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Rivive il mito di via Allende: in mille a ballare per la Libertas che sorride all'esordio

di Giulio Corsi
Rivive il mito di via Allende: in mille a ballare per la Libertas che sorride all'esordio

Debutto da favola contro la piccola Pavia, sei uomini in doppia cifra. Fantoni e Fratto dominano, Ricci scava il solco, Lucarelli cresce

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LIVORNO. A qualcuno sarà venuto in mente un Boston-Giomo 107-65 con 29 punti di Rod Griffin, di giovedì sera contro la Reyer di Dalipagic, a qualcun altro un Enichem-Divarese 113-86 con 27 di Scott May, ad altri un Libertas-Stella Azzurra 104-75, 35 di Jeelani.

Via Allende evoca ricordi di gioventù, giornate di gloria, cavalcate esaltanti rimaste nell’ippocampo della memoria collettiva, che ieri sono riapparse a ognuno con un flash diverso nel vedere l’amaranto tornare su quel parquet e stravincere nel debutto della serie B atto terzo.

Meglio non si poteva immaginare il ritorno nel tempio: quasi 90 punti segnati tra i cadetti sono roba che da sola meriterebbe la coda stamattina davanti alla sede di via Borra per fare l’abbonamento. Per essere precisi bisognerebbe dire quasi 90 punti in 30 minuti perché nei primi 9 la Libertas ne ha messi dentro soltanto 4, prima di scaldare il motore e lanciare in orbita il razzo.

È tornata a suonare anche la Carmen che in questo palazzetto, per la vera Libertas pre-fusione, non si sentiva dall’aprile 1991, vittoria con la Stefanel Trieste alla quint’ultima di regular season.

Ma non è solo il tempo dei ricordi e della nostalgia: questo atterraggio al PalaMacchia è un Ritorno al futuro, è Marty McFly insieme a Doc nella macchina del tempo, è Stefano Fantoni in tribuna e Tommaso che fa il vuoto in area, sono gli oltre mille sugli spalti, un melting pot intergenerazionale fatto da chi aveva in camera il poster di Tonut, i Millenials che in quegli anni erano in fasce e i Duemila di Gabry Ponte, quelli del che ne sanno di Battisti Mogol e dell’epopea di via Allende.

«L’emozione è stata vedere una marea di bimbi esultare come facevo io alla loro età davanti alle scorribande di Giusti e Guidi», dice alla fine il presidente Roberto Consigli. «Abbiamo un pubblico sempre più giovane e questo significa che abbiamo un futuro».

E pensare che il pomeriggio era iniziato con un mare di dubbi, quello zero su nove da tre, il Molten che non entrava mai nonostante tiri piazzatissimi, i pochi palloni serviti a Fantoni, 5 minuti senza il rumore della retina, Pavia, incredula, che si trovava un’autostrada e dopo 9’ era avanti 4-13. Ma c’è voluto un attimo a cambiare tutto, time out di Andreazza, Bizet in sottofondo, e la Libertas tornava se stessa: palla dentro a Fantoni per avere punti sicuri, duetti deliziosi tra Tommy e Fratto, la prima bomba di Saccaggi spaccava il digiuno dall’arco (dopo 9 tentativi di squadra), il guizzo di Ricci tra secondo e terzo quarto scavava il solco, Lucarelli finalmente scaldava le polveri e il divario con la povera Pavia dopo l’intervallo era gigantesco (31-13 nel terzo quarto) mentre il popolo libertassino in piedi si godeva questa domenica bestiale.
 

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