Gioco
Nasce la Libertas dei gladiatori: «È la squadra che avevo chiesto»
Andreazza non si nasconde: «Il ruolo di favoriti non pesa, ma non siamo gli unici. La società mi ha accontentato in tutto, arriviamo tra le prime 4 poi vedremo»
Marco Andreazza, che estate ha passato?
«Ho girovagato un po’. A luglio sono stato molto a Livorno, dividendomi tra palestra e mare, con gli amici che sparsi da qui a Piombino. Abbiamo luoghi che ci invidia tutto il mondo».
Qual è il programma di lavoro della Libertas?
«Per ora molto spazio al preparatore atletico con sedute di basket brevi e senza contatto. È la rimessa in moto dopo il periodo di inattività anche se i giocatori si sono presentati tutti in discrete condizioni».
Questa settimana a Castelnuovo è un momento importante. Non è scontato un ritiro per una squadra di B.
«È stata un’idea del presidente, molto bella. Il posto è ottimo, ha strutture importanti, un bel palazzetto, campo di atletica, piscina, sala pesi. Aumenteremo i carichi e inizieremo a metter dentro tasselli tecnici. Ma il motivo principale del ritiro è fare gruppo».
È emozionato?
«Comincio la mia 27esima stagione. Nonostante questo c’è sempre quel mix tra emozione positiva, voglia di ripartire, la curiosità della squadra nuova. Come il primo giorno di scuola».
Il gruppo è quasi interamente rinnovato. Conosceva tutti?
«Mi mancavano Sipala e Bargnesi, anche se ci avevo giocato contro. Gli altri sono stati o miei giocatori o giocatori a cui ero legato da amicizie comuni come ad esempio Fantoni».
Quanto è contento di aver incrociato la sua strada con la LL sette mesi fa?
«Tantissimo. Livorno è una piazza stimolante e fa curriculum. Poter dire di aver allenato la Libertas è un vanto. È una tappa importante in carriera».
La società le ha dato una corazzata.
«La società mi ha accontentato in tutto, nei limiti del budget che avevamo a disposizione e dei valori umani che cercavamo. Per quanto riguarda le etichette sono gli altri a metterle…».
Beh, la Libertas è considerata tra le favorite, anzi la favorita del girone A.
«Noi non possiamo nascondere le nostre ambizioni. La squadra è buona sulla carta, ma ce ne sono anche altre. Dobbiamo mantenere un profilo basso, lavorare tanto sapendo che tutti contro di noi daranno il 110 per battere una delle squadre più forti. Per questo dobbiamo trovarci in palestra con l’idea di migliorare sempre».
L’anno scorso la cifra spesa era decisamente alta ed è andata com’è andata. Quest’anno si alzata ancora?
«È stato un mercato strano, tante squadre hanno speso cifre da A2. Noi, muovendoci in anticipo e sfruttando l’attrattività di una squadra che stava prendendo forma in un certo modo, siamo stati dentro al bilancio prefissato. In atri gironi c’è chi ha speso molto più di noi».
Mercoledì, primo giorno in via Pera, cosa ha detto alla squadra?
«Che in questi giorni in Italia ci sono centinaia di allenatori, direttori sportivi e presidenti che ripetono la stessa cosa. La verità è che per far bene, sarà fondamentale stare insieme nei momenti di difficoltà. Quello sarà il vero step. Ma questa squadra è molto esperta, non siamo ragazzini, mi sento coperto da questo punto di vista».
Partire da favoriti pesa?
«No».
L’obiettivo è l’A2?
«Con la riforma dei campionati dobbiamo essere nelle squadre che faranno la B d’Eccellenza l’anno prossimo. Poi se saremo bravi ad arrivare nelle prime 4 e giocarci i due posti su 64 squadre che daranno l’accesso all’A2 sarebbe la ciliegina sulla torta. Ma come noi ci sono altre squadre che hanno costruito roster di primo livello. La società si sta strutturando per tornare nel basket di alto livello e la B dell’anno prossimo diventerà molto vicina all’A1 e all’A2. Centrare uno dei due posti su 64 dipenderà anche da altri fattori».
Il girone è simile all’anno scorso.
«Logisticamente sì. Tecnicamente potrebbe essere un campionato spaccato, visto che ci sono squadre che hanno fatto, almeno sulla carta, la scelta di roster più giovani con giocatori da categorie inferiori. Ma come hanno detto i ragazzi in spogliatoio abbiamo il dovere morale di affrontare tutte le partite con grandissima attenzione. Chi mi conosce sa che ho grande cura nel preparare ogni partita anche a livello mentale: soprattutto le prime sette, otto giornate, finché i valori non si saranno attestati, perdere punti per strada per disattenzione sarebbe pericoloso. E le sorprese non mancheranno: la stessa Pavia che sembrava non si iscrivesse alla fine ha fatto una squadra buona».
Le avversarie per il primato chi sono?
«La PL ha fatto una buona squadra, Vigevano è la finalista dell’anno scorso e va inserita d’obbligo, Omegna vuol viaggiare sempre nei piani alti, le due Montecatini, Legnano che ha rinnovato con giocatori importanti».
Fantoni, Saccaggi, Fratto? Chi sarà il giocatore gap?
«Ognuno porterà qualcosa, poi le dinamiche di spogliatoio è bello scoprirle giorno dopo giorno, come interagiranno tra loro. Sono tre giocatori che hanno tanti chilometri sulle spalle e sono un esempio anche per giocatori più giovani. Dai primi allenamenti si è visto che stanno addosso ai più giovani: le stagioni che funzionano sono quelle in cui crescono i giovani. Di guide questa squadra ne ha al suo interno».
Con tutti questi senatori è difficile allenare?
«No. Qui si respira tanta voglia di allenarsi, qualcuno ha detto che siamo vecchi ma non è vero. Vecchi sono quelli a fine carriera, questa è gente che ha voglia di allenarsi e tira il gruppo. Nelle scelte abbiamo valutato l’esperienza ma anche il carattere, volevamo giocatori che non si scompongono se prendono uno sberlotto, ma anzi possano lo ridanno più forte. In B questa è la regol».
Che Libertas sarà? Forte sotto canestro, ostica in difesa, esperta e poi?
«Lo spirito difensivo deve essere quello che ci contraddistingue. È una squadra costruita anche per difendere e il roster è formato da bei lottatori, cosa molto importante in B».
Dunque difesa dura per correre in contropiede e transizione?
«In attacco dovremo passarci palla, beneficiare della voglia di correre. Sarà una squadra di corsa anche se con lunghi importanti, che però non sono statici, a tutti loro piace correre, toccare la palla. Poi più si andrà avanti con le giornate più si dovranno avere riferimenti a metà campo, perché tante partite si vincono a metà campo».
La prima impressione in questa settimana di allenamenti qual è stata?
«Sembra che si conoscano da una vita. Sono tutti iper-eccitati. Anche sabato mattina, al campo da rugby, correvano sudati e felici, partecipi anche a livello vocale, emotivo. Sono contenti di essere qua, di far parte del progetto. E sanno di essere anche più fortunati di altri, perché Livorno è una città bellissima e quando altrove ci sarà la nebbia loro vedranno il mare tutti i giorni».
Capitolo palestra: due mesi fa confidò che via Pera sarebbe stato un problema per la durezza del parquet. Dunque dove vi allenerete?
«Dovremmo allenarci alla Gemini che avrà necessità di qualche altro giorno di restyling. È uno dei parquet migliori di Livorno. Credo che diventerà la nostra casa. Da parte di Invictus c’è grande disponibilità».
Potrebbero diventare il settore giovanile della doppia L?
«Stiamo portando avanti una collaborazione su vari fronti, non solo logistico, ma anche per sinergie future. Sì, potrebbe essere che diventino il settore giovanile Libertas».
E col Don Bosco invece il feeling si è esaurito? L’anno scorso Kuuba, Onojaife, Bechi, Mazzantini, praticamente mezza squadra era rossoblù, quest’anno solo Mori…
«Per il Don Bosco è finito un ciclo: quei giocatori sono usciti giocatori dal loro settore giovanile con il gran risultato delle finali nazionali d’Eccellenza. Ora con D’Elia stanno cercando di ricostruire. Appena partita l’attività ci rimetteremo a un tavolino per rinsaldare la collaborazione. Per quanto riguarda i giovani, Mori è in doppio tesseramento col Don Bosco, e noi abbiamo fatto un investimento su Madeo, Lemmi e Bruci, tre tra i 2005 più interessanti in Toscana, che si aggregheranno al gruppo. Mazzantini invece ha fatto una scelta: Piombino gli ha promesso di dargli spazio, qui sapeva chi erano i suoi competitor, spero per Dario che sia la scelta giusta».
Palasport: felice di giocare al PalaMacchia?
«Sarebbe bello giocare lì perché il fattore campo si sente».
Il 10 settembre c’è il derby di super Coppa. Come sempre troppo presto, ma per i tifosi resta un derby. E l’anno scorso le lacune che la Libertas si portò dietro emersero subito tutte…
«Noi ci teniamo a vincerlo, ma viene troppo presto. Dovremo essere bravi a non cambiare i carichi di lavoro. È una partita importante ma è una tappa di avvicinamento ai due punti veri di ottobre».
Nella silenziosa rivoluzione libertassina è cambiato anche lo staff…
«Pio è andato a Faenza, Rizzacasa a San Severo in A2. Venucci lo conosco bene, è serio, ambizioso, ha già fatto il capo allenatore e questo è importante, perché uno che ragiona con la testa del capo allenatore mi darà quel contraddittorio di cui ho bisogno durante la stagione. Il preparatore ha tanta esperienza e lo abbiamo scelto con Dino (Seghetti) che in quel ruolo può ben dire la sua».
Ai tifosi cosa dice?
«Che venderemo cara la pelle e onoreremo questa maglia gloriosa. L’anno scorso, nei momenti chiave, sono stati il sesto uomo anche quando non ce lo meritavamo. Ne abbiamo bisogno anche quest’anno».
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