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Livorno, la rinascita del basket nella passione di chi non visse i fasti degli anni Ottanta

di Alessandro Lazzerini
Livorno, la rinascita del basket nella passione di chi non visse i fasti degli anni Ottanta

Tantissimi giovani si stanno innamorando di LL e PL anche senza aver visto Fantozzi e Diana

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LIVORNO. “Cosa resterà di questi anni ’80?” canta Raf in una delle sue canzoni più celebri. A Livorno sicuramente è rimasta intatta la passione per il basket. Perché i tempi di Fantozzi e Diana, di Enichem e Allibert sono stati indimenticabili per chi ha avuto la fortuna di viverli, ma a distanza di quarant’anni, in città non c’è mai stata una possibilità come quella attuale di scrivere un nuovo capitolo di Basket City. Una Basket City 2.0, con una nuova generazione che sta nascendo intorno ai sogni e ai canestri di Maurelli Libertas e Unicusano PL, prime in classifica, proprio al fianco di quei ventenni degli anni ’80 che oggi sono padri che hanno trasmesso la loro passione ai figli. Come Gabriele Giannetti, classe 1995, uno che ogni domenica si trova in Curva Nord con la maglia amaranto targata Libertas. «Seguo il basket sin da piccolo, la passione mi è stata trasmessa in famiglia e questo penso sia proprio l’aspetto più bello. Ci prepariamo insieme con i miei genitori, lo zio, per andare al palazzetto e poi dopo la partita a cena è il primo argomento. Come vedo questa Libertas? Siamo competitivi sia sotto canestro che sugli esterni e Andreazza può essere il valore aggiunto. Così come il PalaMacchia, che mi auguro diventi sempre di più il nostro fortino».

Da una parte all’altra. Dalla Curva Nord alla Curva Sud, dove non manca mai Alessia Magrini, classe 2001, tifosissima biancoblù. «Seguo la PL sin dai tempi della Serie D. Mi portò il mio babbo e da lì non ho più smesso. Il tifo in curva è coinvolgente, ho fatto tante trasferte ed è proprio una passione che non svanisce mai. In questi anni abbiamo vissuto gioie incredibile e pure qualche delusione cocente a livello sportivo che però ci ha permesso di uscirne più forti. Se devo scegliere una partita dico la vittoria con Vigevano dello scorso anno. La PL di quest’anno? Mi piace, i nuovi acquisti sono di alto livello, ma se devo fare un nome dico Lenti, per me rimane fondamentale, è un lottatore vero».

Le quote rosa non mancano neanche in casa Libertas, come la giovanissima Marta Righi, 13 anni ma già tanta passione e voglia di sostenere i colori amaranto al fianco degli Sbandati. «Negli ultimi anni babbo è tornato a vedere le partite dopo i fasti degli anni d’oro e una sera mi ha chiesto di andare con lui. Da lì non ho più saltato una partita e abbiamo contagiato anche mia sorella Matilde e la mamma. Spesso vado anche in trasferta, come a Cividale lo scorso anno per i playoff, è stata quella che mi è piaciuta di più. Il mio coro preferito? “Amaranto sono nato, da Sbandato morirò”, c’è dentro tutta la passione per la LL, in curva siamo una famiglia. Abbiamo una grande squadra, il mio preferito è Amos Ricci, sogno di avere la sua maglietta».

Diego Innocenti, classe 2005 e “tamburista” della Curva Sud PL, sceglie la sfida di Pavia tra quelle lontane da Livorno. «Nonostante il risultato della squadra, fu un’esperienza unica, sotto la neve addirittura. In curva mi diverto un sacco, ma tutti nel nostro gruppo sono importantissimi per far valere il sesto uomo in campo. Siamo un tutt’uno con la squadra che quest’anno è veramente super, i miei preferiti sono Diouf e Piazza. Seguo sia il basket che il calcio, ma il primo è più coinvolgente perché ogni secondo può essere decisivo per la partita. Il doppino stadio-palazzetto? Regolare».

La sensazione anche tra le generazioni più giovani è quella che si possa aprire una nuova era della pallacanestro cittadina, grazie a due progetti ambiziosi e due formazioni di alto livello. «Due squadre così forti e il dualismo storico tra sfottò e rivalità possono far sognare – sottolinea Francesco Gavazza, classe 2003 e sostenitore Libertas -. La cosa più bella della Maurelli di quest’anno è andare al palazzetto e vedere giocatori livornesi che sanno cosa voglia dire indossare questa maglia e vivere il basket a Livorno e gente come Ricci che sembra libertassino da sempre. Cosa dico ai giovani? Di venire al Pala Macchia. Basta una volta e poi è impossibile non appassionarsi. Spero che le società puntino forte sulle nuove generazioni sfruttando anche i canali social che oggi sono pane per noi».

In casa Unicusano Marco Nencini è uno dei quelli che ha tifato la squadra in giro per l'Italia. «Seguo la PL da quando era in serie D e ho fatto decine e decine di trasferte. In casa nostra la PL è una delle passioni per eccellenza e credo che l’aspetto più bello sia proprio questo, visto che al palazzo si può andare con la famiglia e in curva si mischiano generazioni diverse unite dalla stessa passione. Se c’è un momento per tornare al palazzetto è adesso. Abbiamo una squadra forte, che gioca bene, ma che allo stesso tempo mantiene uno spirito battagliero come vogliamo vedere noi piellini. E poi diciamolo, una curva come la nostra non ha eguali in B, ma nemmeno in categorie superiori probabilmente».

La passione da ambedue le parti è tanta. Tra i giovani e i più esperti, con la pallacanestro livornese che può scrivere un nuovo capitolo della sua gloriosa storia. Per questo nelle prime gare, oltre a Pavia, Piombino e Varese, in via Allende ha perso chi non c’era.
 

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