Gioco
Livorno calcio, re Riccardo: «Pesano gli infortuni. Ma siamo pronti a stupire»
Cretella tra campo e la scoperta della città: «La Venezia è bellissima»
LIVORNO. Domenica scorsa la sua deviazione di testa sul tiro di Maresca al 95’è stata decisiva per spiazzare Pagnini e regalare tre punti al Livorno. Ma l’impatto di Riccardo Cretella in questa squadra va ben oltre la spizzata contro il Ponsacco. Qualità, leadership, inserimenti e tante piccole cose semplici che fanno la differenza in mezzo al campo, senza dimenticare l’esperienza di uno che questo girone lo ha vinto due volte.
«L’importanza di una vittoria del genere si è sentita tantissimo - esordisce il numero 44 -. Si sente nel clima con cui ci siamo ritrovati agli allenamenti, con un entusiasmo e una serenità che possono permetterci di lavorare al meglio. È stata una partita bloccata, in cui abbiamo speso molto anche a livello nervoso, e vincerla all’ultimo minuto ci po’dare qualcosa in più. Alla fine il bello del calcio sono proprio queste cose».
Mister Collacchioni a fine partita ha detto di non esser stato contento della prestazione, cosa sta mancando a questo Livorno?
«Non voglio trovare alibi, ma i tanti infortuni che abbiamo avuto fin qui sono un elemento molto impattante. Non ci siamo mai allenati al completo, quindi per alcuni è anche una questione di condizione. Soprattutto in una piazza come Livorno in cui deve andare sempre oltre il tuo limite. La qualità non ci manca, tante partite si vincono anche con i guizzi dei singoli e sono sicuro che presto arriveranno».
Ecco, per adesso una formazione a due volti: fase difensiva quasi perfetta e quella offensiva che fatica.
«La fase offensiva è sempre la più difficile da allenare, mentre difensivamente siamo compatti e oltre a subire pochi gol, concediamo proprio poche occasioni alle formazioni avversarie. Non deve diventare presunzione, ma la consapevolezza di essere una squadra solida è un fattore importante. Davanti dobbiamo migliorare tutti come squadra, soprattutto in casa dove abbiamo tutti gli spazi per allargare il gioco al meglio. Sta mancando un po’di qualità nei servizi agli attaccanti, ma più passa il tempo e più ci conosciamo e questi dettagli possono solo migliorare. L’obiettivo è mantenere questa intensità difensiva e essere più puliti in possesso di palla».
Che girone E ha ritrovato dopo due anni di Serie C?
«Un girone tosto come lo avevo lasciato. Quest’anno in più ci sono grandi piazze e squadre veramente super attrezzate. Direi che è un girone che non ha niente da invidiare alla vecchia C2, ci sono tanti campi difficili in cui ci aspettano con il coltello tra i denti. Dobbiamo rimanere lì nelle prime posizioni e sono sicuro che ci toglieremo grandi soddisfazioni».
Al momento un Arezzo da record, è battibile il gruppo di Indiani?
«Dico di sì. Certo, sono stati costruiti per vincere e hanno giocatori di livello assoluto, ma quelli non mancano neanche a noi. Sfruttano l’entusiasmo che si è creato dopo questo avvio, ma anche domenica hanno vinto all’ultimo a conferma che partite scontate non ce ne sono. Faranno qualche passo falso e noi dovremo farci trovare pronti».
Con il gioco di Collacchioni come si trova invece?
«Benissimo. Mi piace molto il suo credo offensivo, verticalizziamo molto e abbiamo un gioco propositivo che porta tanti giocatori a chiudere l’azione in area di rigore. In generale l’ambiente è fantastico. Sono un ragazzo un po’ introverso, ma il gruppo mi ha accolto come fossi uno di loro da sempre. In tanti spogliatoi mi sono trovato bene, ma mai in così breve tempo».
E la città in questi due mesi ha avuto modo di vederla?
«Mi piace un sacco e la scopro ogni giorno. Spesso da solo o con la mia compagna mi avventuro in qualche camminata per vedere qualche nuovo angolo di Livorno. Il lungomare parla da solo, come mi piacciono un sacco le vie strette del quartiere più centrali, ma la zona che preferisco è la Venezia. È una bellissima esperienza fin qui e sono contento della scelta che ho fatto».
Tornando alla stretta attualità domenica si va a Città di Castello.
«Partita difficile contro una squadra costruita per stare in alto e con giocatori di spessore. Uscire da lì con tre punti sarebbe un segnale importantissimo che daremmo alle altre concorrenti».
Possiamo dire che è il primo vero scoglio per il Livorno?
«No, il primo no perché secondo me quello è stato il Flaminia, in un campo dove vinceranno in pochi. Con il rispetto delle altre questo è il secondo».
E ci auguriamo possa esserci Luci. Quanto le è mancato?
«Tanto. La sua carriera dice tutto, avere lui accanto è una sicurezza in più, sa come gestire i momenti della partita, quando spingere e quando rallentare. Parliamo la stessa lingua in campo e quando c’è è sicuramente tutto più facile».
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