Il Tirreno

Livorno

Il “Moro” ora fa gol in Borgo

di Jacopo Morelli
Il “Moro” ora fa gol in Borgo

L’ultima opera di Antonio Morozzi ritrae Piermario Morosini su una saracinesca.  Accanto c’è il numero 25 e la scritta: «Andiamo a prenderci questo risultato» 

4 MINUTI DI LETTURA





LIVORNO. Raccogliere il tempo. A primo impatto quest’azione sembra impossibile. Ma in realtà l’essere umano ha sempre cercato di sperimentare nuove forme per riuscire a renderlo possibile. Una via, su tutte, ci è sempre riuscita: l’arte. Dalle pitture rupestri sulle pareti, passando per i più grandi artisti, da Botticelli a Caravaggio poi Michelangelo e Raffaello. Raccogliere il tempo.

È la stessa cosa che Antonio Morozzi riesce a fare in Borgo dei Cappuccini, quartiere in cui è nato. Passeggiando per le strade, infatti, non è difficile incrociare il proprio sguardo con rappresentazioni della Livorno antica, esponenti della famiglia Medici o artisti.

Altari laici

Così, Antonio ha deciso di consolidare ancora di più nel tempo un ragazzo che questa città l’ha lasciata dieci anni fa, creando un vuoto incolmabile: Piermario Morosini.

«Per me questi sono degli altari laici – racconta Morozzi -. Tutti abbiamo bisogno di averci un punto di riferimento. Con i disegni si può raccontare una storia. La stessa cosa che faceva Masaccio oppure gli artisti nelle grandi chiese».

Antonio unisce talento, passione e voglia di vivere il quartiere per far vivere definitivamente in città persone che hanno lasciato il segno. Piermario è rappresentato con la maglia amaranto. Corre, con la fascetta tra i capelli ed un accenno di sorriso in faccia. Perché è questa la fotografia che tutta la città porta con sé del ragazzo. A sinistra, campeggia il numero 25, anch’esso in amaranto, e sopra la saracinesca una frase chiara che per il Livorno è diventata un mantra: “Andiamo a prenderci questo risultato”.

E così, Antonio ha raccolto nel tempo delle strade della città l’anima di un ragazzo che se n’è andato troppo presto. Morosini si aggiunge ai numerosi personaggi che animano le saracinesche di Borgo dei Cappuccini: Protti e Lucarelli, Arandino Picchi, e molti altri.

Il teatro

La passione per il teatro di Antonio si riflette nelle proprie opere. Lui, che in teatro lavorava il legno, oggi lavora il metallo per permettere alle sue bombolette ed ai suoi pennelli di dare vita al murales. Dal computer alla quadrettatura, il lavoro dietro ad ogni figura è tanto e permettono all’artista di vivere ogni aspetto del quartiere. Proprio come quando stava realizzando un murales sulla famiglia dei Medici.

«Bello ‘osa ci fai?», la domanda che gli ponevano le signore ed i signori incuriositi. «La lista dei granduchi ed il simbolo dei Medici” e la risposta dei curiosi non mancava: “A ci viene i dottori?”».

Insomma, dalla mattina alla sera, passando per il caldo pomeriggio, Morozzi ha vissuto e continua a vivere il quartiere in ogni suo aspetto. Un amore per la città, il suo, che è in continua crescita. Non a caso rappresenta il Buontalenti nella Livornina e conosce nel dettaglio la storia della città.

«A me della firma non interessa. È una cosa che stona. Per me quello che conta è che la gente vedendo le mie opere sia felice. Io dovevo fare l’architetto, provare a cambiare la città. Mi batto ancora per le barriere architettoniche. Oggi ci sono riuscito senza fare cose clamorose. Lo faccio senza urlare, quando ho una giornata storta vengo qui e lavoro sulle saracinesche».

Antonio è un fiume in piena di idee e creatività. Non vuole riflettori puntati, soltanto il bene per la sua città. E nelle sue parole il desiderio di migliorare il quartiere giorno dopo giorno è sempre presente, un po’ come il teatro e la conoscenza della storia di Livorno nelle sue opere.

«Questo è già un quartiere che per sua natura è stretto, presenta marciapiedi piccoli. Ci sono degli anziani che magari fanno fatica a camminare per gli acciacchi dell’età e non riescono a passare per le macchine parcheggiate male. Il mio desiderio è quello di creare una comunità che va d’accordo. Non dobbiamo fregarcene l’uno dell’altro. C’è da ritrovare la livornesità – dice – che c’era prima, poi questa diventa davvero una città perfetta per vivere».

Quello dei murales non è soltanto la passione di Antonio, ma anche un mezzo per esprimere la sua voglia di raccontare la città e la passione che prova per questa.

Avvicinare i cittadini sempre di più alla cultura. Ed Antonio ci sta riuscendo, tra un saluto e l’altro per le strade del quartiere. Raccogliere il tempo. Un’azione che a primo impatto sembra impossibile, ma che Antonio Morozzi riesce a fare con le sue mani.

Così, camminando per le strade del quartiere, oggi, tra Goldoni e Armando Picchi, sarà possibile trovare anche il murales di Piermario Morosini. Lui in realtà, per le strade di Livorno c’è sempre stato. Mancava solo qualcuno che lo fermasse nel tempo.


 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web