamanti, Camilli e polemiche

di Fabrizio Pucci
Alino Diamanti esulta per il gol del 3-1 nella gara di ritorno
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Alino Diamanti esulta per il gol del 3-1 nella gara di ritorno

Nella stagione 2008-09 le due squadre si trovarono di fronte nella semifinale playoff. All’andata il 2-0 dei maremmani. Al ritorno amaranto scatenati con Danilevicius

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LIVORNO. Arriva il Grosseto e gli scrigni dei ricordi si aprono. Uno è arrugginito, agé, pure triste come gli Anni Settanta che drammaticamente assomigliano a questi: crisi energetica, format dei campionati a imbuto che prevedevano una sola promozione (a quell’epoca dalla C alla B) e stagioni incolori, inodori e insapori già a partire dall’autunno. E nel mezzo, per l’appunto il Grosseto: poca tradizione e tanta volontà. L’altro contenitore dei ricordi è più recente. Ruggine poca, ma polvere, purtroppo tanta. Con un panno umido, però la si toglie e spuntano foto e cimeli di preziosi. Stagione 2008/09, serie B, semifinale playoff con in palio la finalissima e il successivo biglietto per il paradiso nel quale il Livorno era rimasto dal 2004 al 2008. Insomma: eravamo abituati bene. Per i maremmani del presidente Camilli, invece, dopo una vita trascorsa nei bassifondi del calcio, quella era l’occasione della vita. Il Grosseto era una buonissima squadra e con tutta probabilità più in condizione degli amaranto. Il Livorno, infatti, era arrivato secondo solo grazie al successo sul campo dell’Ascoli all’ultima giornata, ma il trend era negativo al punto tale da aver indotto Spinelli ad esonerare Acori alla penultima per far posto a Ruotolo. Torelli scintillanti, quindi e amaranto con il fiatone. E gara-uno di semifinale (giocata il 7 giugno 2009) confermò questo dato di fatto. Partita bruttina dei nostri e gol in fotocopia dei difensori Freddi e Abruzzesi per il 2-0 finale che puzzava di eliminazione per gli amaranto. Quel Livorno però di talento ne aveva in quantità industriale. Basti pensare che Candreva nella partita di andata era partito dalla panchina. In quel gruppo però c’erano Diamanti (declassato in B) , Tavano, i fratelli Filippini, Galante, Grandoni. Roba extralusso che quando ci fu da tirare fuori gli attributi nella partita di ritorno non si fecero pregare. Quattro giorni più tardi in un’Ardenza neanche gremita (tifosi sfiduciati dopo lo 0-2 dell’andata e dalla sola vittoria nelle ultime nove uscite casalinghe) gli amaranto ribaltarono il mondo non senza difficoltà. Pronti via, infatti il Grosseto entrò subito in partita mentre la carburazione del Livorno fu più lenta. Al 25’, però un rigore causato da un fallo di mano di Abruzzese e trasformato da Tavano dette ossigeno agli amaranto. Ossigeno subito tolto dal gol del pari di Sansovini (34’) . Al 47’del primo tempo il Livorno mise la freccia. Punizione di Diamanti (fallo di mano, secondo giallo ed espulsione per Abruzzese) , respinta corta di Polito e tap in vincente di Danilevicius, proprio lui il lituano più amato e bistrattato dai tifosi. Nella ripresa accadde di tutto. Al 6’Tavano confezionò un cioccolatino per Diamanti e al 9’lo stesso Alino mandò in porta Danilevicius per il 4-1 definitivo.Il Grosseto, dopo un palo di Valeri si sciolse come un gelato all’equatore, perse la testa e finì addirittura in sette per le espulsioni di Garofalo, Consoni e Freddi. Nove giorni più tardi il Livorno sarebbe tornato in A vincendo la doppia finale con il Brescia. Altri tempi. Da allora la storia del Grosseto è stata una progressiva caduta verso il basso. La nostra la conosciamo. Adesso tutti insieme cerchiamo di risalire. E di fabbricare altri ricordi da inserire in uno scrigno d’oro.© RIPRODUZIONE RISERVATA

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