Gioco
Il Jack è di cuori: Dell’Agnello fa 20 al debutto in A2. «Non è mai tardi»
Il giocatore livornese veste la maglia di Cividale dopo anni e anni di lavoro e sacrifici in serie B. «Seguo PL e LL, punto su Lenti e Fantoni»
LIVORNO. 8/11 da 2, 1/1 da 3, 6 rimbalzi, 4 assist, 26 di valutazione. L'impatto di Giacomo Dell'Agnello con la serie A2 è stato, come si suol dire, fragoroso. Eppure ci sono voluti anni e anni di lavoro e sacrifici, per arrivarci, nonostante tanti campionati di B vissuti ai vertici del ruolo, sempre ai primi posti in tutte le voci statistiche, punti, rimbalzi, valutazione.
Dell'Agnello, qualcuno sul social ha scritto che lo strano non è che lei abbia fatto 20 punti all'esordio, ma che sia arrivato alla A2 solo a 28 anni. E' d'accordo?
«Li ringrazio. Certamente non sta a me giudicare, ma ho sempre lavorato per questo. Diciamo meglio tardi che mai».
Ma non si domandava perchè, nonostante in B fosse ormai diventato un top player del suo ruolo, questa chiamata non arrivasse?
«Tante volte, tutte le ultime estati. Ad Alba, nel campionato 2018/2019 ero stato il miglior marcatore del girone e il primo in valutazione. Dalla A2 nessuna chiamata. Arrivò, invece, la convocazione per le Universiadi ma non feci nemmeno il ritiro perchè mi infortunai. Una cosa che rimpiango ancora».
E poi?
«Altre due buone stagioni, una a Cesena e una a Vigevano ma in estate niente, solo telefonate dalla serie B».
Appunto, secondo lei perchè?
«Probabilmente non mi ritenevano adatto fisicamente. In effetti sono il meno alto e il più leggero, fra quelli del mio ruolo. Per fortuna non è l'unica cosa che conta».
E, finalmente, Bergamo.
«Si. Dopo un buon campionato ho avuto la fortuna di fare dei play-off molto buoni (in realtà ottimi, con cifre eccezionali, n.d.r.) anche se non ce l'abbiamo fatta a salire. Il giorno dopo la fine del campionato sono già arrivate le prime telefonate. Dalla A2, questa volta».
Bene. Un punto di arrivo o di partenza?
«Guardi, ormai non ci speravo più. Per ora non mi faccio altre domande».
Ha già notato differenze con la serie B?
«Sì, c'è più fisicità, non è raro trovare guardie di 2 metri, ma anche più tecnica, in B si picchia di più. Ma la differenza sta nel ritmo, qua succede tutto un giro più veloce».
E se la telefonata fosse arrivata da Livorno? Meglio l'A2 al confine di stato o la B, ma a casa sua? E poi Libertas e PL hanno messo su due ottime squadre...
«“Al di là che non mi hanno chiamato, non ho fatto nemmeno in tempo a pensarci perché, come dicevo, le telefonate da squadre di serie A2 sono arrivate subito, appena finito il campionato. Ma tornare a giocare a Livorno è un mio obiettivo, non tanto perché senta il bisogno di tornare a casa, quanto perché mi piacerebbe giocare per una squadra della mia città».
Ma intanto è a Cividale. Come fa un livornese di scoglio a ambientarsi in una cittadina al confine di stato, praticamente in Slovenia?
«In realtà sto benissimo. Qua il basket è lo sport per eccellenza, la società è fatta da persone splendide che mi hanno messo a mio agio dal primo giorno. I miei compagni giocavano già insieme da due anni, insomma sono entrato in un gruppo già unito e con un grande allenatore come è Pillastrini».
Conosce qualcuno di quelli che militano nelle due squadre di Livorno? C'è qualcuno che potrebbe essere la rivelazione del campionato?
«Praticamente tutti. A parte Fantoni che in B non aveva mai giocato, gli altri li ho incontrati tutti da avversario. Con Fratto e Lenti ho anche giocato insieme e proprio Giovanni potrebbe essere una rivelazione. Secondo me è stato sottovalutato, sono anni che finisce i suoi campionati in doppia doppia di media».
Dove possono arrivare le due squadre?
«Ho scorso tutti i roster delle squadre più forti, di tutti i gironi. Ci sono tante ottime squadre, ma il potenziale della Libertas non ce l'ha nessuno, per me sono la prima favorita. Poi per salire ci vogliono anche tante altre cose, compresa un po' di fortuna».
Cosa le ha detto babbo Sandro, domenica sera?
«Era contento, ovviamente. Lui è sempre stato uno di quelli che ci credevano, mi ha sempre spronato a non mollare».
Ma questa storia che la domenica sera vi sentite tutti e tre, ma solo in caso di vittoria è vera o una leggenda?
«Perfettamente vera. Domenica sera linee intasate. Avevano vinto anche babbo con Rieti e Tommaso con il Fides. Che bellezza».
A proposito di suo fratello. Lui dice che, vabbè lei in serie A e lui ormai, anche per questioni di lavoro deve accontentarsi della Silver. Ma a ping pong con lui non vince mai...
«Su questo ci sarebbe da discutere. Però, lo ammetto, è molto forte».
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