Gioco
La forza della LL nelle difficoltà: «Sul -5 i ragazzi sicuri di vincerla»
Ha impressionato la freddezza nel riaprire la partita ma serve più killer instinct
LIVORNO. Siamo ancora in estate. E la maratona che dovrà portare la Libertas a giocarsi il ritorno tra gli dei non è nemmeno iniziata. Però se l’anno scorso, dopo il derby di Super Coppa, eravamo qui ad annotare i primi dubbi sulla squadra di Fantozzi, alcuni dei quali divennero lacune vere durante la stagione, adesso è giusto evidenziare i primi segnali incoraggianti che sono arrivati dalla vittoria contro la PL.
Il più evidente (e anche il più importante) è la freddezza e allo stesso la naturalezza nell’uscire dalle sabbie mobili. La prima volta quando i cugini sono rientrati dal meno 14 al meno 2 (33-31 al 24’) e Saccaggi e Ricci li hanno ricacciati a meno 7 in un amen (38-31). La seconda volta quando la PL d’improvviso si è trovata a più 5 (51-56) a 240 secondi dalla sirena. La Libertas dell’anno scorso difficilmente avrebbe trovato la lucidità per rientrare. La Libertas 2.0 ha ripreso la partita in mano e l’ha vinta in scioltezza. Anche in questa occasione Saccaggi è stato l’uomo di ghiaccio (7 punti in due minuti intervallati da un libero di Fratto), ma accanto a lui si è preso la scena Bargnesi, il più giovane della compagnia, che da 7 metri ha piazzato il canestro della vittoria.
Racconta Marco Andreazza: «Dopo la bomba di Rubbini del più 5 PL, ho chiamato timeout. Ci siamo riuniti e in tre, quasi si fossero messi d’accordo, all’unisono, hanno detto “è lunga, stiamo lì”. In tre l’hanno detto».
Ecco, la Libertas della rinascita è questa: sicura di sè, capace di stare in piedi anche se Fantoni è relegato in panchina per colpa dei falli, capace di sopperire alla giornata storta di Lucarelli, capace di piazzare un break contro vento.
Oltre all’autorevolezza è piaciuto l’approccio difensivo che è il marchio di fabbrica del coach. E nell’atteggiamento che tutti hanno messo, si legge bene l’unità di un gruppo fatto di giocatori esperti (e plurimedagliati) ma non di vecchi, come ha sottolineato di recente lo stesso Andreazza, perché i vecchi non si allenano e non combattono, questi invece hanno usato l’ascia per 40 minuti. Lo spirito da guerriero di Fratto, la resistenza alle botte del centroboa Fantoni, l’abnegazione e i gomiti di Sipala sono già fotogrammi chiari ai tifosi.
«Quando siamo piombati sotto era più facile abbassare la testa e farsi sopraffare dalla stanchezza, dalla poca lucidità e invece abbiamo reagito subito e siamo stati bravi a tenerla aperta e poi a vincerla – dice il coach –. Queste partite si risolvono anche con gli episodi. Se dopo tre settimane di allenamenti vinci una partita così vuol dire che hai valori. Questa è una squadra di combattenti».
C’è da lavorare tanto, soprattutto sull’amalgama e sui ritmi. Anche per Andreazza la gestione di una rotazione così lunga e di così alta qualità è una sfida diversa da quella dell’anno scorso, soprattutto nel non rompere i ritmi ai giocatori. Ma il roster è oggettivamente impressionante. E poi c’è da acquisire il killer insinct. Il coach lo dice chiaramente fino a spiazzare tutti: «Sono felicissimo per i ragazzi, per i nostri tifosi, ma la Pl è stata meglio di noi. Dobbiamo migliorare sulla capacità di chiudere le partita. Anche dopo il primo tempo loro erano ancora bloccati e per questo dovevamo essere molto sorpa gli otto punti con cui siamo andati all’intervallo». Il messaggio è chiaro: serve continuità mentale durante il match e la capacità di chiudere le partite. Senza sconti.
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