Il Tirreno

Livorno

Una fascinosa lady di 84 anni: è la sera della Coppa del Mare

Carlo Abete

	Un'edizione della Coppa del Mare
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Un'edizione della Coppa del Mare

Livorno: la prima edizione nel 1938, le leggende di Alan Ford e Di Maggio. Gli aneddoti si inseguono a ritmo

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LIVORNO. Non solo una corsa ippica ma un vero e proprio pezzo di storia cittadina. Dici Coppa del Mare e pensi inevitabilmente a Livorno e al suo gioiello a due passi dagli scogli dell’Accademia. E poi la storia della corsa lunga quasi ottant’anni, dalla primissima edizione del 1938, siglata a grossa quota da Barcarola, fino a quella dello scorso anno, che saluta il ritorno all’attività del Caprilli, con Pinki Guy e l’ispirato “Pepito” Ergegovic. L’epopea della corsa più cara al popolo livornese si è spesso tinta di sorprese del tutto imprevedibili ma anche di grandi purosangue venuti a calcare il verde sotto le mille luci dell’ovale labronico.

Gli aneddoti si inseguono a ritmo vertiginoso ed è difficile ricordarli tutti. A noi piace per esempio citare la prima e unica vittoria di Alduino Botti come fantino in sella a Milagro. Correva l’anno 1973 anche se, a dire il vero, a tagliare per primo il traguardo quell’anno fu un certo My Sin, un cavallino proveniente dalla Maremma che però incappò negli strali della giuria che lo retrocesse al terzo posto. Fu così promosso il portacolori della Scuderia Edoardiana. Per Botti è stata l’unica vittoria in veste di fantino, ma diverse altre ne ha conseguite come trainer, sempre affiancato dal fratello Giuseppe.

Sicuramente nella memoria degli appassionati sono rimasti i cavalli che la Coppa l’hanno vinta per ben due volte, a cominciare da Hipcress, colori bianco-verdi della Razza Vallelunga dei Bracci Torsi, ed il nostro Ovidio Pessi ai comandi. E poi Alan Ford ed il suo mentore Vincenzo Di Maggio che troneggiano nel 1983 e nel 1984, tentando poi di centrare un clamoroso tris tre anni più tardi: non ci vanno molto lontani.

Ci viene poi in mente Danse a Midi, e qui bisogna aprire una doverosa parentesi che non deve per nulla scalfire i meriti dell’allievo di Mario Mugnai ma ci fa capire quanto l’alea possa incidere sulla carriera di un purosangue. Dopo il primo sigillo nel 95, non è tra i partenti nell’edizione successiva. Durante la serata tuttavia si abbatte un vero e proprio temporale e la riunione di corse viene annullata e recuperata a fine agosto: questa volta Danse a Midi accetta l’ingaggio e con Giovannino “Maurizietto” Forte fa sua la ricca prebenda.

L’ultimo “doppio” in ordine di tempo è quello conseguito da Derviscio nelle estati del 2007 e 2008. Entrambe le volte gli troviamo in sella il bravo Ninetto Murru che proprio questa sera farà gradito ritorno all’Ardenza sulla pista dove ha mosso i primi passi.

Tra i team livornesi che si sono messi in luce al Caprilli va ricordata la Scuderia Labronica con Beggar’s Bridge ed il “mostro” Gianfranco Dettori: siamo nel 1982. Altra compagine labronica è la Jerome che si fa luce nel 1993 con l’ottimo Bandol, che pochi mesi prima era riuscito a fare breccia anche alle Cascine nella Corsa dell’Arno: anche questa una “doppietta” difficilmente emulabile.

E poi le due vittorie a seguire della cecinese Flery, tanto cara a Leonardo Pantuosco, prima con la ferrea Robereva e poi col sorprendente Gran Gordito a segno nelle edizioni del 1997 e del 1998. E come dimenticare i conclusivi e drammatici “frame” dell’edizione 2015, l’ultima prima della disastrosa chiusura dell’ippodromo, con la caduta a traguardo acquisito dello sfortunato Too Much Trouble che pagò con la vita la vittoria più importante della carriera.


 

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