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Dall’amarezza alla rivoluzione: così il Livorno si rialza subito

Due patrimoni da cui ripartire: una società seria e una tifoseria compatta. E Toccafondi cambia tutti: via subito Angelini, solo 5 le conferme sicure


21 giugno 2022 Alessandro Bernini


LIVORNO. A leccarci le ferite siamo i campioni del mondo. È come una tradizione che ci tramandiamo di padre in figlio. Vita da tifoso del Livorno, c’è da farci poco. Eppure, anche oggi, non ci cambieremmo con nessuno a mondo.

LA DELUSIONE

Quante volte l’abbiamo perso questo campionato? Al di là della formula assurda, almeno tre volte: in casa col Figline, in casa col Tau, nell’ultima trasferta di Pomezia.

Mille pensieri passano per la testa in questo momento, mille “se” che non portano lontano. È evidente che non ha pagato la scelta di mettere tanti “nomi” nella squadra ma qui bisogna essere onesti, sennò ci si riempie la bocca del nulla. Quanti di noi a settembre hanno contestato la scelta di prendere ad esempio un Torromino invece di un Teti del Pomezia (giusto per fare il nome di uno che era sconosciuto)? La verità è che aver preso quei giocatori, ha dato a tutto la sensazione di colpi strepitosi per dominare l’Eccellenza. Che in effetti abbiamo dominato nel lungo periodo (10 punti sulla seconda in campionato) ma nelle partite “spareggio” ci siamo persi. Completamente. Perché la verità è che nelle ultime otto partite (4 del girone e 4 di spareggi) abbiamo dominato solo nel secondo tempo col Tau.

TOCCAFONDI

Sono ore pesanti anche per Toccafondi. Anche lui aveva gli occhi lucidi domenica sera ma ha trovato comunque la forza di fare il presidente fino in fondo. È rimasto accanto alla squadra durante la contestazione dei tifosi, è entrato nello spogliatoio e ha avuto una parola per tutti. Anche per chi sul campo lo aveva deluso.

Ha sbagliato anche lui? Certo, ha sbagliato, sennò oggi saremmo a pensare a quale girone di serie D ci tocca. Ed è probabile che il presidente lo ammetta oggi nella conferenza che ha annunciato alle 17 allo stadio.

Però, chiariamo bene. Un conto è parlare di errori, un conto di umiliazione. La bandiera l'ha umiliata chi ha lasciato 4 milioni di euro di debiti. Poi c'è chi fa, chi non fa, chi sbaglia e chi non sbaglia. Che è un'altra cosa. Per certi versi, ieri non aver sentito nessuno che ha detto “sono stanco me ne vado”, è stata una vittoria.

Oggi abbiamo una società seria, che sta costruendo un settore giovanile, che ha pagato tutti gli stipendi con 15 giorni di anticipo e che si sta legando ai tifosi e alla città. Non è poco.

LA RIVOLUZIONE

Aver fallito l’assalto alla D, oltre alla delusione, crea un sacco di problemi. Perché comunque c’è ancora la possibilità di essere promossi (non ripescati...) in serie D nel caso che il Figline venga retrocesso all’ultimo posto del girone. Non sarebbe qualcosa di cui andare orgogliosi ma neanche di cui vergognarsi. Si vergognino altri, casomai. Il problema sono i tempi, perché non si può aspettare metà luglio per costruire la squadra. E c’è un abisso tra costruire una squadra per vincere l’Eccellenza (a proposito, il prossimo anno ci saranno solo due gironi e la prima andrà su direttamente senza spareggi) e una squadra per vincere la D.

Prepariamoci e a una rivoluzione. La prima testa a cadere è quella di Angelini che con ieri ha chiuso la sua parentesi in amaranto, un nome interessante era Malotti ma ha rinnovato col Montevarchi. Partendo dal presupposto che a oggi dovremo fare l’Eccellenza, saranno comunque pochissime le conferme: Pecchia, Apolloni, Frati, Luci, Russo. I sicuri finiscono qua, da valutare ci saranno Giampà, Ferretti e Giuliani. Un capitolo a parte per Vantaggiato e Torromino che hanno degli accordi privati con Bandecchi, mentre è possibile che Luca Mazzoni chiuda qua la sua carriera.

Perché alla fine si soffre, ci si incazza ma si riparte. Con orgoglio. Sempre.l
 

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