Gioco
Calo atletico e cambi in ritardo. Così il Livorno si è buttato via
A Città di Castello un ko che fa male e gli attaccanti non convincono ancora
LIVORNO. A Città di Castello è come se di partite ce ne fossero state due. Una il primo tempo e una il secondo. Il Livorno in Umbria ha disputato due frazioni da 45 minuti una l’esatto opposto dell’altra. Nella prima frazione una squadra attenta, padrona del gioco e in grado di gestire il palleggio per poi provare a far male alla difesa biancorossa. Nella ripresa invece 11 uomini impassibili, scarichi fisicamente, con Calderini e compagni che hanno iniziato a vincere ogni duello e arrivare prima su ogni pallone vagante. Sembra impossibile, ma sono le due facce della stessa medaglia.
IL CALO FISICO
In questa analisi i riflettori si spostano sulla tenuta fisica degli amaranto. Nel primo tempo la squadra ha coperto bene il campo, ha segnato un gol in contropiede andando al doppio degli avversari, poi nella ripresa il blackout. In mezzo al campo Luci e Cretella sono calati dopo aver speso tantissimo e l’attacco non è riuscito a dare né una mano in fase difensiva, né ad impensierire troppo la difesa umbra per provare a chiudere la gara.
Nell’ambito atletico c’è da segnalare come da tempo non faccia più parte dello staff il preparatore Javier Livia. Il suo addio è legato a divergenze con la società e per sostituirlo c’è stata una “promozione” del suo assistente. Può essere un problema di atletica? Non è facile da capire e per sentenziare non può bastare una sola partita. Come non è facile riuscire a valutare quanto incide il fatto di disputare sempre un solo allenamento al giorno. A parziale discolpa ci sono anche tanti infortuni che hanno bloccato la crescita fisica di molti uomini.
I CAMBI
Sotto i riflettori ci finiscono anche le sostituzioni di Collacchioni. Sicuramente in ritardo, visto che la squadra era calata vistosamente già dai primi minuti del secondo tempo. Probabilmente l’ingresso di Apolloni per una punta serviva prima, per rinforzare il centrocampo con un 3-5-2 più compatto o un 4-4-2 ordinato come fatto contro il Seravezza dopo l’1-0. Anche la forza fisica e la “garra” di Lucarelli poteva far comodo in una partita in cui il Livorno aveva speso molto fisicamente ed era sulle gambe. Invece, oltre a Rossi entrato al 63’, i cambi amaranto sono arrivati tutti dopo l’80’, quando il Città di Castello era ormai già padrone del campo.
Ma va anche sottolineato anche l’impatto negativo dei subentrati. Rossi non è riuscito a incidere sulla partita, Apolloni aveva avuto anche un buon ingresso, ma l’espulsione è stata un’ingenuità colossale. Pochi istanti prima, con il Livorno in superiorità numerica, i cambi (fuori Rodriguez e Neri per Vantaggiato e Lucarelli) erano stati conservativi, un altro aspetto discutibile. Per gli ultimi due subentrati, invece, non c’è stato il tempo per entrare in partita.
ATTACCO SPUNTATO
Le reti segnate dai labronici sono 7 in 7 partite, troppo poche per una squadra che vuol vincere il campionato come dimostrano le 13 dell’Arezzo e le 14 della Pianese. Nel secondo tempo gli spazi per far male e raddoppiare c'erano, ma Rodriguez ha sbagliato il colpo del ko, e il cubano per adesso non ha mai dato l'impressione di potersi rendere troppo pericoloso. Il fatto che Lo Faso si sia sbloccato è la miglior notizia di questa giornata, ma serve qualcosa di più, perché se una volta la difesa non è perfetta, vincere con un gol a partita diventa impossibile.
IL RISCATTO
Per fortuna le altre non hanno vinto e la vetta rimane comunque a sei punti, un gap ipoteticamente ancora recuperabile anche se l’Arezzo appare una spanna sopra al Livorno. In questo verso molto di più ce lo dirà lo scontro diretto di Coppa Italia di domani (ore 15), il Livorno aveva chiesto di giocare di sera ma l’Arezzo ha detto no). Non è una gara di campionato, ma entrambe le squadra vorranno vincere e per il Livorno passare il turno sarebbe un buon modo per dimenticare il ko di Città di Castello, esattamente come avvenuto dopo il ko con la Sangiovannese.
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